III domenica del tempo ordinario (B)
Domenica 25 gennaio 2015
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III domenica del tempo ordinario (B)
Dice lo stolto: Signore, non ho tempo!
“Commento di don Franco Galeoneâ€
(francescogaleone@libero.it)
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Dopo il battesimo nel Giordano, Gesù si reca in Galilea, dove annuncia il vangelo di Dio. Quattro sono i temi del suo annuncio: due riguardano la proposta del Signore (il tempo è compiuto, il regno è già in mezzo a noi) e due riguardano la risposta degli uomini (convertitevi, credete al vangelo). Quel regno di Dio, che i profeti avevano annunciato, ora è tra noi; è finito il tempo dell’attesa, inizia quello della realizzazione. Nessuno può più ignorare gli inviti alla conversione, che partono già dall’Antico Testamento. Si tratta di appelli urgenti, perché il tempo che ci resta si è fatto breve
Il breve ma intenso vangelo di Marco
A partire da questa domenica, ascolteremo, durante la messa, il vangelo di Marco; per questo cerchiamo di presentare, in rapida sintesi, le caratteristiche maggiori di questo evangelista. Il vangelo di Marco fu il primo ad essere composto, intorno al 70 d.C.; amico, segretario, compagno di Pietro, Marco è uno scrittore semplice ed elementare; le frasi sono brevi e collegate con “eâ€, ma vivaci e pittoresche: il suo è il vangelo più breve: appena 11.229 parole greche, rispetto alle 19.404 di Luca e le 18.278 di Matteo; perciò Agostino lo chiama “il divino abbreviatoreâ€. Brevità e semplicità , ma con un progetto teologico: usando un’immagine, dalla oscurità alla luce; possiamo dire che Marco ci conduce prima sulla soglia di una basilica, in cui si intravede alla lontana il volto di Gesù nell’abside; poi, avanzando sempre più, quel volto diventa più chiaro: nei capitoli 1-8, Gesù raccomanda il silenzio sulla sua persona (il segreto messianico); nei capitoli 8-15 inizia la rivelazione, che culmina nella confessione di Pietro: “Tu sei il messiaâ€; dal capitolo 15 in poi abbiamo la rivelazione conclusiva: “Veramente quest’uomo è Figlio di Dioâ€.
Gesù è uno che ama “stare conâ€
Nel vangelo di Marco è raro trovare Gesù da solo; è sempre in compagnia, e non sempre in buona compagnia! Su 671 versetti – tanti costituiscono il suo vangelo – ben 498, cioè il 76%, descrivono Gesù insieme a …, Gesù con … . Ecco l’immagine preferita da Marco, a insegnare che la sua presenza è continua, reale, invisibile. Il vangelo di Marco descrive Gesù in movimento: nella prima parte, questo movimento avviene in Galilea, attorno al lago e nei villaggi; qui avviene anche la chiamata dei primi quattro discepoli. Un racconto semplice, senza notazioni psicologiche; lo schema è lineare: chiamata – risposta: Â
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▪ Passando lungo il mare, Gesù dice:
E’ il momento della chiamata. Da parte di Gesù c’è uno sguardo: “vide†è osservare con intenzionalità , come Davide che lungo il fiume cerca la pietra adatta per la sua fionda; e c’è un invito: nel mondo antico, i discepoli sceglievano il maestro; qui è Gesù che chiama, gratuitamente; non è il discepolo che cattura il maestro, ma Gesù attira a sé il discepolo; se io mi decido per lui, è perché Cristo mi ha già lanciato un invito;
â–ª E subito, lasciate le reti, lo seguirono
E’ il momento della risposta: da parte del discepolo fiducia, abbandono a Dio, che non presenta subito la lista delle sue esigenze, ma comanda solo “Veniteâ€; le spiegazioni verranno dopo la vita; c’è il distacco dalle reti, dal mestiere, dalla famiglia. L’accento non va posto sul lasciare ma sul seguire. Il discepolo non è uno che ha abbandonato, perso, fallito … ma uno che ha trovato Qualcuno; la perdita viene assorbita dal guadagno. Il discepolo deve lasciarsi fare. “Io vi farò diventare pescatori di uominiâ€; il primo mestiere, pescatori di pesci, lo sanno bene; il secondo lo impareranno alla scuola di Gesù.
▪ Gettavano le reti … riassettavano le reti
Significativi questi particolari. Dio appare all’interno della nostra cronaca al nostro lavoro quotidiano. Come dire: la fede nel regno si costruisce all’interno dei rapporti umani; il suo vero luogo teologico è il vivere normale; la fede non crea necessariamente spazi sacri accanto alla vita, ma è dentro; la fede ripudia l’oggettivazione, l’identificazione, il recinto; è un messaggio che passa dentro i vari messaggi.
Convertitevi e credete al vangelo!
Convincere oggi i cristiani che la conversione conduce alla gioia è difficile. Gesù invece associa la buona novella alla conversione. La conversione di cui parliamo è un incontro e non un esame di coscienza, è una festa e non una tristezza, è un abbraccio e non una sentenza. Invece di “rientrare in se stessiâ€, e fare l’inventario delle proprie colpe, occorre “uscire da se stessi†e rivolgersi a Dio, per scoprire fino a che punto ignoravamo l’amore, la gioia, il perdono. La buona novella è che i peccati “sono†perdonati; non è detto che “saranno†perdonati a quella o a quell’altra condizione. E’ fatta subito la pace, il castigo non segue la colpa, né la vendetta segue l’offesa, né la grazia segue al riparazione, ma la precede! La nostra società è costruita sulla giustizia, i tribunali, le punizioni, le prigioni. Siamo legati ancora alla nozione pagana e orientale secondo la quale il peccato dev’essere “espiato†per essere perdonato. Gli uomini e le società finiscono per somigliare al dio che adorano; se la nostra società è così repressiva, se vi sono tanti giudici, tanti giudizi, tanti tribunali, tanti carcerati, è perché siamo diventati simili al dio che “giudica i vivi e i mortiâ€. Abbiamo sacralizzato il giudice e il giudizio, invece di divinizzare la misericordia e il perdono. Gesù ha passato la vita in questo compito: fare dell’ingiusto un giusto, del peccatore un santo, della prostituta Maddalena una santa Maddalena, delle nostre odiose colpe felici ricordi. Ha liberato Zaccheo dalla sua avidità , la Maddalena dai suoi amanti, Matteo dal suo odioso mestiere; il suo amore gratuito e meraviglioso ha fatto risorgere in ognuno ciò che tutte le giustizie di questo mondo avrebbero soffocato per sempre!
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