Se c’è un merito da ascrivere  al “Fertility day” voluto dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin è  quello che aver finalmente acceso un abbagliante riflettore sulle cause che inducono  le coppie italiane a non fare più figli come una volta. E le cause di cui può occuparsi il Ministero della Salute sono prettamente ed esclusivamente sanitarie così come sono emerse dalla cruda realtà delle cifre e dai convegno  voluto dal Ministero.

Qualche esempio?

  1. In Italia, 1 coppia su 5 ha difficoltà a procreare per vie naturali;
  2. il problema riguarda equamente uomini(40%) e donne(40%);
  3. negli ultimi 50 anni il numero degli spermatozoi   si è dimezzato;
  4. negli ultimi 30 anni le neomamme sono più vecchie di 10 anni;
  5. le coppie attendono 13 mesi per rivolgersi al medico in caso di infertilità;
  6. trascorrono altri 10 mesi tra la prima visita medica e il ricorso ad un centro specializzato;
  7. solo 1 coppia su 2 chiede aiuto al medico;
  8. la metà delle coppie non riescono a risolvere il problema di infertilità;
  9. e solo 1 coppia su 2 riesce a risolvere il problema.

 

Serve altro per definire il problema della fertilità in Italia in buona parte anche un problema di salute?

Che poi le cause non siano solo sanitarie ma, come i manifestanti scesi in piazza  oggi hanno sottolineato,  sia anche una questione di “asili nido, welfare reddito  e bonifiche”,  serve solo a segnalare al  Presidente del Consiglio Renzi ed al Ministro dell’Economia Padoan che la prossima legge di stabilità 2017 dovrà occuparsi obbligatoriamente di politiche per la genitorialità e della la fertilità  che non sono sanitarie, se non  si vuole alimentare  la sagra delle ipocrisie o dei sospetti.

 

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Il Ministro Beatrice Lorenzin all’attacco

 

Beatrice Lorenzin, nell’occhio del ciclone per  la scelta della sua Direttrice della Comunicazione Daniela Rodorigo, di aver per due volte sbagliato a comunicare il “Fertility day” contrattacca  con onestà e trasparenza su due piani.

Sul metodo, ha rimosso per manifesta incapacità la Rodorigo avviandole contro un’azione disciplinare, primo caso nella storia recente dell’amministrazione in cui  chi sbaglia paga. La Rodorigo che aveva già sbagliato una prima volta  il 1 settembre commissionando volantini e manifesti  senza un preliminare sondaggio sulle sensibilità del Paese, ed ha sbagliato di nuovo  alla vigilia del “fertility day”, inducendo il ministro all’errore di valutazione delle nuove versioni. Un doppio scivolone che rilancia il vecchio detto: errare è umano ma perseverare è diabolico.

Sul piano del merito è andata avanti a testa bassa:”L’importante sono i fatti, non le polemiche – ha detto aprendo a Roma l’iniziativa sulle nascite – e i fatti sono che in italia ci sono 700 mila persone che vogliono avere figli senza riuscirvi, che ci sono milioni di giovani e giovanissimi che non conoscono la questione della fertilità e i rischi ad essa connessi. Il Ministero della Salute fa prevenzione. Il nostro obiettivo è l’informazione e la consapevolezza, poi ognuno fa le sue scelte ed è artefice del proprio destino”.

“Nel fertility day – ha aggiunto –  parliamo di salute, poi c’è l’aspetto politico e nella politica ci sono le strumentalizzazioni, e mi sa che c’è un sacco di gente che aspira a fare il ministro della Salute: va benissimo, ma io intanto mi occupo di cose vere”. Ha poi ammesso che la campagna per il Fertility Day “era proprio brutta ma io faccio il ministro e non il comunicatore; dunque mi interessa il messaggio più della campagna in sè”. E ha precisato che, nel caso della foto sull’opuscolo informativo accusata di razzismo, si è trattato di un “errore tecnico e di incapacità”.

“La foto – ha aggiunto- non è quella che abbiamo visto noi.  Ci hanno cioè mostrato  – ha precisato il Ministro riferendosi a Daniela Rodorigo, Direttore Generale della Comunicazione del Ministero della Salute- un documento cartaceo che risultava diverso dalle immagini in alta definizione”.