PREGARE COME IL PUBBLICANO! (Lc 18,9)

Domenica 23 ottobre 2016
23 ottobre 2016 – XXX Domenica del Tempo ordinario (Anno C)
PREGARE COME IL PUBBLICANO! (Lc 18,9)
Riflessioni pluritematiche sul Vangelo della domenica
A cura del Gruppo biblico ebraico-cristiano השרשי× הקדושי×  francescogaleone@libero.it/sayeretduvdevan@yahoo.it
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- La domenica della preghiera autentica. Gesù con la parabola del fariseo e del pubblicano ci vuole insegnare quanto sia necessario essere assolutamente sinceri con Dio. Presentarci davanti a Dio per quello che siamo, sinceri, cioè sine cera, senza mascherine sul viso! Una cosa che Dio non sopporta è quella di crederci migliori degli altri. Davanti a Dio siamo tutti uguali, ma Dio ascolta sempre volentieri la preghiera dei poveri (prima lettura). Il mio sangue sta per essere versato: ci troviamo di fronte il testamento di Paolo. Ormai vecchio, stanco, in carcere, in attesa di condanna a morte, Paolo riflette sulla sua vita: umanamente è un fallito, abbandonato da tutti, nessuno lo ha difeso (seconda lettura). Molti di noi sono nella stessa situazione, ma, diversamente da Paolo, non sappiamo intravedere la presenza di Dio nella nostra vita.
- Due uomini salirono al Tempio per pregare. L’evangelista Luca non scrive un Tractatus de oratione, non presenta idee sulla preghiera ma due persone concrete in preghiera, in opposizione, secondo la tecnica orientale del contrasto. Nella parabola ci sono due modi di concepire Dio e il rapporto uomo-Dio: la preghiera del fariseo è un pretesto per lodarsi: più che pregare, egli si prega; prega nella posizione giusta: in piedi, testa alta, braccia sollevate al cielo; però ha bisogno dello sfondo scuro, dei peccati altri, per far risaltare meglio le proprie virtù; gli altri gli servono per distinguersi, per confrontarsi, per sopravvalutarsi.
- Uno era fariseo, l’altro pubblicano: il termine fariseo, significa ‘separato’. Separato da che? Separato dal resto della gente. Lui appartiene al club delle persone oneste; è colui che mette in pratica, nella vita quotidiana, i 613 precetti; è meticolosamente attento a non infrangere nessuno dei 1.521 divieti di lavori da compiere nel giorno di sabato; soprattutto ha un’attenzione patologica rispetto a ciò che era puro e ciò che era impuro. Questo è il fariseo, un professionista del sacro e della religione. Pubblicano viene da publicus, che significa ‘cosa pubblica’ ed erano gli esattori, quelli che vincevano l’appalto per l’imposta delle tasse e poi potevano mettere le tariffe che volevano. Il pubblicano, per giunta, è al servizio dei romani; sfruttatore, strozzino, ladro, collaborazionista; resta in fondo alla chiesa, non osa alzare gli occhi in alto, le mani al cielo. Erano dei ladri di professione, degli imbroglioni: ed erano talmente impuri che, anche se un domani avessero voluto convertirsi, non si potevano salvare. Perché? Non avrebbero mai potuto restituire quello che avevano rubato alle tante persone che avevano truffato. Quindi Gesù ci presenta i due opposti riguardo la legge: l’estremo osservante e il peccatore peggiore.
- Vediamoli in azione, meglio in preghiera. Il fariseo, stando in piedi pregava così tra sé: la preghiera gli serve per farsi vedere; l’evangelista scrive letteralmente pregava verso se stesso (Ï€Ïος εαυτόν), molto più forte che non tra sé, perché in realtà lui non prega il Signore, ma si compiace con se stesso. La sua lode non è rivolta a Dio, ma a se stesso. La sua preghiera non è un cuore a cuore con Dio, ma un giudizio sugli altri: tutti disonesti e immorali. L’inizio del fariseo è bellissimo: Ti ringrazio, o Dio; solo che non ringrazia Dio ma ringrazia se stesso! Il fariseo, come un sacro pavone, sfoggia tutte le sue presunte virtù, in un crescendo di esagerazioni. Io digiuno due volte la settimana, pago la decima su tutto ciò che acquisto, io non sono… In realtà , il digiuno è obbligatorio una volta all’anno, nel Giorno del Kippur, e la decima va pagata solo su farina, mosto, olio. L’unico che si salva è lui stesso. Come deve stare male il fariseo in un mondo di peccatori, dove il male trionfa dappertutto! Il fariseo: un buon esecutore di precetti, onesto ma infelice. Il fariseo ripete un solo pronome: io … io … è un Narciso allo specchio, per il quale Dio è un articolo di lusso. Ha dimenticato i pronomi più importanti del mondo: tu, noi…
- Pietà di me peccatore. Il pubblicano non confessa neppure le proprie colpe, perché l’accusa dei peccati già l’ha fatto il fariseo al suo posto; il fariseo elenca le malefatte, il pubblicano chiede perdono. A questo punto entra in scena il Signore, che ha visto e sentito tutto, e sentenzia. Una conclusione sconcertante, un capovolgimento di posizioni, molto frequente nel Vangelo: Il pubblicano è giustificato, il fariseo è condannato. Due uomini erano saliti per pregare, ma uno solo ha veramente pregato. Dio non condanna le opere buone del fariseo, né approva le disonestà del pubblicano. Ordina solo di non giudicare, di non credersi migliori di nessuno. Gesù, con questa parabola, mostra che non si può pregare e disprezzare, adorare Dio e umiliare i suoi figli, come fa il fariseo. Pregare può diventare in questo caso perfino pericoloso: puoi tornare a casa tua con un peccato in più.
- L’insegnamento della parabola è chiaro: la logica di Dio è diversa da quella umana. Il Vangelo va accolto per fede, perché non ha adeguato riscontro nell’esperienza quotidiana. I poveri sono sempre poveri, i ricchi sono sempre ricchi; i giusti si creano le leggi per proprio uso; la discriminazione continua come sempre. Ecco l’angoscia della fede. Ma il regno di Dio viene al mondo come un bambino dal grembo di sua madre: c’è ma non c’è. Un occhio di fede, come quello del credente, quando vede un gigante di acciaio, si domanda se per caso la base non sia di argilla, indovina il punto debole, se ne rallegra. Il gigante cadrà ! L’occhio della fede penetra la terra e il cielo, va oltre. Non è un occhio descrittivo, che sta solo ai fatti, perché i fatti sono ciechi e vanno interpretati. Il vero senso della realtà di oggi è nel domani. E chi prega ha una congenialità con il futuro, non è il cronista del quotidiano, ma il profeta di un mondo migliore. Chi combatte la battaglia e ha fede, è sicuro della vittoria finale: Ho combattuto la buona battaglia. Ora mi resta la corona di giustizia (2Tim 4,7). Quando si entra nel mistero del male, il pericolo è quello della disperazione. La preghiera diventa garanzia di pazienza e prospettiva di futuro. BUONA VITA!
PUNTI RIFLESSIVI Non cerco di convincere di errore il mio avversario, ma di unirmi a lui in una verità più profonda (Lacordaire). Viviamo in un mondo nel quale troppi intelligenti tacciono e invece molti stupidi parlano (Schulz). Serve il potere solo quando si vuole fare qualcosa di male, altrimenti l’amore è sufficiente per tutto il resto (C. Chaplin). La Mente ci fa capire quanto siamo piccoli. Il Cuore: quanto possiamo essere grandi (Madre Teresa di Calcutta).