GLI ARCANI DELLA FINANZA INTERNAZIONALE
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Ci riallacciamo a quanto scritto qualche giorno fa circa il dissennato passaggio di un’azienda considerata strategica qual è la Telecom, nelle mani di Telefonica colosso delle comunicazioni spagnolo e, rimaniamo sgomenti nell’apprendere che, il Presidente Bernabè, è venuto a conoscenza del riassetto azionario dai comunicati stampa.
Trovo estremamente bizzarro, ma soprattutto grave, che un personaggio di grossa levatura, abbia a fare tali dichiarazioni, significa venir meno al suo ruolo di manager, fra l’altro lautamente remunerato, che si distrae su un accadimento di notevole portata per la nostra già disastrata economia.
Non siamo qui a puntare gli indici accusatori ma, saremmo felici che, per l’evento in parola, ci fossero dei chiarimenti atti a dissolvere le nubi di potenziali sospetti, di manovre, tese a destabilizzare l’organismo Italia, già minato da pregresse congiunture e bisognevole di cure efficaci, riabilitative, per reinserirlo a giusto titolo nel circuito economico internazionale.
Vorremmo capire anche quali siano le disponibilità della società spagnola, quando vi sono dei rumors che la accreditano come eccessivamente indebitata e, non in grado di affrontare tale acquisizione.
Nel primo semestre di quest’anno l’azienda in questione è indebitata per 53 miliardi di euro, la sua navigazione è a dir poco avventurosa, su quali basi e quali prospettive s’intravedono all’orizzonte di questo inglobamento?
Potremmo individuare che il vero obiettivo sarebbe la conseguente acquisizione delle controllate estere Telecom, ci riferiamo ai gioielli sudamericani di Argentina e Brasile, dei veri serbatoi di utili crescenti e quindi appetibili sotto tutti i punti di vista.
Rimane il dubbio atroce del come reperirà i fondi l’acquirente spagnolo per l’assorbimento, non vorremmo pensare che alle spalle ci sia una cordata, volta a destabilizzare la già esausta industria italica.                      Il nostro premier Letta assumendo posizioni pilatesche, prende le distanze col dire: è una società privata, staremo a vedere!
Non siamo, naturalmente d’accordo su queste valutazioni, riteniamo essere superficiali nel non ritenere un’azienda qual è la Telecom priva di significato strategico, necessaria per la sicurezza nazionale, essa fa parte delle “infrastrutture critiche del Paese†e gestisce informazioni sensibili, quindi, a rigor di logica, va tenuta saldamente in mano italiana.
Dello stesso avviso è il Copasir (Comitato parlamentare sicurezza repubblicana) rimarcando il pericolo che correrebbe lo Stato con l’alienazione della struttura.
E’ necessario trovare delle soluzioni e, soprattutto bisogna fare presto!
Come approccio iniziale si potrebbe fare ricorso all’istituto della “Golden Share†che riconosce al Governo in carica, dei poteri di veto, ponendo limiti a operazioni finanziarie che potrebbero alterare gli equilibri vitali della Nazione, una sorta di blindatura volta a rendere inaccessibile e scoraggiare possibili raid contro il fortino Italia.
Aspettiamo trepidi l’evolversi di questa intricata vicenda, confidando almeno per una volta nei nostri politici, che in un sussulto di dignità , forniscano finalmente prova di reale attaccamento ai colori della nostra bandiera, nel futuro interesse delle prossime generazioni.