XXX Domenica tempo ordinario (C)

Gesù con gli apostoli

“Pregare può fare male!”

<<Commento di don Franco Galeone>>

(francescogaleone@libero.it)

 

 

*  La domenica “della preghiera autentica”. E’ stato detto che “un cristiano vale quanto la sua preghiera”. Ma possiamo anche dire che “una persona vale quanto prega”. Sì, la preghiera è fatta per vivere bene. Gesù, con la parabola del fariseo e del pubblicano, ci vuole insegnare quanto sia necessario essere assolutamente sinceri con Dio. Presentarci davanti a Dio per quello che siamo: sinceri, cioè “sine cera”, senza mascherine sul viso! Una cosa che Dio non sopporta è quella di crederci migliori degli altri. Davanti a Dio siamo tutti uguali, ma Dio ascolta sempre volentieri la preghiera dei peccatori, degli umili, dei pentiti.

 

*  “Due uomini salirono al Tempio per pregare”. L’evangelista Luca non scrive un ‘Tractatus de oratione’, non presenta idee sulla preghiera ma due persone concrete in preghiera, in opposizione, secondo la tecnica orientale del contrasto. E’ una pagina popolata non di uomini del passato, ma di uomini che vivono oggi nelle nostre comunità cristiane. Nella parabola ci sono due modi di concepire Dio ed il rapporto uomo-Dio: la preghiera del fariseo è un pretesto per lodarsi; più che pregare, egli si prega; prega nella posizione giusta: in piedi, testa alta, braccia sollevate al cielo, però ha bisogno dello sfondo scuro, dei peccati altrui per far risaltare meglio le proprie virtù; gli altri gli servono per distinguersi, per confrontarsi, per sopravvalutarsi. Il suo attacco è bellissimo: “Ti ringrazio, o Dio”; solo che non ringrazia Dio ma ringrazia se stesso!

 

* Il pubblicano esercita l’antipatico mestiere di riscuotere le tasse e, per giunta, è al servizio dei romani: sfruttatore, strozzino, ladro, collaborazionista, resta in fondo alla chiesa, non osa alzare gli occhi in alto, le mani al cielo. Vediamoli in azione, meglio in preghiera. Il fariseo, come un sacro pavone, sfoggia tutte le sue presunte virtù, in un crescendo di esagerazioni. “Io digiuno due volte la settimana, pago la decima su tutto ciò che acquisto”. In realtà, il digiuno è obbligatorio una volta all’anno, nel Giorno del Kippur, e la decima va pagata solo su farina, mosto, olio. Il pubblicano non confessa neppure le proprie colpe perché l’accusa dei peccati già l’ha fatto il fariseo al suo posto; il fariseo elenca le malefatte, il pubblicano chiede perdono. A questo punto entra in scena il Signore che ha visto e sentito tutto e sentenzia. Una conclusione sconcertante, un capovolgimento di posizioni, molto frequente nel Vangelo: “Il pubblicano è giustificato, il fariseo è condannato”. Due uomini erano saliti per pregare, ma uno solo ha veramente pregato. Dio non condanna le opere buone del fariseo né approva le disonestà del pubblicano. Ordina solo di “non giudicare”, di non credersi migliori di nessuno.    

 

* Noi cristiani, cattolici in modo speciale, dobbiamo eliminare il fariseismo, quell’atteggiamento cioè che considera legittima la divisione tra giusti e ingiusti. E’ il pericolo di ogni religione, il pericolo di chi ha dimestichezza con il sacro. Una improvvisa maturazione della coscienza ci ha fatto scoprire che certe distinzioni che sembravano incrollabili erano invece astute come quelle dei farisei. Le norme in base alle quali dividere i buoni dai cattivi non sono poi così assolute. Alcune pagine di Nietzsche, contenute nella ‘Genealogia della morale’, sono sempre attuali e indicative! L’esperienza della vita ci rende diffidenti verso ogni tentativo di catalogare civiltà e razze in ‘superiori’ e ‘inferiori’. Le distinzioni possono essere utili, ma a condizione che se ne riconosca la relatività. Quando si entra nel mistero del male, il pericolo è quello della disperazione. La preghiera diventa garanzia di pazienza e prospettiva di futuro.

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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