DOPO IL TRAGICO, LUTTUOSO EVENTO DEL 19 FEBBRAIO U. S. IN CASALNUOVO (NA), IL DIRETTORE GENERALE DELL’INAIL, DR. GIUSEPPE LUCIBELLO, INVIA UNA LETTERA APERTA A TUTTI I FUNZIONARI DI VIGILANZA DELL’ISTITUTO. RIFLESSIONI E COMMENTO

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INAIL CASERTA

INAIL CASERTA

“Cari ispettori, so che, nell’attuale contesto di crisi economica, non è facile assolvere le funzioni pubbliche di ispezione, verifica e controllo, e che lo svolgimento rispettoso dei compiti del personale ispettivo non può in alcun modo essere messo strumentalmente in relazione con il tragico gesto compiuto dal giovane imprenditore di Casalnuovo di Napoli ai cui familiari porgo a nome dell’INAIL e di tutto il suo personale l’espressione sentita del nostro cordoglio; in tale, difficile momento, intendo esprimervi solidarietà e vicinanza per lo svolgimento di un incarico così complesso e delicato, che continuerete a svolgere con quel senso di responsabilità e del dovere che vi ha sempre contraddistinto, per proseguire l’azione sociale svolta nel rispetto delle norme emanate dal legislatore a tutela dei lavoratori e, quindi, a garanzia della leale concorrenza fra le imprese”. È parte della lettera aperta che il direttore generale dell’INAIL, Giuseppe Lucibello, ha inviato ai funzionari di vigilanza dell’Istituto e poi conclusa “esprimendo loro piena fiducia, totale riconoscimento, pubblico apprezzamento e l’esortazione  a continuare a lavorare con la dedizione e l’efficacia di cui hanno sempre dato prova, nel convincimento che il contrasto al lavoro nero e a ogni forma di illegalità è condizione indispensabile per la salvaguardia dello sviluppo del Paese”. Che dire? Carota e bastone? A prescindere, soltanto due sole domande al direttore generale Lucibello che non ha fatto cenno alcuno nella lettera, ben ponderata ed unica nella storia dell’INAIL in quanto nessun altro dirigente generale, prima dell’attuale, si è mai preoccupato di rivolgere parole così significative ai funzionari di vigilanza: Pomigliano d’Arco, dopo il triste, luttuoso evento, resterà zona franca per quanto concerne gli accertamenti ispettivi? È prevista una speciale tutela ai funzionari di vigilanza destinatari di incarichi in territorio pomiglianese? Saranno tutti in idonee condizioni psico-fisiche? I funzionari di vigilanza, nonostante tutto e contrariamente ad altre categorie (elite) di lavoratori, hanno sempre lavorato in silenzio riportando eccellenti risultati. È una categoria straordinaria di lavoratori. I  quali, pur operando da soli, singolarmente cioè e raramente in coppia, si sono sempre sentiti onorati di rappresentare all’esterno l’ultracentenario Istituto e di servire la variegata utenza. Continuano a sacrificarsi per svolgere un’attività che oltre a richiedere un impegno fuori del comune, è particolarmente intensa per i ritmi di lavoro e stressante per tutte le problematiche strettamente connesse e legate ai vari e più disparati accertamenti richiesti ed eseguiti che spaziano dagli incarichi riservati e delicati alla verifica del rischio assicurativo, alla corretta classificazione e quindi alla regolarità del rapporto assicurativo, ai soggetti da assicurare ed a quelli aventi diritto alle prestazioni sia per eventi causati da infortunio sul lavoro che affetti da patologie – cosiddette malattie professionali e, ultimo in ordine di tempo, il ‘mobbing’ – riconducibili eziologicamente all’ambiente di lavoro in genere ed a quant’altro (sostanze varie  usate e/o manipolate, macchine, utensili, ecc.) ad esso è sinallagmaticamente riferibile. In tutta onestà, va detto che, in un passato prossimo e/o remoto, quando cioè il lavoro non aveva colori (es. nero) né attributi (es. sommerso), il funzionario di vigilanza veniva ‘mobilitato’, chiamato cioè ad operare in altre province, ed impegnato ad ispezionare un numero prestabilito di aziende ed assicurare migliaia di euro nella cassaforte dell’INAIL. In un passato prossimo e/o remoto, nel  tempo in cui era considerata quasi una ‘missione’ l’attività di funzionario di vigilanza, quest’ultimo doveva guardarsi da ogni rischio esterno e dagli eventuali ‘interni’. Si racconta che – non è una favola e nemmeno frutto di fervida fantasia – nel corso di una visita di iniziativa effettuata da un ispettore (questa era la qualifica del funzionario) ed un allievo presso la bottega di un artigiano non assicurato, costui brandiva improvvisamente un bastone per tendaggi e agitandolo in modo minaccioso pronunciava “ascite fore ‘sti duie mariuncielli”. Ancora, durante uno dei tanti accertamenti in altra provincia, mentre si discuteva stando comodamente seduti e sorbendo bonariamente un caffè offerto dal titolare di una falegnameria e dall’ex, un suo zio, ormai pensionato, costui si accasciava al suolo stroncato da infarto. Uno dei due massimi dirigenti napoletani dell’INAIL (regionale e della sede), carrierista per eccellenza, che viveva per il potere sugli altri ed aspirava a salire sempre più in alto sulla scala del comando, pur a conoscenza del triste evento ma del tutto insensibile ad ogni sentimento e dolore, tetragono all’umana sofferenza e sfrontato nel suo aplomb, senza minimamente chiedere se si era nelle condizioni di continuare gli accertamenti, con la faccia di bronzo che si ritrovava e, con assoluta nonchalance, disse ‘sono cose che capitano’ !?!?!? Semplicemente inaudito e vergognoso! Premesso che le sanzioni  comminate per l’inosservanza a norme e regole non sono affatto un deterrente per contrastare il lavoro nero ed ogni forma di illegalità, è necessario e indispensabile – ‘condicio sine qua non’ e/o imperativo categorico – che si facciano corsi di prevenzione e sicurezza sicché ciascun imprenditore, prima di iniziare una qualsiasi attività, possa essere avviato ad un corso di formazione ‘ad hoc’ al fine di apprendere e successivamente mettere in pratica e disporre che venga correttamente e costantemente osservato e rispettato nell’individuato ambiente di lavoro quanto previsto dalla vigente normativa in riferimento agli aspetti burocratici, assicurativo-previdenziali, prevenzione e sicurezza. C’è poi lo Stato. E qui il discorso è piuttosto lungo, articolato e complesso: padre, padre padrone o più patrigno della matrigna di Cenerentola? Ha i suoi rappresentanti, investiti a volte di grosse responsabilità, comunque destinatari ed esecutori di disposizioni calate dall’alto. In un certo senso e, con il dovuto rispetto, fanno ritornare alla mente gli ‘uomini’ citati dal Giusti nella bellissima poesia ‘Sant’Ambrogio’: ‘tengono schiavi noi pur essendo schiavi anch’essi’. Basti soltanto pensare alla risposta ‘dottore, la gente, per quiete vivere, paga!’ pronunciata da un funzionario di un ufficio – poi confluito in una mega struttura – allo scocciatore di turno che per l’ennesima volta sollecitava la revoca, dovuta, di un provvedimento assolutamente paradossale, ai provvedimenti, ‘originali’, di sequestro anziché di prescrizione effettuati da altri, alla spettacolarità di talune ispezioni disposte il giorno dopo l’inizio di un’attività!

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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