I CULTORI DI LUCULLO

 

di Raffaele CARDILLOPRODOTTI+TIPICI+DEL+MATESE+1

Siamo altamente disgustati da questo fiorire di trasmissioni televisive sul cibo, questo bombardamento mediatico incessante nel mostrarci prodotti enogastronomici e col fornirci ricette dal vivo, cuochi provetti e non, che si cimentano fornendo prove egregie, nel proporre manicaretti e altre succulente pietanze, il tutto teso ad arricchire le conoscenze culinarie degli italiani.

Certo il colmare questa lacuna è un’opera “altamente meritoria”, bisogna dare atto alla TV di stato (come ringraziarla!) vera antesignana di questo filone che poi si è sviluppato in altri network.

Uno spettacolo deprimente, avvilente che denota carenze d’idee nel proporre rappresentazioni di peso, che concorrano alla formazione, soprattutto dei giovani, attratti da trasmissioni insulse scarse di contenuti educativi che, propinano messaggi, magari che inneggiano alla violenza.

Una desertificazione culturale che abbraccia interi strati della popolazione, un impoverimento d’idee, un appiattimento di conoscenza e un’omologazione dell’ingegno che alimenta un gregarismo massificante.

Non c’è più estro creativo, né inventiva, tutti soggiogati da tamburellanti messaggi che invitano a non pensare, l’imperativo categorico è sgombrare la mente da qualsiasi pensiero ammutinante e irreggimentarla sull’altare delle amenità.

Poi quello che ci indispone è che in un periodo di recessione, di stagnazione dell’economia, dove regna l’indigenza assoluta tra i vari strati della popolazione, dove procurarsi alimenti e sostentamento rappresenta un’impresa ardua e in mancanza il fatale ricorso alle mense della Caritas che, suppliscono in modo egregio, a rifocillare dei gruppi di persone destinati a morire d’inedia; ebbene alla luce di ciò i soloni delle varie TV non trovano di meglio e, arricchiscono i palinsesti di programmi, che inneggiano alla crapula, alla gozzoviglia, spettacolarizzando gli alimenti più disparati: una sorta di fine tortura predisponente all’annichilimento delle menti.

Queste tecniche di comunicazione usate anche come armi di distrazione, tendono a deviare l’attenzione delle masse da quelli che sono i veri problemi della comunità, imprigionando e tenendo occupata l’attenzione da fatti insignificanti: un controllo sociale sistematico che non concede spazi operativi.

Come reagire a questa subdola coartazione e atrofizzazione dei neuroni?

Bisogna con uno scatto d’orgoglio ritrovare quella dignità e quegli stimoli libertari che connotano il DNA di tutti gli uomini liberi, dando luogo a quel processo di liberalizzazione che garantisca e protegga il consorzio civile da elementi perturbatori che ne possano alterare il percorso democratico.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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