Festa del Corpo e del Sangue di Cristo (C)
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Festa del Corpo e del Sangue di Cristo (C)
Il pane e il vino per la vita degli uomini
“Commento di don Franco Galeoneâ€
* Nella prima lettura è presente il tema davvero interessante della “universalità concretaâ€. Melkisedek è una delle figure più strane della Bibbia: non è un ebreo, eppure è re-sacerdote, offre a Dio pane e vino, e benedice persino Abramo, capostipite del popolo eletto. Melkisedek offre, accanto ad Abramo, un medesimo sacrificio. Questa figura di Melkisedek, che appare inattesa e misteriosa, è simbolo del sacerdozio umano originario, e insegna che vi è un sacerdozio molto più vasto del sacerdozio ebraico e di ogni sacerdozio clericale. Anche Adamo, posto nel paradiso terrestre, vive un’eucaristia originaria, e l’amore tra Adamo ed Eva è l’immagine degli inizi e della fine del mondo. Perché così sarà la fine. La Cena del Signore, per un verso si collega alla dinamica delle origini, e per un altro verso annuncia, prefigura, prepara la fine. La chiesa di Dio è il mondo, realmente universale. Il Cristo ha voluto ristabilire il progetto del Padre: le creature appartengono alla chiesa del Padre nel momento in cui nascono. La sapienza di Dio ha fatto un “cerchio sull’abisso†e dentro questo cerchio tutte le creature sono, respirano, vivono. Tutti siamo interni a questo progetto del Padre. Credere nel Cristo non significa credere in una figura “particolareâ€, entrare in una religione “particolareâ€; significa entrare nella religione della creazione; significa prendere il bandolo dall’inizio; altrimenti anche il cristianesimo è parte fra le parti e la sua fede diventa fanatismo aggressivo. La figura di Melkisedek entra nelle nostre chiese e vi porta la religione del cosmo. Egli è senza padre, senza madre, senza generazione, cioè l’uomo, l’uomo qualunque che siede accanto a noi. Noi cristiani non dobbiamo chiedere a nessuno la carta di identità . Chiunque è uomo siede fra noi, porta la voce della creazione. Il mosaico finale sarà il frutto della collaborazione di tutte le civiltà e religioni. I cristiani sono, o dovrebbero essere, gli amici del genere umano. A molti di noi sembra che se non ci distinguiamo, cadiamo nella confusione. Il regno è opera dello Spirito e, per entrarvi, bisogna compiere alcuni passi. Ognuno li compia secondo la sua coscienza; dell’altrui, di coscienza, noi non abbiamo la chiave! Prima che sorga la coscienza, c’è l’essere, ed essere cristiani significa prendersi addosso non la coscienza, ma l’essere di ogni uomo.
* Con i non-cristiani noi dobbiamo misurarci, non già su un pacchetto di verità date, ma sulla nostra capacità di essere con-gli-altri, di lavorare con-gli-altri. Più noi ci facciamo tutto a tutti, più noi siamo secondo Cristo. Purché il regno di Dio, la chiesa del Padre si estenda! Questo forse richiederà a noi cristiani una maggiore umiltà . Pensate alle processioni del Corpus Domini di altri tempi, in cui la partecipazione dei fedeli e delle autorità alle sfilate aveva anche lo scopo di mostrare agli altri che noi eravamo i primi, i migliori, i più numerosi. Oggi siamo riconsegnati alle nostre mense eucaristiche senza concessioni ai politici o ai potenti di turno. Non è una verità autolesionista, ma liberante: Dio è migliore di noi! E anche questa semplicità e povertà sono grazia di Dio! Allora, quando io celebro la Cena del Signore, non vivo una stanca abitudine perché mi sento immerso della storia del mio mondo. La mia chiesa perde il recinto, ci ritroviamo tutti all’aria aperta, su un prato, a gruppi di 50 o di 100, distinti ma non divisi, e tutti mangiamo a sazietà . Noi non siamo gli umbratili adoratori di un dio privato, ma viviamo negli spazi dell’uomo. Tutto ciò che è umano, ci riguarda, ci appartiene. Lo stare attorno ad una mensa non vuole dire separazione o privilegio, ma riunirci per misurare le nostre responsabilità nei confronti degli altri, eliminare le cause delle divisioni, servire più efficacemente i fratelli. Con grande serietà , perché quando spezziamo il pane noi ricordiamo la morte di Gesù, e quindi chi ama gli altri come Cristo non può passare in questa vita tranquillo, non può andare in paradiso in carrozza! Un cordiale SHALOM ai miei cinque lettori.