TERZO SANTUARIO GRUPPI DI PREGHIERA P.PIO

TERZO SANTUARIO
L’umanità di nostro Signore Gesù Cristo
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (4, 1-11)
Dico ancora: per tutto il tempo che l’erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno
schiavo, benché sia padrone di tutto, ma dipende da tutori e amministratori fino al termine
prestabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi degli
elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da
donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo
l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito
del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio,
sei anche erede per grazia di Dio.
Ma un tempo, per la vostra ignoranza di Dio, voi eravate sottomessi a divinità che in realtà
non lo sono. Ora invece che avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come potete
rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete
servire? Voi infatti osservate scrupolosamente giorni, mesi, stagioni e anni! Temo per voi di
essermi affaticato invano a vostro riguardo.
La Lettera ai Galati ci testimonia il lento cammino compiuto dalla prima comunità cristiana nel
consolidamento della propria fede. Dopo la sua predicazione Paolo aveva lasciato la comunità dei Galati e
stavano prendendo il sopravvento alcuni predicatori che volevano il ritorno alle tradizioni e alle ritualità
dell’Antico Testamento. Tornare a quei riti significava, secondo l’Apostolo, non comprendere il valore
della venuta di Gesù. Quelle norme, infatti, erano state date per accompagnare nella maturazione interiore
il popolo ebraico, così come una guida accompagna alla maturità un fanciullo. Adesso era necessario
accogliere nella sua totalità la visita di Dio.
Certamente in questo brano non c’è l’abolizione della morale veterotestamentaria; la libertà di cui parla
spesso Paolo non è certo libertà di fare quello che si vuole. Si tratta di un’osservanza e di una libertà diverse,
le spiega Gesù nel discorso della montagna: «Non sono venuto ad abolire la legge o i profeti, ma a darle
compimento».
Regolare il rapporto con Dio attraverso delle norme voleva dire, spesso, misurare, dare un limite alla sua
presenza nella vita dell’uomo; parlare invece di relazione con un Dio che si fa uomo e con lo Spirito che
opera in noi significa appartenere completamente a Lui, essere creature completamente nuove.
Non per niente Nicodemo chiede a Gesù: «Come può un uomo nascere quando è vecchio?» (Gv 3,4).
Nicodemo aveva capito benissimo che quella nascita non era qualcosa di fisico, ma interiore, occorreva rinascere, cambiare mentalità, ma era difficile. Ecco perché Gesù precisa: occorre rinascere dall’acqua e dallo
Spirito; l’acqua è il battesimo, ma può restare uno dei riti dell’Antico Testamento, se non è accompagnata
dal dono dello Spirito che ci rinnova e cambia il nostro cuore.
Accogliere Gesù vuol dire veramente spogliarci di tutto, toccare con mano la sua povertà e farla nostra, per
poter appartenere veramente a Dio.
Da una lettera di Padre Pio alle sorelle Ventrella (Epist. III, p. 565)
Ditemi, mie care figliuole, voi sapete bene che alla nascita di nostro Signore i pastori udirono
i canti angelici e divini degli spiriti celesti, la scrittura lo dice, ma non dice però che la Vergine
sua Madre e san Giuseppe, che erano i più vicini al Bambino, udissero la voce degli Angeli o
vedessero quei miracolosi splendori, anzi per contrario, invece di udire gli angioli cantare,
udivano piangere il Bambino, e videro a qualche lume, mendicato da una lampada vile, gli
occhi di questo divino Infante, tutti bagnati di lagrime nel pianto, tremanti pel freddo.
C’è pericolo reale, quello di farci abbagliare dall’atmosfera natalizia fino a non riconoscere Gesù nella
grotta. In effetti tutti noi credenti in qualche modo biasimiamo una visione consumistica del Natale però
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«Gesù, ecco la mia speranza, ecco la viva sorgente della mia felicità»
I Gruppi di Preghiera di Padre Pio pellegrini della speranza
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qualche volta possiamo farci anche trascinare – dice Padre Pio – dall’atmosfera emotiva del Natale,
rappresentata dai cori degli angeli degli spiriti celesti. Il vero Natale è entrare nel freddo della grotta, fuori
della metafora, entrare proprio in ciò che più ci agita e ci fa soffrire e lì riconoscere la presenza di Gesù,
che è venuto per noi, per ciascuno di noi.
