Rileggendo pagine su Baudelaire in tempo di esilio domestico

di Vittorio Russo
Baudelaire e il suo ideale di donna
Baudelaire aveva un ideale alto della donna. Forse la immaginava pure in maniera angelicata e stilnovistica. Gli rimane però addosso come l’effetto negativo del vuoto post droga. La donna allora si fa femmina di squallore fino a determinare il suo astio verbale più torrido. È la femmina maledetta che entra in lui come lama di coltello. Quanto spesso questa antidonna, orribile e fatale, compare nelle sue composizioni, dominatrice tanto da far pensare a un misoginismo perverso di Baudelaire.

È un fatto che egli ha con le donne un rapporto costantemente crudele e turbolento. Odia e ama lui pure in una complicata e costante scia catulliana. Fu innamorato di donne splendide. Ma splendide solo dal suo punto di vista, di donne di ogni risma e di tutte disse con linguaggio ricco di immagini forti e definitive.
Difficile per me trovare i tratti di una donna sola per lui suprema. Quella che mi pare abbia un profilo prossimo era Louchette.
Louchette si chiamava in realtà Sara ed era ebrea (dettaglio di non poco conto in quella metà dell’Ottocento così antisionista). Già il soprannome che Baudelaire le dà , Louchette, la dice lunga circa il modo in cui egli la vedeva. Louchette è intraducibile. Louche non significa solo sgradevole, ma coinvolge anche sensazioni spiacevoli di odore, ripugnanza ecc. È bella agli occhi del poeta. Bella, come egli scrive con versi delicatissimi, di una bellezza che nessuno vede ma che fiorisce solo nel suo cuore. Baudelaire le dedica molte composizioni. Ne è tragicamente innamorato. È probabilmente da lei che contrae la sifilide che lo porterà alla tomba.

Charles Baudelaire è espressione di una borghesia benestante. La famiglia e il patrigno non potevano certamente approvare la sua relazione con questa prostituta pericolosa. Ma lui che rifugge da ogni convenzione, voleva “farsi poeta†attraverso la suggestione. Doveva perciò passare per l’inusuale e l’ardito. Un po’ alla stregua dei poeti maledetti della prima metà dell’Ottecento francese di cui fu il modello indiscusso. In particolare del binomio maledetto per eccellenza: Verlaine e Rimbaud.

Una poesia di Louchette, che fa parte delle “Diverse”, accenna a lei come a una mendicante che gli ruba il cuore. Lei indossa una parrucca perché i suoi bei capelli neri fuggirono via dalla bianca nuca. Lui non si arresta. È affascinato dalla fronte di lei, glabra come quella di un lebbroso o, per moda, di una nobildonna italiana del Rinascimento. Louchette ha forse vent’anni ma è rotta a tutti i vizi della strada. Incanta il poeta con un amore esplosivo e selvaggio. Ed è quest’amore primitivo che accende in lui la furia sfrenata di odorarla, succhiarla, leccarla. Tanto da non saper più smettere. Perché è lei la sua preda prima di essere la sua perla, la sua ricchezza, la sua regina. Ma non poche sono le altre espressioni di esaltazione farneticante e da drogato che lui utilizza.
La poesia “Je n’ai pas pour maîtresse une lionne illustre†(Non ho per amante una leonessa illustre), dedicata a Louchette, è ricca di un linguaggio denso d’immagini e di sinestesie. Leggerla mentalmente in francese seguendo le sensazioni che provoca il linguaggio crudo e senza sfumature, crea forme di singolare fantasia.
Un altro personaggio che rievoca un seconda figura femminile di Baudelaire è l’amante esotica, Jeanne Duval. La cantò, decantò e odiò in versi danzanti. Illuminante è pure la poesia visualizzante che va sotto il titolo di “Une charogne†(una carogna). È tratta dai Fiori del Male nel quale sono raccolte tante altre composizioni relative alle donne amate. “Une charogne†è fortissima, corposa di immagini sgradevoli e taglienti. La capacità coinvolgete di certe espressioni che non sono mai volgari, suscita pure impressioni di disgusto che riflettono lo stato d’animo del poeta. Ci sono nelle sue composizioni molte singolarissime figure che rimandano a una sua interpretazione del femminile decisamente corrotta. Ma attenzione a pensare che egli fosse affascinato dal mondo della prostituzione, del lerciume e della putredine. Occorre mettere da parte giudizi (e pregiudizi) che riflettono il punto di vista della nostra educazione e cultura.
Vale la pena entrare invece nell’ottica del poeta e di quel simbolismo di cui era espressione. Egli scrive come sospeso nell’astratto o proiettato nei vortici della droga (di cui fece uso e scrisse a lungo). Deve immaginare adottando pretesti. Lui è l’artista che costruisce con la fantasia e un pizzico d’insania. Nessun artista d’altronde lavora di ragione come molti sono indotti a pensare giudicando col metro della normalità . Lui è l’artista che deve perciò calpestare la ragione. Perché sa che essa non produce arte. La ragione è una costruzione della mente per organizzare la società secondo regole. Solo la follia e l’inconoscibilità dei limiti creano arte.
Ecco, molte delle donne di Baudelaire sono un pretesto poetico. Proprio come in particolare Louchette sulla quale egli indugia nel descrivere un perdurante amore con rifiniture da brivido.
Brivido di poesia però!