+ VANGELO (Gv 15,1-8)Chi rimane in Me, e Io in lui, porta molto frutto.

Mercoledì 10 maggio 2023
V Settimana di Pasqua
+ VANGELO (Gv 15,1-8)
Chi rimane in Me, e Io in lui, porta molto frutto.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». Parola del Signore
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Rimanere in Gesù e osservare i suoi insegnamenti comporta un rinnegamento che pochi oggi riescono a mettere in pratica, tra questi pochi sono sicuramente i laici la maggioranza e a pregare di più rispetto a quei Vescovi e Sacerdoti dissipati nel mondo. Lo dicono le opere di quanti mostrano di avere perduto la Fede e di svolgere un «mestiere» indossando abiti sacri!
La Fede di numerosi laici è forte, sicura, fervorosa e devota, come piace a Gesù e alla Madonna. I laici che pregano hanno imparato ad amare.
Amare non è facile, non si deve scambiare con il voler bene qualcuno o qualcosa. Questa inconsapevolezza fa commettere molti errori, il più delle volte in campo sentimentale. Molte coppie si separano soprattutto per la fine di un amore tiepido o forte, era comunque un interesse comune che li univa.
Infatti, amare significa desiderare il meglio dell’altro, anche quando le motivazioni sono diverse. Amare è permettere all’altro di essere felice, anche quando il suo cammino è diverso dal nostro.
Amare è un sentimento disinteressato che nasce dalla volontà di donarsi, di offrirsi completamente dal profondo del cuore.
Inteso in questo senso, l’amore non sarà mai fonte di sofferenza.
Amare comporta il sacrificio di «dimenticarsi», di pretendere e causare sofferenze, di voler modellare chi si ama secondo le proprie vedute.
Si riesce ad amare intensamente il coniuge e i familiari ma risulta più difficile amare gli amici, gli altri parrocchiani, i colleghi e tutti quelli che si conoscono. Ed è comprensibile la difficoltà di amare tutti questi se non c’è un Amore superiore, soprannaturale e che dona Dio.
Pensiamo come amava Gesù tutti quelli che Lo avvicinavano, la sua infinita compassione nel vederli abbandonati al loro destino, senza alcuna comprensione da parte dei maestri del Tempio. Anche per questa ragione Gesù li accusò pubblicamente con parole forti.
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità » (Mt 23,27-28).
Gesù provava molto dolore nel constatare l’assenza dell’amore in coloro che erano stati chiamati a parlare di Dio nella verità e senza ipocrisia, chiamati a rimanere fedeli alla sua Parola senza manipolarla, a difendere il vero Dio e a lottare contro le eresie.
Invece proprio loro accusavano Gesù di essere eretico, come oggi i nuovi scribi e farisei ipocriti all’interno della Chiesa lottano contro Gesù per rivoluzione in peggio la sua Chiesa. La Chiesa fondata da Lui e non creata da questi nuovi eretici.
I Vangeli riportano più citazioni che mostrano il pieno amore verso le folle, e di questo Amore devono riempirsi Vescovi e Sacerdoti per donarlo a quanti incontrano, nelle loro preghiere e a tanti altri ancora, per donarsi senza limiti ai parrocchiani bisognosi di aiuti spirituali.
I SACERDOTI DEVONO SEMPRE RIMANERE DISPONIBILI A CONFESSARE E AD AIUTARE I CREDENTI, DEVONO METTERSI A DISPOSIZIONE DEI LAICI ANCHE PER MOLTE ORE AL GIORNO.
Il cristiano è chiamato ad amare tutti perché deve gioire del bene altrui, deve rallegrarsi anche del migliore cammino spirituale compiuto da quanti pregano di più e osservano i Comandamenti.
SI RIESCE AD AMARE DAVVERO SE PRIMA L’AMORE DI DIO PURIFICA LA PERSONA E SOAVEMENTE ALLONTANA QUELLA MENTALITÀ UMANA PIENA DI EGOISMO, INVIDIA E ANIMOSITÀ.
Amare è impegnativo perché comporta la conoscenza degli altri.
Si ama davvero quando ci si affida a qualcuno o a più persone della famiglia, o anche ad amici veramente speciali. Amare comporta affidare la propria vita e la propria anima, nel senso che si fa pieno affidamento delle persone che si amano e si richiede la stessa fiducia.
Amare porta la certezza che chi si ama ci sarà sempre, familiari ed amici. Nell’autentica amicizia priva di interessi, è presente la capacità di amare nonostante le miserie umane. Non succede lo stesso quando si vuole bene una persona, familiare o amica.
Il cristiano ama il prossimo se dimostra di imitare Gesù, mentre se si limita a voler bene non è riuscito ancora a rimanere in Gesù.
Noi autentici cristiani non amiamo per interessi o per convenienza, noi desideriamo il bene di tutti e il meglio per loro. Più ci si avvicina a Gesù e si conosce la sua Vita, più Lui inonda del suo Spirito il cristiano e lentamente lo trasfigura, fino a renderlo capace di amare tutti senza limiti, non solo di voler bene a tutti.
VOLER BENE SIGNIFICA PRENDERE POSSESSO DI QUALCOSA, DI QUALCUNO, CERCARE NEGLI ALTRI CIÃ’ CHE RIEMPIE LE ASPETTATIVE PERSONALI DI AFFETTO.
Invece amare è avere la certezza che nel nostro cuore c’è un posto speciale per tutti, c’è la sicurezza che Gesù ci ama come si amano i veri cristiani. Quando si dona amore si ama di più, c’è una crescita nella capacità di amare intensamente tutti, di desiderare il bene di tutti.
1 Ave Maria per Padre Giulio
«O Augusta Regina del Cielo e Sovrana degli Angeli, a Te che hai ricevuto da Dio la missione di schiacciare la testa di satana, io chiedo umilmente di mandare legioni celesti, perché al tuo cospetto inseguano i demoni, li combattano, reprimano la loro audacia, liberino da ogni male e da ogni persecuzione Padre Giulio e li respingano nell’abisso. Amen».