PADRE, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ!

28 LUGLIO 2019 – XVII Domenica del T.O. (C)
PADRE, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ!                                                                                                                              a cura del gruppo biblico ebraico–cristiano
השרשי× הקדושי×
Prima lettura: Non si adiri il Signore, se parlo (Gn 18, 20). Seconda lettura: Con lui Dio ha dato vita anche a voi, perdonando tutti i peccati (Col 2, 12). Terza lettura: Quando pregate, dite: Padre nostro! (Lc 11, 1)
- La domenica “della preghieraâ€. Al capitolo 11 del suo Vangelo, Luca ci consegna il Padre nostro, che è più breve rispetto a quello di Matteo, ma forse è più vicino all’originale. Per comprenderlo meglio, occorre approfondire questa novità : Gesù chiama Dio con il nome di Padre (in ebraico×ב ), meglio, di Papà (in aramaico ×ב×). Cosa scandalosa per gli ebrei, educati alla trascendenza di Dio. Gesù non ha soppresso il nome di Dio, perché il problema non stava nel nome, ma nell’esperienÂza di Dio: bisognava pensare e sentire Dio in altra maniera, chiamandolo PaÂpà . Questa parola è già presente nell’AT (Ger 31,9; 2Sam 7,14; Sal 2,7). Nel NT il termine Ï€Î±Ï„Î®Ï (pater) appare 414 volte, la maggior parte nei Vangeli. Solo nel Vangelo di Giovanni si trova 136 volte. Ma attenzione: quando Gesù chiama Dio come Padre, non esalta la sua potestas ma la sua paternitas (Mt 5,43; Lc 6,35), una paternità che si spinge fino ad amare i nemici (Mt 5,43), perché siate figli del Padre vostro (Mt 5,45). Gesù ci dice: quello che vi rende figli di Dio non è un rituale religioso (il rito dell’acqua battesimale), ma un comportamento d’amore. Quello che caratterizza i suoi discepoli non è la religione del rito, ma la bontà della vita. Per questo la cosa più sbagliata che possiamo fare di fronte a questo Dio non è disobbedirgli, ma averne paura.
- Oggi si prega meno di ieri. Almeno così pare. Stanno tramontando nel popolo cristiano abitudini di devozioni come le preghiere del mattino e della sera, e tante altre pratiche. Anche nei conventi, una certa premura per i problemi dell’uomo, una maggiore libertà di iniziativa nel clero e nei religiosi hanno ridotto i tempi per la preghiera comunitaria. Poi, serpeggia una certa diffidenza nei confronti della preghiera, perché questa appare come una fuga dalle responsabilità . Ma non è così. Viene in mente il grande testimone del Vangelo, Charles de Foucauld: dopo essere stato nella trappa, in clausura rigorosa, si recò a Nazaret per meglio vivere in contemplazione sui luoghi terreni di Gesù. Ma un giorno, mentre era tutto immerso nella sua contemplazione, dalla stanza vicina alla sua sentì un gemito; lasciò la preghiera, si recò nella stanza vicina e vi trovò un mussulmano moribondo e attorno a lui una povera famiglia in pianto. E allora Charles si chiese: Che diritto ho io di rimanere isolato nella mia preghiera? Io devo essere come uno di loro. Come uno di loro! Fu il suo nuovo programma di vita: si recò a vivere nel Sahara in una tribù di primitivi e ivi consumò la sua esistenza.
- Gesù è stato un uomo di preghiera. Il Vangelo lo documenta ampiamente e ci sarebbero solo pagine bianche senza la preghiera. Per 22 volte i sinottici scrivono che Gesù pregava e utilizzano il sostantivo Ï€Ïοσευχή (proseukè), che significa soprattutto desiderio, anelito della preghiera (Ï€Ïοσ-). La preghiera di Gesù non è la ripetizione di preghiere mnemoniche, di litanie monotone, di rituali codificati; le vere preghiere nascono quando vogliamo bene ad una persona, quando siamo felici con lui o soffriamo per lui. La preghiera, quindi, consiste nel desiderare (Ï€Ïοσ-) il bene della persona, lavorare per la felicità degli altri, nel decidersi per il bene: solo così la preghiera coincide con la vita, come raccomanda Paolo ai cristiani di Tessalonica: Pregate senza interruzione… αδιαλείπτως (adialeiptos) [1Ts 5,17]. È evidente che la preghiera incessante, intesa come atto religioso, non è possibile. Gesù cerca non ripetitori di formule mnemoniche ma adoratori del Padre in spirito e verità (Gv 4,22).
