Quinta domenica di Quaresima (A)

Gesù che parla alla genteDomenica 6 aprile 2014

Quinta domenica di Quaresima (A)

La Morte è <<finir di morire!>> 

“Commento di don Franco Galeone”

(francescogaleone@libero.it)

 

La domenica “della risurrezione e della vita”

1. La risurrezione di Lazzaro è l’ultimo e il più grande segno (miracolo) operato da Gesù prima della sua morte, e costituisce anche il motivo immediato della sua condanna. Molti temi si intrecciano in questo racconto: l’amore di Gesù a Lazzaro e alle sorelle, il presentimento della sua prossima fine, l’autorivelazione di Gesù come risurrezione e vita. L’episodio possiamo dividerlo in tre grandi scene: a) quando è lontano, all’annuncio della malattia, Gesù afferma che questo è per la gloria di Dio (vv. 1-16); b) l’incontro con Marta e Maria è tutto centrato sulla fede e la speranza  nella risurrezione che è Cristo stesso (vv. 17-32); c) nella risurrezione di Lazzaro, infine, troviamo la frase che riassume il vero significato di vita eterna: “Se credi, vedrai la gloria di Dio” (vv. 33-45).

 

2. Il punto centrale è quindi il colloquio tra Marta e Gesù (vv. 20-27); in esso emergono due concezioni diverse della vita eterna: quella comune che colloca la vita eterna alla fine dei tempi dopo la risurrezione finale; e quella di Gesù che la colloca “adesso”. Gesù realizza adesso ciò che Marta attende alla fine dei tempi. Con questa domenica si chiude la catechesi battesimale così densa di insegnamenti: Cristo è “l’acqua” per la nostra sete (Vangelo della samaritana); Cristo è “la luce” per le nostre oscurità (Vangelo del cieco guarito); Cristo è “la vita eterna” contro la morte (Vangelo di Lazzaro). 

 

3. Il lucido pazzo, il genio delirante F. Nietzsche, in La gaia scienza ha scritto che “Dio è morto”. Di certo ignorava questa stupenda pagina di un Dio vivo e vivificante, amico dell’uomo. Dio sembra assente ma, in realtà, si identifica con chi soffre: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,36). Ci aiuta a capire questo sconcertante silenzio di Dio, un episodio contenuto nel romanzo La notte di Wiesel: in un lager nazista, viene impiccato un ragazzo e due detenuti, costretti a vedere l’esecuzione, si chiedono: “Dov’è il buon Dio?”. Uno risponde: “Dio è lì, appeso insieme a questo ragazzo”. Dobbiamo imparare a decifrare questo silenzio: è solo silenzio, non è assenza! Marta con quella sua frase: “Se tu fossi stato qui” ci provoca a questa difficile speranza! Ci può aiutare, nella solitudine dello spirito, questa bella pagina tratta dal libro Il profeta dello scrittore libanese Gibran: “Allora Almitra parlò dicendo: Dicci qualcosa sulla morte. Ed egli disse: Il segreto della morte … ma come scoprirlo se non cercando nel cuore della vita? Giacché la morte e la vita sono una cosa sola, come il fiume e il mare. E come il seme sogna sepolto nella neve, così  il vostro cuore sogna la primavera. Fidatevi dei sogni, perché in loro è nascosta la porta dell’eterno”.

 

4. I sepolcri si aprono nonostante le statistiche. Domenica scorsa Gesù dichiarava: “Io sono la luce del mon­do”. Oggi proclama: “Io sono la risurrezione e la vita”. Non mi interessano le statistiche. Le statistiche non deci­dono della verità. L’affermazione solenne di Cristo ha più peso di tutte le per­centuali espresse dai sondaggi d’opinione. I fatti, si dice, vanno tenuti distinti dalle opinioni. Ora, la sua risurrezione è un fatto. Lazzaro richiamato in vita è un fatto. La risurrezione dei morti è un punto centrale della fede. Ed è qualcosa che ha un impatto sulla mia vita. Che la terra, sia essa rotonda o abbia la forma di una pera o di un limone, non influisce per nulla sul mio modo di camminare né sui miei itinerari. Ma la fede nella risurrezione incide in maniera determinante sul mio cammino, sull’orientamento da dare alla mia esistenza, sulle scelte da compiere.

 

5. Il vero mistero: che cosa succede ai “sopravvissuti”? Qualcuno si mostra curioso di sapere che cosa è accaduto a Lazzaro, dopo. Io vorrei invece sapere qualcosa di Marta, di Maria, dei giu­dei che stavano davanti a quel sepolcro allorché il cadavere è venuto fuori al richiamo della voce imperiosa dell’amico Gesù. il vero pro­blema, il grande mistero sono i “sopravvissuti”. Saremo disposti a mettere un po’ di ordine nella scala dei valori, a “prendere finalmente la giusta misura davanti alle cose” (D. M. Turoldo)? Anche se la società d’oggi fa di tutto per nascondere la mor­te, per appaltarla a un meccanismo che la sottrae ai nostri oc­chi, e, con la pretesa di toglierle ogni bruttezza, la rende semplicemente anonima e fun­zionale, il credente deve addestrarsi a convivere con la propria morte, a non ignorarla, a non profanarla, ma a prestarle attenzione, oserei dire plasmarla. Soprattutto, ognuno di noi deve imparare a convivere, fin da quaggiù, con la propria risurrezione. Un poeta contemporaneo (G. Caproni) canta amaramente “la nascita provvisoria, la morte definitiva”. Un poeta della speranza (D.M. Turoldo) riconosce, invece, che “La Morte è come varcar la soglia e uscire al sole”. Più precisamente ancora, la Morte è “finir di morire”.

 

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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