Il presepe dell’indigenza
Mai come in questi anni stiamo vivendo quotidianamente la precarietà di quella grotta: le guerre, le crisi
economiche, i problemi che attraversano le nostre famiglie spesso ci fanno sentire una povertà dalla quale
tentiamo di fuggire per un momento, quasi alienandoci nelle luci, nelle feste, o anche in belle funzioni
religiose, che – però – ci facciano lasciare a casa per un momento i nostri problemi.
In realtà, come si suole dire, qualche volta è anche necessario staccare la spina, dopo però potrebbe restare
la bocca asciutta, e il rimpianto di aver vissuto un Natale senza aver veramente incontrato il Signore.
Padre Pio ci ha proposto un luogo per incontrare Gesù parlando di un Regno interno, «come è felice il
Regno interno, quando vi regna questo santo amore!» (Epist. III, p. 697).
Restare fuori della grotta con i pastori ad ascoltare il canto degli angeli, significa attendere un Messia che
cambi la storia, che metta le cose apposto, senza il nostro sacrificio; viviamo tante situazioni di precarietà,
il pericolo sempre incombente della guerra, una situazione sociale ed economica difficile, vediamo spesso
frazionarsi in mille pezzi le nostre famiglie: l’unica speranza che ci resta è l’intervento del cielo.
Quando Padre Pio ci invita ad entrare nella grotta dove c’è la povertà ci chiede di fare una scelta molto
dura: dare un ordine diverso alle nostre richieste, cercare prima il Signore, anzi usare proprio la nostra
indigenza come strumento per incontrare Gesù.
Il presepe della misericordia
Questa è la speranza che papa Francesco invita a donare a tutti, quella di incontrare Gesù condividendo la
sua indigenza. «La mangiatoia del Natale, primo messaggio di un Dio infante, ci dice che Lui è con noi, ci
ama, ci cerca. Coraggio, non lasciarti vincere dalla paura, dalla rassegnazione, dallo sconforto. Dio nasce
in una mangiatoia per farti rinascere proprio lì, dove pensavi di aver toccato il fondo» (Notte di Natale,
2022).
Purtroppo siamo circondati da falsi profeti della speranza, c’è chi illude di risolvere i problemi sociali con
false promesse, chi vuole far sparire i segni dell’età con la chirurgia, chi pensa di risolvere le relazioni
difficili con la violenza. Il papa ci invita a cogliere i segni dei tempi, cioè a cogliere i segni di questa società
ferita e a donare con onestà, senza facili illusioni, quelle risposte di speranza che vengono dal Vangelo «È
necessario, quindi – scrive nella Bolla di indizione del Giubileo -, porre attenzione al tanto bene che è
presente nel mondo per non cadere nella tentazione di ritenerci sopraffatti dal male e dalla violenza. Ma i
segni dei tempi, che racchiudono l’anelito del cuore umano, bisognoso della presenza salvifica di Dio,
chiedono di essere trasformati in segni di speranza».
Padre Pio invitava spesso a sentirsi parte di questa Chiesa che si china sulle sofferenze degli uomini, le sa
ascoltare, le accompagna con amore ad incontrare il Cristo e poi le trasforma con l’aiuto della Provvidenza
divina, nella quale sempre invitava a confidare.
Un esempio lo abbiamo proprio quando lui esercitava quel ministero della confessione, con particolare
severità, redarguendo con forza il penitente e in più di un’occasione negando l’assoluzione. C’erano intorno
a lui sacerdoti, che credendo di far bene, lo imitavano con parole e gesti rigorosi, rifiutando anch’essi
l’assoluzione sacramentale. Con molta delicatezza, Padre Pio li richiamava, invitandoli, invece ad essere
più comprensivi e accoglienti del solito, quasi a chiudere un cerchio nel quale si rendeva necessario aiutare
il penitente ad essere consapevole della gravità del proprio peccato, ma poi occorreva accoglierlo e aiutarlo
a cominciare una vita nuova.
Si nota in questo atteggiamento di Padre Pio la coralità con cui considerava il ministero della Chiesa, non
un leader maximo in veste di sacerdote, che in modo arbitrario dava il perdono di Dio quasi che fosse una
sua prerogativa personale, ma una comunità che accoglieva la precarietà del peccatore e faceva sì che dal
freddo di quella grotta entrasse nel santuario di Dio.
