LE JANARE E LE ENTITÀ METAMORFICHE DEL MONDO ANTICO

 

SECONDO ANTICHE LEGGENDE  CHE PERMEANO IL RETROTERRA CULTURALE DELLA CITTA’ DI BENEVENTO, ENTITA’ OSCURE SI DILETTEREBBERO A MANIPOLARE LA VITA PRIVATA DELL’UOMO, E RAPIREBBERO I BAMBINI ALLA LUCE DELLA LUNA.

Le Janare e le entità  metamorfiche del mondo antico

DI VINCENZO TUFANO

La suggestiva città di Benevento, sita nel territorio campano, è divenuta nel tempo meta attrattiva di numerosi turisti, non solo per i monumenti e per i caratteristici borghi di epoca antica, ma anche e soprattutto per la credenza popolare diffusasi in tutta Europa a partire dal XIII secolo  e che vuole  tale cittadina  essere infestata dalle streghe,  identificate con l’appellativo  di ‘’Janare’’, dedite a rituali di stregoneria e pratiche orgiastiche. Nel corso del tempo Benevento si aggiudicò la sinistra fama di patria della stregoneria e della magia nera. Analizzando  il termine ‘’Janara’’ dal punto di vista della sintassi e della sua derivazione è possibile portare alla luce retroscena inediti sulla vera natura di queste presenze. Chi sono veramente le ‘’Janare?’’. Il fatto che siano state, o ancora lo siano, semplici streghe, può spiegare tutto il contorno misterico e occulto che circoscrive  queste figure?

 

Creature nell’ombra

Il termine ‘’Janara’’ deriva da ‘’Dianara’’ ossia ‘’Sacerdotessa di Diana’’ o da Janua, Porta, perché era davanti la porta che le persone posizionavano dei sacchetti di sale, così la tanto temuta Janara contando i suoi granelli avrebbe indugiato, evitando cosi di entrare  nelle case, e al sorgere del Sole sarebbe scappata, in quanto la sua luce l’avrebbe uccisa.  Ciò si evincerebbe che i suoi transiti avverrebbero solo di notte, come i vampiri.

Questa presenza misteriosa viene descritta come un’entità mutaforma, seducente ma letale, in grado di divenire incorporea della stessa consistenza del vento. Si diletterebbe nel rapire bambini e uscirebbe solo di notte. Una seconda peculiarità che si riscontrerebbe dalle cronache dell’epoca sarebbe il suo ‘’vizietto’’ di intrufolarsi nelle stalle dei cavalli, per poi in un secondo momento cavalcare la giumenta tutta la notte. La sua abitudine prediletta sarebbe quella di creare una serie di treccine alla cavalla rapita e in alcuni casi succhiarle il sangue. Sarebbe in grado di assumere la forma di qualsiasi animale, dal cane al topo sino al lupo. Non tutte le credenze sarebbero da prendere alla lettera però, come la presunta capacità di questa entità di volare su un manico di scopa. L’origine di questa credenza, che è una costante in tutte le tradizioni dei paesi europei non è ben chiara, ma alluderebbe a un qualcosa in grado di spostarsi nell’aria in modo furtivo e repentino. Si narra che durante i rituali di stregoneria che venivano officiati a Benevento, ma non solo anche in tutta la Campania, la Janara sotto sembianze demoniache, altre volte invece con fattezze lucertiformi,  prendesse parte a queste feste e veniva adorata e riverita. In molte pitture antiche possiamo notare infatti il forte legame simbolico tra il demonio e la donna, identificata con la strega. Entrambe queste figure   sono unite in un abbraccio mortale. La strega infatti assumeva, in alcuni casi, il ruolo di ‘’amante’’ del demonio. Le Janare utilizzavano quindi le streghe come intermediarie con il mondo infero dove si dice dimorassero queste presenze malefiche e ostili nei confronti dell’uomo?  In realtà la demonizzazione nel tempo della figura delle Janara a parer mio è stata eccessiva e fuorviante.  Stesse presenze ingannatrici nei confronti dell’uomo le troviamo in molte altre credenze e culture. Basti pensare alla tradizione creola argentina dove domina la figura del ‘’Pombero’’. La leggenda narra che questa creatura può rapire i bambini di notte e se viene menzionata bisogna farlo sottovoce per evitare di offenderla. Si narra infatti che i bambini  catturati dal Pombero vengono lasciati lontano dalle loro case palesemente storditi. Il rapimento avverrebbe sempre di notte. Questa leggenda, da un punto di vista strettamente descrittivo palesa delle similitudini evidenti con tutti i racconti relativi alle Janare e con i moderni casi di ”rapimenti alieni”. Il tutto andrebbe associato anche alla figura della Tunda, dei miti colombiani. Un essere dalle sembianze mostruose ma  che   assumerebbe di proposito  fattezze di una donna fascinosa per attrarre a sé i viandanti di passaggio, per scopi occulti. Possibile che ci sia una fonte comune a tutte queste leggende?  Il termine usato fino al medioevo per qualificare queste ”entità” era Lamie, termine che al plurale, secondo la descrizione di Plutarco, rappresentava figure in parte umane in parte animalesche, che si nutrivano di sangue. ( ”fonte, Dee, serpenti e janare, nella leggenda del Sabba”.

Ciò che accadde recentemente sulle colline di un paese Beneventano riguarda un’esperienza di un uomo, il quale  disse di aver osservato, in un bosco, delle donne danzare formando un cerchio e al centro un trono, sul quale sedeva una figura infernale e animale, simile a un rettile…Tutto ciò che avete letto verrà presentato tra pochi giorni in un servizio per Telejonio con una mia intervista.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *