DONATO GALEONE, SINDACALISTA DA IMITARE

 

EDICOLA Fiori

di Elia Fiorillo

Di anni ne sono passati un bel po’ da quando ci siamo conosciuti. Ricordo che all’ini zio del nostro rapporto non potevamo proprio considerarci amici. Io fui chiamato a ricoprire in Cisl il ruolo di segretario generale della Unione Generale Coltivatori, cosa che non era per niente apprezzata dal gruppo di cui faceva parte Donato Galeone. Scontri tosti, ma devo dire, per quanto riguarda Donato, sempre nella trasparenza delle posizioni. Di personale nella sua azione, con l’utilizzo delle solite cattiverie costruite ad hoc per delegittimare, non c’era niente. Non era nel suo stile. Ci credeva in quello che faceva, lealmente, senza secondi fini. Cosa che non si poteva dire per gli altri componenti del gruppo di cui faceva parte.

La prova, diciamo così provata, della sua buona fede viene dal fatto che in Cisl, ma anche in politica, non ha mai utilizzato le sue conoscenze per fare carriera. Non ha mai sgomitato. Insomma, per Donato il sindacato – ma anche la politica – è stato un mezzo per      “servire il prossimo”, “servire” non “servirsi”. E nel suo libro ”In navigazione con i lavoratori – Perché, come, dove e con chi”, spiega bene il suo percorso di vita tutto proteso a capire i lavoratori, proprio per aiutarli.

Nello scorrere il libro colpiscono le tante esperienze sindacali fatte da Donato Galeone. La formazione sindacale cominciata nel Centro Studi Cisl di Firenze e proseguita in tanti, ma proprio tanti, momenti formativi compresi i vari Campi scuola estivi organizzati dalla Confederazione a San Martino in Badia e non solo. Insomma, una formazione continua che consentiva all’operatore sindacale di essere sempre “al passo con i tempi”. Sempre preparato per affrontare e dare risposte non inventate ai mille problemi in cui venivano a trovarsi i lavoratori. Un esempio da seguire specialmente nei tempi attuali dove la tecnologia sembra aver surrogato tutto. La formazione deve essere rilanciata se vogliamo che il sindacato possa rispondere ai bisogni dei lavoratori.

Quando il presidente della Repubblica Cossiga nominò Andreotti senatore a vita, insieme con Gianni Agnelli, Francesco De Martino e Paolo Emilio Taviani, molti si chiesero dove sarebbero andati a finire in Ciociaria i 330.000 voti di preferenza che il senatore aveva preso nelle elezioni del 1987. Questo aneddoto lo racconta Massimo Franco nel suo documentatissimo ed interessante libro ”C’era una volta Andreotti – Ritratto di un uomo, di un’epoca e di un Paese”. La domanda in quei giorni, secondo Franco, gli elettori ciociari la posero a Donato Galeone ”l’uomo che annodava i mille fili dell’andreottismo ciociaro, chi avrebbero dovuto votare da quel momento in poi”. E, senza attendere risposta da Donato, i simpatizzanti del Divo Giulio affermavano: ”Io ho deciso: continuerò a votare per Giulio. Non sarà in lista? E chi se ne frega”.

Il 20 giugno 1976, nella circoscrizione provinciale di Frosinone, la DC pur conservando la maggioranza relativa riduceva i voti, non rieleggeva il senatore Emanuele Lisi e neppure riusciva ad eleggere il suo candidato, Donato Galeone, voluto e proposto unanimemente dalla stessa DC provinciale e circoscrizionale per la Camera dei Deputati.

”La mia candidatura – afferma Galeone – fatta conoscere solo da me, personalmente, in appena 30 giorni – prevalentemente nel frusinate – raccolse molti voti (oltre 17.000) ma non sufficienti a farmi eleggere nella vasta Circoscrizione di Frosinone-Latina-Roma-Viterbo”.

Ho un ricordo personale un po’ sbiadito dal tempo di quel periodo. Da poco avevo cominciato a collaborare con Mario Ciriaco, segretario dell’Unione Sindacale Regionale della Campania. Un pomeriggio mi chiese di accompagnarlo a Salerno perché doveva andare nella sede della Cisl provinciale a risolvere una “rogna”. In macchina mi spiegò di cosa si trattava. ”Un sindacalista ciociaro non è stato eletto alle ultime elezioni politiche e la Confederazione pensa di metterlo al posto Giorgio Gentile” che era allora il segretario provinciale della Cisl di Salerno. Non aggiunse altro Mario Ciriaco, ma conoscendolo, sapendo come credeva nell’autonomia del sindacato, potevo immaginare il suo stato d’animo. Per Ciriaco “la politica” era una cosa ed “il sindacato” un’altra. Se decidi di lasciare l’impegno a favore dei lavoratori per dedicarti alla politica, poi non puoi tornare indietro. Donato Galeone non sostituì il segretario di Salerno. Fu allora che per la prima volta sentii parlare di lui.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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