XXIV Domenica tempo ordinario (C)
<<Commento di don Franco Galeone>>
* La domenica “della festa del perdonoâ€. Le letture di questa domenica ci rivelano un Dio pieno di misericordia. Potremmo chiamarla la “domenica della misericordiaâ€, a motivo delle tre parabole raccontate da Luca. Gli insegnamenti sono tanti, troppi si direbbe. Il pastore non si sente felice perché ha 99 pecore al sicuro e solo una smarrita. La donna non si rassegna a perdere quella moneta scivolata chissà dove. Il padre non si consola con il figlio maggiore rimasto in casa: un figlio esemplare, mentre il più piccolo, libertino, se n’è andato sbattendo la porta. L’amore di Dio non è attento ai numeri ma alle persone. Per noi potrebbe essere un sollievo (“quel poco di buono finalmente fuori!â€), per Dio invece è una sofferenza. L’uomo può stare senza Dio, ma Dio non si rassegna a stare senza l’uomo! E quando la pecora o la moneta o il figlio libertino viene ritrovato, Dio danza di gioia e obbliga tutti a fare festa. Ricordiamolo questo, quando andiamo a confessarci! Non portiamo a Dio i nostri peccati, ma diamo a Dio la gioia di essere Padre. Non ci chiede che fine hanno fatto i suoi soldi, ma di entrare in casa, di chiamarlo ancora Padre! Cristo ci ha rivelato un Dio come lo vorremmo, un Padre pieno di paziente amore. Un Dio così stenta a trovare posto nella nostra società . Apparentemente non serve, non è utile … però ci dà tutto ciò che nessuna analisi scientifica, nessun progresso tecnologico può dare: sentirci amati uno per uno, con il proprio nome, in modo assoluto. Tra le tante vicissitudini, liete e tristi della vita, non dimentichiamo questa verità fondamentale: Dio è padre onnipotente, cioè capace di fare di noi, ribelli ed egoisti, dei figli docili e generosi. Figli di Dio! Si sente il bisogno di essere perdonati quando si prende coscienza di avere tradito qualcuno, qualcuno che si ama. Ma l’uomo di oggi si sente responsabile del male che fa? E ancora: l’uomo di oggi si sente amato? C’è un diffuso senso di inquietudine, dovuto al carattere impersonale della nostra civiltà ; siamo nell’era dei grandi agglomerati urbani, a contatto con folle anonime, possiamo chiamare pochi per nome. Simbolo del nostro periodo sono gli intasamenti di automobili: c’è una moltitudine e tuttavia ognuno si trova chiuso nella propria auto con la fatica di vivere, la stanchezza e la rabbia. Non si possono contare le persone che non sono amate da nessuno; non si ha riguardo se non per l’efficienza economica, la bellezza fisica, la forza muscolare. Eppure la felicità nasce solo se veniamo riconosciuti ed amati. Solo l’amore ci mantiene in vita, sempre giovani. Una persona non invecchia dentro fin quando si sente amata.
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