+ VANGELO (Mt 5,38-42)

Lunedì 18 giugno 2018
XI Settimana del Tempo Ordinario
+Â VANGELOÂ (Mt 5,38-42)
Io vi dico di non opporvi al malvagio.
+Â Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio†e “dente per denteâ€. Ma Io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle». Parola del Signore
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La dignità del cristiano è incorniciata nei comportamenti etici che richiedono uno sforzo notevole, è davvero impegnativo vivere rettamente. Con la Grazia di Dio e la nostra costante preghiera, diventa poi una gioiosa abitudine agire bene e adoperarsi per far stare bene anche gli altri, a cominciare dai familiari.
La vita della Grazia trasfigura una persona e le facilita la pratica di questi insegnamenti che incutono un po’ di timore o si sorvolano con maggiore facilità , considerando la portata di quanto ci chiede Gesù.
La Grazia è un dono profuso gratuitamente da Dio e infuso nell’anima dell’uomo dallo Spirito Santo, che lo rende partecipe della vita divina; ciò avviene grazie alla remissione dei peccati e attraverso i doni elargiti all’uomo dallo Spirito Santo.
Nel Battesimo si riceve la Grazia santificante (o deificante), che diventa l’inizio del rapporto filiale tra Dio e l’uomo. Rapporto filiale nel senso che Dio opera nell’uomo attraverso la Grazia solo ed esclusivamente se l’uomo risponde alla chiamata di Dio. Questa è la prima delle Grazie sacramentali, che sono i doni elargiti nei differenti Sacramenti.
Nella teologia cattolica, l’espressione stato di Grazia (o Grazia di Dio, o Grazia abituale) indica specificamente la condizione dell’assenza di peccato, o più comunemente la disposizione di un uomo a vivere permanentemente secondo le norme di vita cristiana, nell’amore per Dio e per gli altri uomini.
Chi muore in stato di Grazia ottiene la salvezza eterna e accede al Paradiso (eventualmente dopo un periodo di Purgatorio).
Quando un fedele perde lo stato di Grazia, lo può riottenere attraverso il Sacramento della Confessione o Penitenza (o Riconciliazione), nel quale tutti i peccati commessi vengono perdonati da Dio, tranne quello della bestemmia contro lo Spirito Santo.
Si parla in questo caso di grazie attuali, che sono quegli interventi di Dio all’inizio e alla fine della conversione. Una Grazia inoltre può essere materiale, ad esempio la guarigione da una malattia, o spirituale, come la cosiddetta conversione del cuore.
Per vivere nello stato di Grazia ci sono da adempiere quelle norme etiche o direttive o precetti che Gesù ci ha indicato nel Vangelo.
Nella Parola di oggi, Gesù sta disegnando la fisionomia morale del cittadino del Regno dei Cieli. Ecco tutti i gradini della scala che giunge alla vetta della santità , per santità si intende il modo di vivere del cristiano, la sua rettitudine, l’integrità morale, la purezza, lo stato di Grazia, la bontà , la verità e la giustizia.
Il discepolo di Gesù verrà forse quotidianamente a contatto con i malvagi; ebbene, il suo modo di agire nei loro confronti dovrà presentare dei caratteri di assoluta diversità rispetto a quello del mondo: non più spirito di vendetta, ma una specie di resistenza passiva.
Non più “occhio per occhioâ€Â e “dente per denteâ€, ma amore e perdono.
Ognuno di noi è in grado di riuscire a spegnere l’incendio dell’odio se ci disporremo interiormente a sopportare un’offesa piuttosto che a ricambiarla. È indispensabile una preparazione mentale durante la meditazione e la preghiera. Questa preparazione posso paragonarla a un ragionamento che si sviluppa quando c’è il desiderio di obbedire a Gesù e di evitare qualsiasi contesa o litigio con gli altri.
Questo è il significato del porgere l’altra guancia. Noi mostriamo un modo opposto di agire dei cattivi, mostriamo un volto diverso dal loro.
Quando si è costretti a ricorrere al giudice per gravi soverchierie subite o per difendere i propri beni o per altre ragioni che non si riescono a riconciliare, il cristiano deve amare sempre e pregare per avere giustizia, non per arrecare del male intenzionale a chi si dispone come nostro nemico.
Gli esempi portati da Gesù di cedere il mantello a chi pretende la tunica come pegno per un debito, significa togliergli l’occasione di citarti in tribunale e di allargare quindi una contesa. Significa anche una norma ebraica di rinunciare al diritto di riaverla prima del tramonto del sole, secondo una prescrizione antica che si trova in Esodo 22,26 e in Deuteronomio 24,12.
Tutti i precetti indicati da Gesù sono ordinati all’amore e ispirati dall’amore. Questo è il modo nuovo di applicare la Legge di Dio.
E si giunge all’ultimo gradino di questa scala di perfezione: l’amore per i nemici.
Questo tipo di amore, difficilissimo da realizzare, consiste soprattutto nel pregare per coloro che ci perseguitano oltre che nel non rendere male per male. È la tattica divina per vincere il male. Ripetiamogli serenamente e fiduciosamente: “Gesù, pensaci Tuâ€.