+ VANGELO (Lc 4,16-21)

Giovedì 24 marzo 2016
Giovedì Santo
+ VANGELO (Lc 4,16-21)
Lo Spirito del Signore è sopra di me.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù venne a Nà zaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di Grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Parola del Signore
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Oggi è un giorno di festa anche se siamo in Quaresima. È il giorno dell’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio, ci ricorda anche l’Ultima Cena.
Quanto avvenne nel Cenacolo la sera prima della crocifissione di Gesù, viene riportato con grande amore dall’Evangelista Giovanni, dal capitolo 13 al 17 del suo Vangelo e racconta i grandi insegnamenti di Gesù che tutti i cristiani dovrebbero conoscere e meditare attentamente.
Inoltre, il Signore per aiutarci ulteriormente, ha voluto rivelare a Maria Valtorta anche i particolari di quanto avvenuto nel Cenacolo e questo racconto aiuta notevolmente a conoscere Gesù.
Tutto ciò che viene da Dio, come gli insegnamenti di Gesù, commuovono e arrecano molta pace interiore.
Oggi vi presento un capitolo di una importante Enciclica di San Giovanni Paolo II sull’Eucaristia, “Ecclesia de Eucharistia†del 17 aprile 2003, ed era un Giovedì Santo come oggi. Leggiamo una parte del primo capitolo per approfondire l’importanza dell’Eucaristia e la sua relazione con la Santa Messa.
Capitolo primo
Mistero della Fede
11. «Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito» (1 Cor 11,23), istituì il Sacrificio Eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue. Le parole dell’apostolo Paolo ci riportano alla circostanza drammatica in cui nacque l’Eucaristia. Essa porta indelebilmente inscritto l’evento della Passione e della Morte del Signore.
Non ne è solo l’evocazione, ma la ri-presentazione sacramentale. È il sacrificio della Croce che si perpetua nei secoli.
Bene esprimono questa verità le parole con cui il popolo, nel rito latino, risponde alla proclamazione del « mistero della fede » fatta dal sacerdote: « Annunziamo la tua morte, Signore! ».
La Chiesa ha ricevuto l’Eucaristia da Cristo suo Signore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza, perché dono di se stesso, della sua Persona nella sua santa umanità , nonché della sua opera di salvezza. Questa non rimane confinata nel passato, giacché «tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell’eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi ».
Quando la Chiesa celebra l’Eucaristia, memoriale della Morte e Risurrezione del suo Signore, questo evento centrale di salvezza è reso realmente presente e «si effettua l’opera della nostra redenzione». Questo Sacrificio è talmente decisivo per la salvezza del genere umano che Gesù Cristo l’ha compiuto ed è tornato al Padre soltanto dopo averci lasciato il mezzo per parteciparvi come se vi fossimo stati presenti.
Ogni fedele può così prendervi parte e attingerne i frutti inesauribilmente. Questa è la fede, di cui le generazioni cristiane hanno vissuto lungo i secoli. Questa fede il Magistero della Chiesa ha continuamente ribadito con gioiosa gratitudine per l’inestimabile dono. Desidero ancora una volta richiamare questa verità , ponendomi con voi, miei carissimi fratelli e sorelle, in adorazione davanti a questo Mistero: Mistero grande, Mistero di misericordia.
Che cosa Gesù poteva fare di più per noi?
Davvero, nell’Eucaristia, ci mostra un amore che va fino «all’estremo» (cfr Gv 13,1), un Amore che non conosce misura.
12. Questo aspetto di carità universale del Sacramento eucaristico è fondato sulle parole stesse del Salvatore. Istituendolo, egli non si limitò a dire «Questo è il mio corpo», «questo è il mio Sangue», ma aggiunse «dato per voi…versato per voi» (Lc 22,19-20).
Non affermò soltanto che ciò che dava loro da mangiare e da bere era il suo Corpo e il suo Sangue, ma ne espresse altresì il valore sacrificale, rendendo presente in modo sacramentale il suo Sacrificio, che si sarebbe compiuto sulla Croce alcune ore dopo per la salvezza di tutti.
«La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del Sacrificio nel quale si perpetua il Sacrificio della Croce e il Sacro Banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore».
La Chiesa vive continuamente del Sacrificio redentore, e ad esso accede non soltanto per mezzo di un ricordo pieno di Fede, ma anche in un contatto attuale, poiché questo Sacrificio ritorna presente, perpetuandosi sacramentalmente, in ogni comunità che lo offre per mano del Ministro consacrato.
In questo modo l’Eucaristia applica agli uomini d’oggi la riconciliazione ottenuta una volta per tutte da Cristo per l’umanità di ogni tempo. In effetti, «il Sacrificio di Cristo e il Sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio».
Lo diceva efficacemente già San Giovanni Crisostomo: «Noi offriamo sempre il medesimo Agnello, e non oggi uno e domani un altro, ma sempre lo stesso. Per questa ragione il Sacrificio è sempre uno solo. […] Anche ora noi offriamo quella vittima, che allora fu offerta e che mai si consumerà ».
La Messa rende presente il Sacrificio della Croce, non vi si aggiunge e non lo moltiplica. Quello che si ripete è la celebrazione memoriale, l’«ostensione memoriale» di esso, per cui l’unico e definitivo Sacrificio redentore di Cristo si rende sempre attuale nel tempo. La natura sacrificale del Mistero eucaristico non può essere, pertanto, intesa come qualcosa a sé stante, indipendentemente dalla Croce o con un riferimento solo indiretto al Sacrificio del Calvario.
13. In forza del suo intimo rapporto con il Sacrificio del Golgota, l’Eucaristia è Sacrificio in senso proprio, e non solo in senso generico, come se si trattasse del semplice offrirsi di Cristo quale cibo spirituale ai fedeli. Il dono infatti del suo Amore e della sua obbedienza fino all’estremo della vita (cfr Gv 10,17-18) è in primo luogo un dono al Padre suo.
Certamente, è dono in favore nostro, anzi di tutta l’umanità (cfr Mt 26,28; Mc 14,24; Lc 22,20; Gv 10,15), ma dono innanzitutto al Padre: «Sacrificio che il Padre accettò, ricambiando questa totale donazione di suo Figlio, che si fece “obbediente fino alla morte†(Fil 2,8), con la sua paterna donazione, cioè col dono della nuova vita immortale nella risurrezione ».
Nel donare alla Chiesa il suo Sacrificio, Cristo ha altresì voluto fare suo il Sacrificio spirituale della Chiesa, chiamata ad offrire, col Sacrificio di Cristo, anche se stessa. Ce lo insegna, per quanto riguarda tutti i fedeli, il Concilio Vaticano II: «Partecipando al Sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la Vittima divina e se stessi con essa».