Oasi dei Variconi: quando la bellezza della natura è minacciata dall’uomo

La riserva naturale, situata alla foce del Volturno, ha subito anni di incuria e di abbandono. Adesso, finalmente, sono stati messi in cantiere diversi progetti di riqualificazione. Nell’area, però, sussistono ancora numerose criticità ambientali.

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto 2 Ottobre 2021in Ambiente, Inchieste

Lungo la sponda meridionale del Volturno, più precisamente alla sua foce ricadente nel territorio di Castel Volturno, sorge una delle più importanti aree umide di interesse naturalistico della Campania nonché una delle più studiate del Meridione: stiamo parlando dell’Oasi dei Variconi. L’intera area protetta, che si estende su 1.504 ettari composti da stagni d’acqua salmastra, alte dune sabbiose e boschi di macchia mediterranea, ingloba non solo la foce del principale corso d’acqua campano, ma anche il Lago Patria e parte del litorale domizio da Mondragone fino a Licola. Il primo nucleo dell’attuale oasi naturalistica fu posto sotto tutela nel 1978 dalla Provincia di Caserta, che già ebbe modo di riconoscere le caratteristiche uniche e particolari della fascia costiera. Successivamente, dal 1993, con l’istituzione della Riserva naturale della foce del Volturno, l’intera area è stata soggetta a vincolo paesaggistico con l’obiettivo di tutelarne l’incredibile biodiversità.                                                                                                                                                                 La riserva, per le sue peculiarità morfologiche e naturalistiche che permettono la conservazione e la riproduzione di diverse specie animali sia alloctone che autoctone, compresa la nidificazione degli uccelli migratori, è stata riconosciuta di notevole importanza comunitaria anche dalla Convenzione di Ramsar per la tutela delle principali zone umide e lacustri d’Europa. Grazie all’attuazione di meccanismi di tutela e di protezione ambientale, l’oasi è diventata nel tempo un luogo di rifugio ideale per migliaia di uccelli che ogni anno di spostano in massa compiendo spettacolari migrazioni, lunghe anche migliaia di chilometri, verso il continente africano. Tale fenomeno è favorito dalla posizione in cui si trova il litorale domizio il quale si colloca quasi al centro del bacino del Mediterraneo, il che lo rende una tappa prediletta per numerose specie volatili in viaggio da un continente all’altro.

Tra le magnifiche specie di uccelli che si possono ammirare nell’Oasi dei Variconi in determinati periodi dell’anno ci sono il fenicottero rosa, la capinera, il martin pescatore, il pettirosso, il picchio rosso e l’airone cenerino. L’area, infatti, si presta perfettamente alle escursioni naturalistiche, ed è molto apprezzata dagli amanti del trekking del birdwatching. Questa pratica, negli ultimi anni, ha ricevuto grande impulso grazie all’impegno e ai progetti messi in campo dalle organizzazioni ambientaliste le quali si sono impegnate nella tutela e nella salvaguardia della straordinaria biodiversità che caratterizza litorale domizio, in particolar modo il Wwf, Legambiente e la Lipu. Così, anno dopo anno, grazie all’impegno di chi ama l’ambiente e la natura, l’intero litorale ha iniziato a vivere una nuova vita permettendo la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo del territorio che fosse pienamente ecocompatibile.

Tuttavia, fin dalla fine degli anni Settanta, anno in cui venne istituito il nucleo originario della riserva, le problematiche di natura ambientale non sono mai mancate. Se da un lato una piccola ma consistente porzione del litorale domizio, grazie all’introduzione del vincolo paesaggistico, è stata letteralmente salvata dalla cementificazione selvaggia avvenuta lungo tutta la costa casertana proprio a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, sono subentrati nel corso degli anni non pochi problemi che riguardano la tutela e la manutenzione dell’area protetta. Per un lungo tempo, infatti, sebbene l’ente di gestione del parco fosse sotto la competenza della Regione Campania, le amministrazioni di Mondragone, di Castel Volturno e di Giugliano in Campania, comuni sui quali si estende la riserva, si sono completamente disinteressate delle sue sorti, considerando la tutela dell’ambiente non prioritaria nel proprio operato politico.

Gheppio inanellato Variconi

Questo clima di indifferenza generale da parte delle istituzioni locali, a lungo andare, ha avuto la meglio e ha lasciato gli ambientalisti a combattere da soli per garantire la conservazione e la salvaguardia della natura incontaminata di questi luoghi. La loro opera però, seppur lodevole, da sola non è bastata per impedire i tantissimi illeciti ambientali che negli ultimi anni, e in numero sempre più costante, si sono consumati nell’area. Numerosi, infatti, sono stati gli interventi della guardia forestale per impedire ai bracconieri di sterminare le specie volatili protette che nidificano e trovano riparo nell’oasi. Oltre alla caccia illegale, si registrano ormai con cadenza settimanale, sversamenti illeciti di rifiuti all’interno dell’area protetta nonostante i continui interventi di rimozione. Ciò avviene perché non esistono, a oggi, efficaci sistemi di controllo e di sorveglianza agli accessi dell’oasi naturalistica: chiunque può accedervi e fare ciò che vuole in maniera indisturbata.

Dulcis in fundo non sono mancati atti di vandalismo i quali si sono configurati come vere e proprie azioni intimidatorie contro gli enti e le associazioni le quali, con mille difficoltà e in assenza di fondi, stanno cercando di riqualificare il territorio. L’ultimo raid vandalico, il più clamoroso, si è verificato nel 2019, quando un incendio doloso di grosse proporzioni ha letteralmente mandato in cenere diverse strutture di legno utilizzate per accedere all’area naturalistica e per effettuare gli avvistamenti di uccelli. Tale situazione di incuria e di abbandono è stata più volte denunciata dagli ambientalisti e a distanza di due anni, lo scorso luglio, il Comune di Castel Volturno, in accordo con l’Ente riserve naturali della Regione Campania, ha finalmente approvato con una delibera ad hoc che prevede lo stanziamento di risorse per 80.000 euro, un importante progetto di riqualificazione ambientale dell’area così da renderla nuovamente fruibile ai visitatori. Gli interventi di recupero e di rifunzionalizzazione sono in procinto di partire e si spera che l’area, a breve, torni di nuovo accessibile.

Inoltre, per ovviare alle mancanze e ai deficit finanziari di cui è afflitto l’Ente riserve naturali a causa della scarsità di investimenti erogati dalla Regione Campania per la tutela del patrimonio ambientale, è in fase di realizzazione un tavolo di coordinamento permanente composto dalle diverse associazioni ambientaliste attive sul litorale domizio affinché, con il supporto delle istituzioni locali, collaborino tra loro per mettere in campo azioni e interventi mirati che salvaguardino l’immenso patrimonio naturalistico custodito all’interno dell’Oasi dei Variconi ed evitare che altri scempi ambientali, come quelli ai quali ancora oggi siamo costretti ad assistere, si consumino al suo interno. Per promuovere pienamente questo processo di riqualificazione della riserva, l’intera area è entrata a far parte, da qualche anno, anche dei luoghi del cuore tutelati dal Fai – Fondo ambiente italiano.

A seguire una gallery di immagini che testimoniano purtroppo in maniera vivida ed evidente l’attuale stato di degrado, di incuria e di abbandono in cui versano alcune aree dell’Oasi dei Variconi a Castel Volturno, con ingressi non controllati e cumuli di rifiuti nonché svariati oggetti di risulta di varia origine e provenienza abbandonati qua e là e che a oggi non sono stati ancora rimossi da chi di dovere. (Foto scattate dal nostro corrispondente Narciso Blima).

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Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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