L’OMBRA SINISTRA DEI DERIVATI SULLA FINANZA PUBBLICA: UN GIOCO AL MASSACRO
di Raffaele CARDILLO
Secondo un report della Corte dei Conti la Campania e, per essa, gli Enti Locali, detiene il triste primato del ricorso ai Derivati, quel mostro tentacolare che stritola e rende asfittici i conti del malcapitato che osa inoltrarsi nel percorso impervio di uno strumento finanziario che, a tutt’oggi, ha mietuto vittime illustri.
Il denominatore comune di questa vera cancrena delle Istituzioni è l’inadeguatezza degli apparati preposti alla loro gestione.
Non ci si improvvisa conoscitori di questa cosiddetta finanza creativa senza averne i necessari rudimenti.
Se all’approccio la formula potrebbe sembrare all’apparenza accettabile e, quindi, senza rischi insiti, nella realtà , purtroppo, essa si rivela un vero boomerang con effetti dirompenti e catastrofici, con costi insopportabili per la Pubblica Amministrazione.
Vorremmo, a questo punto, dare un nome a questo fantomatico mezzo diabolico: ebbene il suo nome è SWAP e, più precisamente, interest rate Swap.
Il termine che dall’inglese significa “scambioâ€, non è altro che un contratto con cui due parti si obbligano a scambiarsi reciprocamente dei pagamenti di interessi calcolati su un determinato capitale.
Una sorta di assicurazione su un prestito contratto ad esempio con la Cassa depositi e Prestiti, che l’ente locale stipula con una banca per garantirsi dalle fluttuazioni dei tassi nel tempo e, contestualmente, aggiungasi una specie di anticipazione che l’Istituto di Credito garantisce al Comune in parola, previa restituzione, con tutti i risvolti negativi che l’operazione potrebbe presentare.
Un vero ginepraio dal quale è quasi impossibile uscirne indenni.
Da un lato la superficialità e la voracità dell’amministratore che vuole liquidità ad ogni costo per creare consenso e, dall’altra, i mastini della Finanza che sfruttano queste situazioni per portare a casa plusvalenze.
Un tipo di ludopatia inveterata che connota il politico locale, la classica sindrome del giocatore d’azzardo che, disperato, ritenta la fortuna sperando che la pallina della roulette vada a fermarsi nel numero prescelto, e forse non tiene a mente, la vecchia regola aurea che “il banco vince sempreâ€.
Non osiamo pensare che, siccome, le perdite sui derivati, non vadano segnalate a bilancio, i nostri eroi continuino a dilettarsi col loro giocattolo preferito.
Sarebbe insulso credere che tra i loro obiettivi ci sia quello di posticipare nel tempo le perdite, facendole pesare sulle generazioni future e, soprattutto, siccome il loro mandato è, più o meno, non di lunga durata, ritengano di farle pagare alle Giunte successive.
Questo gioco al massacro non porta da nessuna parte, non si scherza impunemente col denaro pubblico
A questo punto è difficile prevedere come se ne possa uscire, ma è fatale che l’ombra del crack aleggia implacabile sui Comuni investiti da tale tsunami economico e, riteniamo e auspichiamo che, solamente l’intervento del legislatore possa mettere ordine in un contesto, con l’immissione di norme ad hoc, che regolamentino una disciplina fortemente elusiva e che sfugge ai normali controlli operativi.