SCOPERTA MISTERIOSA SOSTANZA SQUAMOSA. ANCORA CONTROVERSA LA SUA REALE ORIGINE. È COLLEGATA ALLE ORME?

 

 

 

   di Vincenzo Tufano.

 

In data 07/05/2019, durante un’indagine lungo il greto sabbioso del fiume Volturno tra Amorosi e Alvignanello, io e un mio collaboratore ci siamo imbattuti nei residui di una sostanza squamosa chiaro/scura, sembravano i pezzi di un un qualche rettile. Il mio collaboratore, esperto di fauna della zona, ha identificato subito la pelle come appartenente a una lucertola di dimensioni notevoli. Seppur in quantità minima la poltiglia multicolore presentava già diverse anomalie: se fosse stata la ”muta” di un serpente o di una lucertola la ”pelle morta” sarebbe stata  uniforme e facilmente soggetta  a sgretolarsi al semplice tatto, e non a strati, a pezzi e fortemente compatta come si presentava questa sostanza. Infatti  era come tagliata ”a spicchi”.  Inoltre non vi era traccia  di serpenti o  di lucertole morte in tutta l’estensione del tragitto, e nessun  brandello di questi animali ”legati” al campione in questione. Quindi l’ipotesi della ”muta convenzionale” era da escludere al di là di ogni ragionevole dubbio.

Un secondo elemento di stranezza era che la pelle squamata, che stentava a decomporsi,  coesisteva in un connubio perfetto con una seconda matrice filiforme marrone, che inizialmente credevamo fosse biologica, ma che a un’analisi più attenta scoprimmo che si trattava  di un filamento sintetico, tipo stoffa che faceva da collante. Un qualcosa messo come per ”limitare un danno”. Come mai queste matrici erano ”incollate e legate tra loro in modo così forte e stretto? E se la creatura, ferita, avesse utilizzata una garza di fortuna per tamponarla? La creatura è in una fase di ”muta lenta e graduale”, con modalità differenti dai classici rettili che conosciamo, pur avendo dei connotati fisici quasi identici? Sono ipotesi, ovvio…Ricordiamo che un ritrovamento simile avvenne circa due mesi prima, ( Venerdì 15 Marzo 2019) quando ci imbattemmo in dei residui scagliformi, in quantità notevole, ma che non fu possibile recuperali causa il completo stato di combustione anomala che caratterizzava il materiale. Perché era bruciato? Nel caso invece in analisi,  il campione è stato recuperato e in parte sottoposto a vetrificazione, onde evitare fenomeni di decomposizione. Due giorni dopo la sua vetrificazione il composto squamiforme ha espulso una seconda sostanza più pesante e scura, che tendeva ad affondare nella soluzione. Ma non è tutto. Dopo circa 10 giorni ci siamo accorti di un nostro errore e nel contempo di una stranezza: purtroppo il composto  non aveva raggiunto  il suo massimo grado di vetrificazione, ma nonostante ciò la pelle squamata non presentava il benché minino accenno di decomposizione in atto, cosa che sarebbe stata normale per un qualsiasi residuo biologico. Tutto era come prima! Ciò non fa altro che aggiungere mistero al mistero.

Era come se ”questa cosa” avesse avuto un doppio strato epidermico, una doppia pelle insomma, una più visibile, mentre l’altra più occultata.  Il campione analizzato con una lente di ingrandimento ha confermato le suddette osservazioni.

 

                       Riscontri e analisi scientifiche.

 

(Interpellato un veterinario specialista, dopo l’osservazione completa e diretta della poltiglia squamosa  ha escluso categoricamente che poteva trattarsi di una tipica muta di un rettile, essendo un composto molto compatto, e ha rilevato delle analogie epidermiche e di tonalità con la pelle di una specie  esotica ( alcune sfaccettature di tonalità del colore tra il verde e ”l’azzurro sporco”, e risvolti a macchie delle squame ricordano quelle dei  camaleonti del Madagascar). Il tutto necessiterà di analisi future più approfondite.

Un secondo veterinario si espresse così:

 

”Il campione è formato da due composti, uno chiaramente di matrice ”rettiliana” e squamata, di colore azzurro sporco, che  sembrerebbe appartenere a un qualcosa di esotico come una grossa lucertola camaleontica, l’altro composto invece verdastro con chiazze bianche che apparentemente sembrerebbe da ricondurre alla stessa matrice, in realtà a un’analisi più attenta non corrisponde a nessun elemento epidermico animale conosciuto della specie rettile, e ingrandendo il tutto con una  lente è stato possibile riscontare all’interno della matrice delle strutture a rete bianche simili a polimeri sintetici e fibre di cellulosa. Ciò ne esclude la sua natura biologica”.  Com’è  possibile che questi due composti, uno biologico e l’altro sintetico erano  combinati in un connubio perfetto? E soprattutto perché? L’animale in questione ha una doppia pelle, una che funge da collante dell’altra?

Non lo sappiamo e per ora resta il mistero.

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *