LA FEDE E’ UN DUBBIO SUPERATO (Lc 17,5)

a cura di Don Franco Galeone
Domenica 2 ottobre 2016
2 ottobre 2016 – XXVII Domenica del Tempo ordinario (Anno C)
LA FEDE E’ UN DUBBIO SUPERATO (Lc 17,5)
A cura del Gruppo biblico ebraico-cristiano השרשי× הקדושי×  francescogaleone@libero.it/sayeretduvdevan@yahoo.it
- Se aveste fede quanto un granello di senape (kókkov sinà peôs). Il granello di senape è l’esempio della cosa più minuta che esista. I rabbini utilizzavano questo esempio per indicare il peccato più piccolo. La fede degli apostoli era come qualcosa di insignificante, quasi nulla. Gesù lo aveva detto in ripetute occasioni. Dei discepoli dice che erano “miscredenti†(ápistoi) (Mt 17,17), con una fede piccola (oligopìstoi), così piccola che era come se fosse nulla (Mt 8,26; 14,31; 16,8; Lc 12,28). Come si spiega che i seguaci di Gesù avessero una fede così scarsa? Probabilmente la mancanza di fede ha molto a che vedere con la loro ambizione di fama e di potere. È un tema che nei vangeli risalta con evidenza; le discussioni tra loro su chi fosse il primo, il più importante (Mc 9,34; Mt 18,1-5, Lc 9,46-48; Mc 10,35-41; Mt 20,20-24; Lc 22,24-27). Se questa erano le loro ambizioni , come potevano avere una fede salda in Gesù? Qualcosa di simile sta capitando ancora oggi nella Chiesa?
- La fede è qualcosa di bello: è come camminare lungo un sentiero illuminato; ma è anche qualcosa di impegnativo: è la risposta dell’uomo a Dio. Gli apostoli intuiscono che la fede è anche difficile, per questo si rivolgono a Gesù dicendo: Signore, aumenta la nostra fede! La fede non è un elenco di verità , ma una Persona cui affidarsi. Fede è dire: Amen! La fede non è un patrimonio, un tranquillante prodotto, un pacifico possesso. Fede è mancanza di prove. Come quando diciamo speranza sottintendiamo che manca la cosa sperata, così quando diciamo fede sottintendiamo la mancanza di prove. Per qualcuno, molte prove significano molta fede. È invece esattamente l’opposto: prove e fede sono inversamente proporzionali. La fede rassicurante ha bisogno di avere Dio dalla propria parte. La fede biblica si preoccupa di stare ogni giorno dalla parte di Dio. Non tanto Dio con noi ma noi con Dio. Noi diamo per scontato che religione e fede, cristianità e cristianesimo, chiesa e regno siano sempre le stessa identica realtà . Non è sempre così.
- Chi siamo noi che ci diciamo cristiani? Siamo forse della povera gente depressa, sopportata a mala pena in un mondo sempre più laicizzato, uomini di serie B che non hanno abbastanza fiducia in se stessi? Degli illusi, insomma, e forse lievemente ritardati? Nessuno si offenda, ma questa è in genere l’immagine pubblica di un cristiano. Ma la colpa è solo nostra. È sempre lì il punto: crediamo e non crediamo, vogliamo e non vogliamo, abbiamo timore di essere scambiati per persone irrazionali, e barattiamo la fede con il buon senso, scambiamo per tolleranza le debolezze verso le opinioni del mondo, insomma, ci sforziamo di essere come tutti, graditi a tutti. Ma il cristiano non è come tutti! Il cristiano crede fermamente, parola per parola, che la forza della fede può sradicare un gelso e farlo correre a trapiantarsi in mare. Sì, il cristiano crede nei miracoli! E non solo in quelli dei santi antichi, ma nei miracoli che possono avvenire in qualunque momento, adesso, qui, nella mia città , in casa mia. Il cristiano crede fermamente che se la sua fede sarà grande quanto un granello di senape, egli stesso sarà capace di compiere miracoli. Questa è la nostra fede e il nostro scandalo. Altro che povera gente ritardata!
- Il Vangelo ci invita a operare un salto di qualità dal visibile all’Invisibile, dal significante al Significato, dalla materia al Simbolo. L’uomo contemporaneo ha una mentalità positivista. Mi spiego: due più due fanno quattro, il fuoco brucia, un corpo lasciato nel vuoto cade; queste affermazioni sono evidenti e verificabili. Invece: Dio è misericordioso, Cristo è risorto, l’anima è immortale … queste affermazioni non sono sperimentabili, ognuno le può contestare. Uno dei più noti filosofi della scienza ha formulato questo teorema: Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere (L. Wittgenstein). Ma cosa è ciò di cui non si può parlare? Molti conoscono una parabola di Cristo: un uomo diede una grande cena e fece molti inviti, ma tutti cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comperato un campo; ti prego, scusami. Un altro disse: Ho comperato cinque paia di buoi; ti prego, scusami. Un terzo disse: Ho preso moglie; scusami, non posso venire. La grande cena appartiene all’ordine delle cose di cui non si può parlare: il campo, cinque paia di buoi, una moglie, sono invece realtà delle quali tutti intendono facilmente il senso. L’uomo contemporaneo preferisce il campo, il denaro, l’oggi alla misteriosa grande cena. Ma non di solo pane vive l’uomo: occorre il coraggio della verità . Coraggio, perché la verità non è serva ma padrona. La verità non può essere messa a servizio dei nostri interessi; questo può accadere per le verità scientifiche o tecniche, ma non per la verità , quella che abita dentro l’uomo, e che tuttavia supera ogni uomo. Chi dice che la verità non esiste, è come colui che sostituisce la sposa vera con una prostituta: la prostituta è attraente e facile, ma dura un giorno, lasciando sempre più soli. La verità , quando non viene cercata, è sempre sostituita da un surrogato. Ci sono tante bandiere dietro le quali arruolarsi; una volta scelta la bandiera, il padrone, il partito, la religione … abbiamo un giudizio sempre pronto su tutto; il dogmatismo diventa la regola. E allora, che fare? Tante cose, soprattutto ricercare con umile ostinazione, prendere il largo: Duc in altum! In ogni uomo sono seppellite urgenti domande di senso, giace un gabbiano incatenato che aspira a volare nell’azzurro infinito. Forse ti senti nauseato se ancora una volta parliamo di Dio? Eppure Dio è il solo che mai può essere cercato inutilmente, neppure quando appare impossibile trovarlo.
- Una ragione della debolezza della nostra fede è la smentita dei fatti. Le cose vanno, nella nostra vita pubblica e privata, in modo diverso da come ci è stato promesso. Sono venti secoli che parliamo della pace di Cristo, ma la pace non c’è. Sono venti secoli che proclamiamo la beatitudine dei poveri, ma i poveri non sono beati. La fede appare inutile, non modifica nulla, non solo non muove le montagne, ma non muove neppure un sasso. Sembra una certezza inutile, consolatoria. E il credente sa bene che non ha prove da opporre. Innanzitutto non ogni fede è fede. Noi siamo così abituati a diluire la specifica fede cristiana dentro una generica fede religiosa, da dimenticare poi lo specifico della fede biblica: Dio si è impegnato con l’uomo, ha stretto con lui un’alleanza. La mia fede non è in un Dio ma nel Dio che ha promesso che questo mondo di violenza finirà , e se tutto questo tarda, dobbiamo attendere con fiducia operosa: impegnarci, non voltando le spalle alle ingiustizie, dimenticando tutto nell’oasi della spiritualità , dove si canta il gregoriano e ci sembra di amare. Potrà cantare il gregoriano solo chi ha lottato per la dignità dell’uomo. Si deve credere in Dio guardando la cronaca dei delitti di questo giorno. Si parla di Dio con il giornale sotto gli occhi, perché è questo il mondo su cui Dio si è impegnato. La fede passa attraverso lo scandalo – non accanto, sopra, sotto – ma attraverso lo scandalo. È difficile per noi sentire la forza del Vangelo perché noi non siamo in povertà . Noi ce la intendiamo con i fabbricatori delle leggi e del potere. Il nostro discorso di fede è un discorso di consolazione, che non riesce a spezzare le complicità con i violenti. E allora perché questo ritardo del giorno del Signore? Perché non abbiamo fede. Se avessimo fede come un granello di senape sposteremmo le montagne, le dittature, il capitalismo, la globalizzazione, le istituzioni oppressive … Non abbiamo fede. Il rimprovero di Gesù è sempre vero. Dobbiamo pregare: Signore, aumenta la nostra fede! BUONA VITA! Punto riflessivo: La Verità è la cosa più preziosa che abbiamo. Usiamola con parsimonia (Mark Twain).