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A questo proposito, padre Pellegrino ricordava come un giorno avesse incontrato un uomo che veniva da
Milano e con molta saccenza e prepotenza volesse incontrare Padre Pio perché aveva una disgrazia in
famiglia. Visti i suoi comportamenti poco urbani, si sentì autorizzato a rispondergli per le rime, e poi
raccontò la cosa al Padre, lamentandosi della maleducazione di quell’uomo.
La risposta lo lasciò di stucco: «Quel signore di Milano non è un imbecille, né un perverso; è soltanto un
povero Cristo sottoposto dal Padre Celeste a una prova terribile. Nei disegni di Dio tu saresti dovuto essere
l’angelo consolatore del sofferente e, invece, contro i disegni di Dio, hai finito per aumentare le sue
sofferenze».
Il presepe di Greccio
San Francesco volle rappresentare la nascita di Gesù in una piccola radura fuori Greccio. Da allora le
rappresentazioni del Natale con personaggi viventi si sono diffuse in tutto il mondo, facendo nascere
tradizioni ormai secolari. Non tutti sanno però che nel presepe di Greccio predisposto da san Francesco
c’erano soltanto il bue, l’asinello e una mangiatoia, sulla quale il santo fece predisporre un altare dove fu
celebrata l’eucarestia. C’erano sì i pastori e gli altri abitanti del borgo, ma non erano figuranti, come nei
presepi di oggi, erano persone reali, invitate da Francesco a guardare la povertà di quella nascita. La santa
messa, celebrata in quel luogo, li aiutò a guardare in modo nuovo la povertà che Cristo aveva scelto: era il
luogo nel quale potevano riconoscerlo come Dio, senza ostacoli, frontiere o altro che dipendesse dalla
propria miseria o dal proprio peccato.
Senz’altro siamo missionari del Regno di Dio che devono annunciare la sconfitta del male e del peccato,
ma lo faremo veramente a partire dalla nostra povertà nella quale Gesù ha manifestato la sua gloria. Noi
non siamo gli spettatori del presepe, ma i protagonisti, popolo indigente e imperfetto che si piega verso una
mangiatoia per adorare un Dio che assomiglia a noi.
PREGHIERA
Preghiera di Monsignor Michele Castoro a san Pio da Pietrelcina
O Glorioso Padre Pio,
servo umile
e fedele dell’Agnello,
lo hai seguito fino alla croce,
offrendoti vittima per i nostri peccati.
Unito a Lui e colmo del suo amore,
porti il lieto annunzio della sua resurrezione
ai poveri e agli ammalati,
mostrando il volto misericordioso di Dio Padre.
O orante instancabile, amico di Dio,
benedici quanti lavorano e sostengono
la tua Casa Sollievo della Sofferenza
e guida dal Cielo i Gruppi di Preghiera
perché siano fari di luce
in questo tormentato mondo
e diffondano ovunque
il profumo della tua carità.
O Santo del Paradiso,
ottienici dall’Altissimo
la salute del corpo e dello spirito,
la pace nelle famiglie e la coerenza
della vita cristiana,
per meritare di entrare con te
nella patria beata
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CANTO
ULTIMA MESSA Inno a S. Pio
(Marco Frisina)
Dalla Croce traesti la tua forza,
Dalle piaghe di Cristo la tua gioia,
Sei crocifisso per amore,
Sei testimone della carità.
Sacerdote che offri la tua vita
Per redimere il mondo dal peccato,
Umile servo della grazia,
Fedele araldo della Verità.
Padre dei sofferenti, padre dei peccatori,
Guida i nostri cuori nella carità.
Tu dispensi la gioia del perdono
Rivelando il cuore del Signore,
Nel segno della penitenza
Plasmi i tuoi figli nella Verità
Reso forte dal Corpo del Signore,
Infiammato dal fuoco del suo Sangue,
Sei sacerdote dell’Amore,
Guida sicura per chi si affida a te.
Padre Pio, con fede ti invochiamo
Custodisci nella fede i tuoi figli,
Guarda il mondo nel peccato,
Guarda la Chiesa che s’affida a te.
Interceda per noi la tua preghiera,
La tua supplica salga per il mondo,
Cristo che tanto hai amato
Ascolti il grido della Chiesa.
Visiona testi, audio e spartiti dei canti dedicati a Padre Pio
inquadrando con il cellulare il QR code seguente
Canti dedicati a Padre Pio
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0882 410486 / 344 1115695 / centrogruppidipreghiera@operapadrepio.it

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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