Ercolano-sicurezza alimentare ovvero della insicurezza alimentare
Care cittadine, cari cittadini,
i recenti ritrovamenti ad Ercolano di una ottantina di fusti contenenti scarti di lavorazioni industriali in una ex cava nelle immediate adiacenze di una coltivazione di pomodorini del piennolo (e, per poche decine di metri quadri, anche al di sotto della coltivazione medesima), con il consueto corollario di generalizzazioni, approssimazioni e allarmismi alimentati dal giornalismo televisivo, dalla stampa cartacea e da quella on line (non tutta, ma buona parte) e dagli stessi organi inquirenti (non dai magistrati invero, ma dagli uomini del Corpo Forestale che si sono distinti nella ricerca delle telecamere), hanno riproposto anche sul Vesuvio, come nel casertano – napoletano, il tema della sicurezza alimentare ovvero della insicurezza alimentare. Ma qui, sul Vesuvio, come nel Casertano, analisi dei prodotti e dei terreni alla mano, possiamo affermare che, se la gente muore di tumore più che altrove, la causa non va ricercata in ciò che si mangia, ovvero in quella quota parte di prodotto agricolo o zootecnico locale che ciascuno di noi consuma. Ad oggi, infatti, nelle zone suddette, non è stata sequestrata una sola partita di prodotti agricoli che contenesse sostanze inquinanti. Inoltre, va aggiunto che i suoli inquinati, prevalentemente ex cave, assommano a poche centinaia di ettari su scala regionale di cui poche decine di ettari sul Vesuvio.
Tutto bene, quindi? Nemmeno per niente.
Mettere in sicurezza le discariche autorizzate, quelle storiche e quelle recenti
Censire le discariche illegali e le micro discariche (con la collaborazione delle associazioni di cittadinanza attiva)
Mettere intorno ad un tavolo Comuni, Regione, Città metropolitana, Genio civile, Consorzi di Bacino, Consorzi di Bonifica ed  ente Parco e trovare le risorse e i mezzi per pulire il Parco !!!
Realizzare un coordinamento tra polizie locali e Corpo Forestale per la prevenzione del fenomeno degli sversamenti abusivi
Realizzare le isole ecologiche nei comuni del Parco (non tutti i comuni ce l’hanno!)
Realizzare piccoli impianti di compostaggio dell’umido nei comuni del Parco.
Quest’ultimo punto, insieme al corretto funzionamento delle isole ecologiche, ha una grande importanza sia pratica che dal punto di vista della educazione civica e della crescita di una coscienza ambientale.
Differenziare l’umido è infatti il passaggio più importante nel ciclo della raccolta  differenziata e realizzare uno o più impianti di compostaggio nei comuni del Parco, preferibilmente nelle aree contigue, sarebbe un esempio virtuoso.
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Il Parco è anche e sopratutto un progetto “pedagogico”, un progetto di riconversione ecologica del nostro modo di vivere e di produrre e quindi anche un progetto che impone, alle istituzioni come ai cittadini, di affrontare con un atteggiamento pienamente responsabile il tema dello smaltimento dei rifiuti. Anche le popolazioni che abitano nel Parco producono rifiuti. Produrne di meno e smaltirli correttamente ci sembra una cosa perfettamente in linea con la filosofia del Parco.
Quanto ai più alti tassi di mortalità per tumore denunciati da alcuni comitati in alcune zone (ad esempio in zona San Vito, ad Ercolano), innanzitutto, si facciano ulteriori studi, si applichino protocolli di ricerca riconosciuti dalla comunità scientifica. Solo la assoluta attendibilità dei dati può dare più forza alla denuncia e consentire, con l’aiuto delle istituzioni, di ricercare le cause e di rimuoverle.
Si eseguano le analisi e le caratterizzazioni dei terreni circostanti le grandi discariche, si facciano esami sulla acque di pozzo per uso agricolo a valle (nelle zone a monte i pozzi sono rarissimi e, come è noto, le colture agricole vesuviane sono colture “in asciuttoâ€, cioè che non necessitano di irrigazione).
Si faccia tutto quello che va fatto per disinquinare e per prevenire ma la si smetta di prestare il fianco o addirittura farsi protagonisti di speculazioni autodistruttive nella speranza che “tanto peggio, tanto meglioâ€. Il problema esiste, ma non ci serve ingigantirlo per richiamare l’attenzione delle istituzioni. Le istituzioni siamo noi.
Il coordinamento di cittadini per il Parco
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