- Per pregare Gesù non è andato al tempio né in sinagoga. Interessante: Gesù andava al tempio e in sinagoga non per partecipaÂre alle cerimonie religiose, ma per insegnare alla gente (Mt 21,23; Lc 19,47; Gv 7,28). Come pregava Gesù ce lo dice Luca: si ritirava in luoghi deserti e pregava (Lc 5,16); trascorse la notte intera pregando Dio (Lc 6,12); salì sul monte per pregare (Lc 9,28); se ne andò, secondo il suo solito, al monte degli Ulivi e si mise a pregare (Lc 22,39). Gesù quaÂsi sempre pregava da solo: su un monte, in aperta camÂpagna, in luoghi solitari, sulla riva del lago (Mc 1,35; Mt 14,23; Lc 5,16). Gesù aveva chiamato ipocriti quelli che ostentavano la loro religiosità , pregando nelle strade e nelle piazze per farsi notare dagli uomini (Mt 6,5). Gesù vuole che noi pratichiamo una religiosità nascosta (á¼Î½ Ï„á¿· κÏυπτῷ-en tò kruptò), perché Dio vede nel segreto (Mt 6,4; Lc 5,16). Il Dio di Gesù non vuole una religiosità ostentata ma una vita onesta: le opere buone che facciamo (Mt 5,16). Quello che interessa non è ostentare pietà e religione, ma comportarsi come persone dalla vita buona. Le parole di Gesù Non chi mi dice: Signore, Signore (Mt 7,21) vogliono insegnare che determinante nella vita non è la pietà , la preghiera, la devozione … ma i risultati che ne derivano: pratiche di bontà , questo devono diventare le pratiche di pietà : dai loro frutti li riconoscerete (Mt 7,20). Attenzione: bisogna pregare, ricevere i sacramenti, andare in chiesa … ma le pratiche religiose che non diventano buone azioni vengono bollate da Gesù come ipocrisia (Mt 6,1). In sintesi, l’aspetto decisivo per il cristiano è una vita etica, segnata dall’amore, dall’onestà , dalla giustizia (Gv 15,17).
- Gesù pregava. Spesso desiderava lasciare quelle folle volubili e interessate, quegli apostoli litigiosi e limitati; si ritirava in un luogo solitario, davanti al Padre, tutto solo. Lui non aveva nulla da chiedere, né pane, né perdono, né protezioni e nemmeno favori. Quando tornava dalla preghiera, era luminoso e rinnovato, tanto che gli apostoli si chiedevano: Cosa è accaduto? Dov’è stato? A pregare! Se anche noi sapessimo pregare così! Un giorno gli apostoli hanno avuto più coraggio: Signore, insegna anche a noi a pregare. E Cristo ha insegnato una preghiera che somiglia alla sua: Sia santificato il tuo nome, il tuo regno, la tua volontà , ma l’ha adattata anche alle nostre necessità : Dacci il pane quotidiano, perdona i nostri peccati, dacci forza nelle tentazioni. Una preghiera non da recitare a memoria, ma da meditare con il cuore e da calare nella vita. Cristo ha impiegato una notte intera per dire solo Sia fatta la tua volontà . A noi, quanto tempo occorrerà ? Non si può dire un vero “Padre nostro†senza morire ai nostri cattivi progetti e risorgere alla volontà di Dio.
- Pregare significa morire e risorgere. Faccio un esempio. Una mamma viene in chiesa a pregare perché il suo bambino è malato, e dice a Cristo che il suo bambino non deve morire, che se morisse non glielo perdonerebbe mai. Ma se questa donna resta a pregare, si attaccherà al Cristo che prega e si staccherà dal figlio per cui prega. Quando si alzerà , resterà lei stessa stupita: Signore, te lo affido, ho più fiducia in te che in me. Tu sai ciò che è bene per lui, meglio di me! Una vera preghiera non cambia la volontà di Dio ma il cuore dell’orante. Cosa è successo? Niente, è morta alla sua volontà ed è risorta alla volontà di Dio. Un’ultima riflessione. Cristo non ha fatto pregare i suoi apostoli, prima che essi glielo domandassero; non ha organizzato processioni né adorazioni né scuola di preghiera … ma pregava notti intere, tanto che alla fine gli hanno chiesto: Insegna anche a noi a pregare. Che bel metodo di educare i figli! Se anche i nostri papà lo capissero! Cristo non ha costretto nessuno a pregare, ma pregava bene e in loro presenza, senza vergogna. Non ha detto: Andate in chiesa a pregare, io resto in casa per lavoro. Pregare, quindi, davanti e con i figli, e non per dare loro il “buon esempio†ma per intima convinzione! E. Fromm pone tra le caratteristiche dell’uomo maturo e armonioso anche la preghiera. La preghiera, anche dal punto di vista psicologico, è una forza liberatrice e pacificante, dissolve le tensioni che si accumulano lungo la giornata. Chi prega vive meglio, anche fisicamente. Buona vita!