VANGELO (Gv 20,1-9)

Gesù con gli apostoliDomenica 27 aprile 2014

II DOMENICA DI PASQUA
O DELLA DIVINA MISERICORDIA
 
+ Egli doveva risuscitare dai morti.
 
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario -che era stato sul suo capo- non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. Parola del Signore
 
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
A margine delle due canonizzazioni di oggi che hanno arrecato molta gioia e risvegliato molti tiepidi, voglio spostare l’attenzione per qualche momento su un fatto che ha preceduto la straordinaria celebrazione di oggi.
Non dobbiamo mai avere uno spirito di critica inutile, non solo è peccato, si dà cattivo esempio e si spreca anche tempo prezioso. La Fede illumina la ragione per capire qualcos’altro che sfugge ai sensi, quindi, consideriamo l’incidente mortale avvenuto a Cevo in Valcamonica, nel bresciano, giovedì 24 aprile scorso.
Marco Gusmini, il ragazzo di 21 anni morto, è rimasto schiacciato dal crollo della Croce del Cristo Redentore. Croce realizzata in occasione della visita a Brescia di Papa Giovanni Paolo II nel settembre del 1998. Marco era nato con tre mesi d’anticipo, e proprio per questo aveva una lieve forma di disabilità alle gambe.
Il giovane Marco di Lovere (Bergamo), era andato a visitare la Croce in compagnia di una quarantina di ragazzi dell’oratorio di Lovere insieme al parroco. Quando la scultura lo ha investito, sbalzandolo contro una staccionata, era seduto su una panchina a parlare con il parroco del suo paese, don Claudio Laffranchini.  Erano molti i presenti accanto a lui, tanti giovani e bambini, adulti che visitavano l’opera d’arte, ma la Croce è caduta nel momento in cui Marco si trovava seduto nel punto colpito.
Il ragazzo è morto schiacciato dalla Croce dedicata a Papa Giovanni Paolo II e abitava in Via Papa Giovanni XXIII. Significa qualcosa?
Tre giorni prima della loro canonizzazione una Croce alta sei metri uccide un ragazzo molto buono e forse pronto per il Paradiso, una Croce dedicata a uno dei nuovi Santi mentre il ragazzo abitava nella via dedicata all’altro nuovo Santo.
Se il segno viene da Dio, non lo ha dato contro i due nuovi Santi, ci mancherebbe, ma allora cosa c’è dietro questa disgrazia?
Considerando che nulla avviene per caso, perché se stai con Dio sei protetto, se non stai con Dio gli eventi negativi avvengono liberamente e si muore proprio per la mancanza di protezione Divina, dobbiamo fare una breve riflessione su questo avvenimento, senza cercare di trovare necessariamente la risposta. Ieri ho letto una valutazione di Marcello Veneziani che trascrivo, dal titolo, “In hoc signo memento mori”.
«La Chiesa che è madre dei simboli e parla il linguaggio dei simboli, non può ignorare ora il funesto presagio del suo simbolo supremo, la Croce.
Sarà solo un fatto di cronaca, un caso, una disgrazia accidentale. Del Crocifisso dedicato a Wojtyla, caduto su un ragazzo disabile che abitava in via Giovanni XXIII, tutti hanno detto così. Ma non tutti l’hanno pensato. E la rete si è riempita di blog profetici. Per chi non crede alla fede e ai miracoli, è solo superstizione.
Ma la Chiesa, la Chiesa che vive nel segno della fede e della presenza del divino nella storia umana, la Chiesa che figura un Dio partecipe alla vita degli uomini e che combatte ogni giorno col demonio, anch’esso attivo sulla terra, come ripete Papa Francesco, la Chiesa che si accinge a proclamare proprio quei due papi prima citati come santi in virtù dei miracoli, può davvero far finta di nulla e dire che si è trattato di caso e disgrazia?

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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