+ VANGELO (Mt 11,16-19)

Venerdì 14 dicembre 2018

II Settimana di Avvento

San Giovanni della Croce

+ VANGELO (Mt 11,16-19)

Non ascoltano né Giovanni né il Figlio dell’Uomo.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’Uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

La vita del carmelitano San Giovanni della Croce corrisponde perfettamente al ritratto fatto da Gesù sul cristiano che segue con impegno il Vangelo. Non è mai facile la vita del cristiano coerente, non per colpa sua né per quanto insegna il Vangelo, gli attacchi inevitabili per invidia o per odio verso Dio, arrivano anche dai più vicini.

San Giovanni della Croce è famoso nella spiritualità cristiana per i suoi scritti che sono capolavori di santità. Egli visse quanto ha scritto, e fu felice di sperimentare le «notti oscure», come le chiama Lui, in cui tutto appare inutile e confuso, si perde la vicinanza di Dio e senza una buona guida spirituale si scivola nell’indifferenza.

Nelle due «notti» descritte da Lui si uniscono due volontà: quella umana che decide di salire il monte della perfezione e quella di Dio, felice di aiutare l’anima che anela alla santità e vive gli insegnamenti di Gesù con sincero impegno.

Dal 1600 in poi, si può affermare che i grandi Santi hanno compreso con maggiore limpidezza il cammino spirituale, confrontandosi con gli scritti del Santo che festeggiamo oggi e che visse inevitabilmente una vita tribolata, non solo per le difficoltà che ponevano i diavoli ad ogni sua iniziativa, forse la prova più dolorosa fu quella di rimanere chiuso nel carcere del convento per nove mesi a causa di accuse inesistenti.

Gesù oggi spiega nel Vangelo che proprio Lui veniva accusato di opere che in realtà non commetteva, l’abilità dei suoi accusatori si trovava nella distorsione delle sue parole e delle sue opere. Questo avviene anche a noi, ognuno ha i suoi accusatori, magari occulti, ma li ha.

Soprattutto i Santi che conducevano una vita penitente e si preoccupavano della salvezza delle anime, irritavano fastidiosamente i diavoli, sia per la gloria data a Dio sia per l’impegno penitente per ottenere la conversione dei peccatori.

Senza meriti, infatti, non si ottengono Grazie; senza una vita cristiana coerente non solo non si raggiunge la salvezza eterna, si vive anche nell’illusione di fare tutto bene, evitando con accortezza ogni possibile esame di coscienza.

San Giovanni della Croce era un frate carmelitano contemplativo e distaccato dagli interessi umani, la sua missione era chiara nel cuore e nella mente, tanto che aveva preso la decisione di diventare certosino. L’incontro con Santa Teresa d’Avila lo fece desistere e collaborò per portare una grande riforma religiosa all’interno dell’Ordine carmelitano.

L’incontro con la straordinaria Santa fece cambiare idea a San Giovanni, rimase tra i carmelitani e divenne Padre spirituale delle monache che vivevano nel monastero di Avila, dove Santa Teresa era abbadessa di circa 130 monache. Non tutte condividevano la sua iniziativa di riformare la spiritualità carmelitana.

L’incontro provvidenziale con questa monaca carmelitana docile a Gesù e forte nel carattere, influirono pianamente nella vita di San Giovanni, egli divenne il frate chiamato a portare anche nel ramo maschile dei carmelitani la nuova spiritualità, si trattava di una grande riforma e non venne accolta da tutti.

San Giovanni venne chiuso nel carcere del convento dai frati contrari alla riforma spirituale per zittire la sua voce, ma proprio durante questa grande sofferenza e patendo la fame, egli scrisse le più belle opere spirituali.

I frati lo tennero in carcere per mantenere le loro deboli abitudini, per continuare una vita insignificante e immersa nei peccati. Aveva solo il breviario, per il resto fu maltrattato, umiliato e segregato in un’angusta prigione, con poca luce e molto freddo. Malato e consumato dalla debolezza, visse nove mesi di atroce dolore.

Ma Dio non lo abbandonò mai, la sua forza era una Fede profonda e la certezza che Gesù è sempre vicino a noi, soprattutto nella sofferenza.

San Giovanni riuscì a fuggire e ascoltando i consigli di Santa Teresa, che aveva trent’anni più di lui, iniziò la riforma anche nel ramo maschile.

Gli uomini potevano legare la contemplazione del mistero di Dio alla missione. Potevano lavorare non solo alla propria santificazione nel chiuso del convento ma anche per quella degli altri. Era urgente predicare al popolo il Vangelo, far conoscere la sana dottrina cattolica.

I Carmelitani Scalzi come tutti gli Ordini fervorosi, all’inizio cominciarono una vasta missione e le vocazioni si moltiplicarono, ma come avviene ad altri Ordini religiosi, la tiepidezza subentra dove si perde il fervore spirituale.

Nessuno è sicuro della sua Fede, non basta credere, occorre vivere la Fede. Gesù è buono e ci dice che solo Lui ci dà la forza per vivere bene.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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