+ VANGELO (Mt 9,9-13)

Giovedì 21 settembre 2017
XXIV Settimana del Tempo Ordinario
San Matteo
+ VANGELOÂ (Mt 9,9-13)
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
+Â Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e Lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrificiâ€. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Parola del Signore
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La conversione del pubblicano Matteo da sempre è un paradigma importante per dimostrare a tutti la possibilità di lasciare il peccato e la ricchezza materiale per donarsi completamente a Gesù. In questo caso si tratta di una vocazione, quindi, la condizione è il distacco da tutti i beni per trovare l’unico vero Bene.
La conversione di Matteo comunque è un esempio per tutti e da duemila anni suscita un interesse particolare sia per la modalità sia per quanto ha lasciato. Era un pubblicano, un appaltatore delle imposte che si versavano a Roma, e ogni esattore pagava un canone come prodotto di una tassa che poi esigeva per proprio conto.
Matteo non era ben visto, chi passava sulla strada dove c’era il suo banco doveva pagare le tasse ed erano anche esose. Per tutti gli ebrei il pubblicano pur essendo un fariseo, quindi, anch’egli un israelita, era dichiaratamente un peccatore.
Nel Vangelo di oggi Matteo racconta la sua chiamata, una vocazione diversa da quanti non sono vocati, chiamati a lasciare proprio tutto e qui necessita una forte vocazione che solo Dio può concedere, perché non si può diventare ciò che si desidera senza i mezzi che arrivano da Dio.
Gesù fa l’invito della santità a quanti vivono nel mondo, in famiglia, a chi lavora, si rivolge a tutti, per donare quel Bene che arricchisce veramente e che il mondo non conosce. Neanche Matteo lo conosceva e viveva nel benessere, possedeva quanto di meglio poteva avere a quel tempo ma era insoddisfatto.
Solo quando cominciò a sentire parlare di Gesù e a vederlo passare davanti al suo banco, scoprì che il suo abbattimento proveniva dal vuoto interiore, era inappagato nonostante le ricchezze, e le stesse ricchezze appesantivano la sua vita.
Quando Matteo incontra lo sguardo di Gesù scopre di essere disonesto nel suo lavoro e per questo disprezzato dai mercanti che pagavano le tasse. Matteo dopo avere guardato il Signore riesce a guardarsi dentro e a vedere le sue macerie, il suo marciume rivestito elegantemente e lussuosamente.
Ogni uomo che non incontra lo sguardo di Gesù non si conosce interiormente e vive in modo dissoluto, fuori di sé, avventato e agitato.
Questa società presenta queste folli caratteristiche perché non ha Gesù Cristo come Dio da adorare e servire. Serve invece tutti i piaceri che le spinte emotive indicano come il bene supremo mentre si tratta del peggior male e si scivola sempre più nelle tenebre che oscurano la vista e la vita.
È pericoloso seguire le tendenze istintive, non tutto quello che arriva alla mente viene da Gesù Cristo o è buono. Discernete prima di scegliere e di agire, pregate soprattutto prima di compiere qualsiasi scelta, per non pentirvene dopo. Chiedete a Gesù la sua Volontà .
Matteo è anche coraggioso perché racconta la sua conversione e indica il suo nome per non nascondere chi era prima di incontrare lo sguardo di Gesù. Gli altri Evangelisti lo chiamano Levi per celare la sua identità . In Matteo c’è il coraggio che manca a questa società , la mancanza del riflesso di sé davanti a Gesù, in quanto Lui passa e l’uomo di oggi non se ne accorge nemmeno.
Chi scopre il peccato dentro di sé e per illuminazione divina capisce che non tutto quello che compie è gradito al Signore, abbandona le sue certezze e umilmente chiede come San Paolo diventato improvvisamente cieco, quando si ritrovò a terra perché caduto da cavallo: “Che devo fare, Signore?â€Â (At 22,10).
Solo quando l’uomo cade dalle sue sicurezze e non riesce più a vedere la via d’uscita dal tunnel dove era entrato, può ripetere: “Che devo fare, Signore?â€.
Come Matteo che ha incontrato lo sguardo di Gesù, abbandonò le sue convinzioni e si trasformò in un uomo nuovo, umile, paziente, mansueto e con un forte desiderio di imitare Gesù, così ogni peccatore può facilmente risalire dal suo burrone invocando il Signore e lasciandosi afferrare da Lui.
Gesù è venuto a chiamare i peccatori, a dare loro la certezza che una vita nuova è possibile insieme a Lui e con l’abbandono di quanto è superfluo!