VANGELO (Lc 15,1-10)
Giovedì 6 novembre 2014
31ª Settimana del Tempo Ordinario
+ Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perdutaâ€. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perdutoâ€. Così, Io vi dico, vi è gioia davanti agli Angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Parola del Signore
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù ci parla della conversione quando i farisei e gli scribi Lo accusano di mangiare insieme ai peccatori, senza riuscire a capire che Dio si era incarnato in un Uomo per salvare ogni peccatore. A questi maldicenti manca la capacità di decifrare la realtà perché essi portano nel cuore un macigno, davanti agli occhi un ostacolo, nella mente le tenebre.
Da questa considerazione si deduce che sono diversi miliardi nel mondo le persone accecate intellettualmente, che si lasciano guidare dall’istinto o dalla simpatia verso qualcuno e non si rendono conto della ragione di tanta attrazione. Possono affermare che la persona ammirata è brava e intraprendente, ma dovrebbero prima vederla all’opera.
Questo non è successo (tanto per dirne uno) con Obama, l’osannato presidente americano. Quasi tutto il mondo occidentale (tranne i sostenitori dei repubblicani) si schierò dalla sua parte alle elezioni del 2008 e tre mesi prima dell’incarico ufficiale, i sapientoni di Stoccolma gli diedero il premio Nobel per la pace. Fu una gaffe planetaria.
Già allora io scrivevo che non bisognava lasciarsi guidare dalla simpatia nelle scelte, né dai pensieri martellanti che arrivano alla mente e che spingono verso una direzione ignota… Da dove arrivano i pensieri martellanti? Non da Dio. Ripetevo che non avrebbe cambiato strategie rispetto al presidente uscente e che dietro loro c’è una sovrastruttura che pensa e decide.
Prima di riferire di una scoperta sui presidenti americani, due giorni fa si sono svolte in America le elezioni di medio termine e gli americani hanno scaricato Obama, definendolo non capace di risolvere quei problemi che aveva sbandierato di affrontare già nel 2008. È stato clamorosamente sconfitto e adesso gli è impossibile approvare le sue leggi.
Dopo sei anni negli Stati Uniti non è migliorato nulla e gli americani lo hanno capito, sono sicuramente più fedeli al sogno americano degli italiani che pure sognano, ma si ritrovano una Nazione alla deriva sotto ogni aspetto.
In Italia non abbiamo bisogno di un Obama, ci vogliono persone non appartenenti ad alcun cerchio, né italiano né europeo ed animate da un vero amore per la Patria e gli italiani. A me non importa la provenienza politica, è importante l’applicazione sincera delle politiche necessarie per salvare l’Italia e il rispetto della morale cattolica.
In questi giorni ho letto un articolo sui presidenti americani del passato e uno su due era malato di mente. Lincoln aveva manie suicide, Roosevelt era un disturbato bipolare, Coolidge si arrese alla depressione, Grant alla bottiglia. Le cartelle cliniche degli inquilini della Casa Bianca rivelano una verità paradossale: il mondo per larghi tratti è in mano ai pazzi perfetti per cambiarlo. L’articolo di Massimo Veronese ha trovato queste analisi anche dalle relazioni di testimonianze rese da personaggi vicini ai presidenti.