Diciassettesima domenica del tempo ordinario (A)
Domenica, 27 luglio 2014
“Amare la Chiesa, pensando al Regnoâ€
“Commento di don Franco Galeoneâ€
(francescogaleone@libero.it)
Â
La domenica “del tesoro nascostoâ€
Anche il Vangelo di questa domenica è tutto un fascio di parabole. Si respira aria di festa nelle parabole di oggi. Ci si muove in fretta, quasi danzando. Un uomo trova un tesoro in un campo; pieno di gioia, vende tuttoe acquista il tesoro (non badiamo alla morale: nelle parabole va colto il messaggio). Un mercante trova una perla eccezionale; pieno di gioia, vende tutto e acquista la perla. Notare: il primo trova il tesoro per caso, il secondo era alla continua ricerca di perle. Come dire: trovare Dio è vario, imprevedibile, qualcuno lo trova nella sua prima infanzia, qualche altro in punto di morte. Per nostra fortuna! Gesù, oltre alle splendide parabole tratte dalla campagna, ne racconta un’altra ambientata sul lago. Un nitido quadretto: la rete raccoglie ogni genere di pesci, e i pescatori mettono i pesci buoni nei canestri e buttano via quelli cattivi. Il finale fa commuovere e sorridere insieme. Gesù chiede. “Avete capito?â€. E i suoi discepoli in coro: “Sìâ€. Gesù avrà sorriso pensando a tutti i loro litigi su chi fosse il primo, il migliore, il preferito. Ma qualcosa di nuovo lo hanno imparato, sono più aperti verso le “cose nuoveâ€! Ne impareranno tante altre, da far venire le vertigini. L’uomo nuovo, però, nascerà solo dopo il fuoco della Pentecoste!   Â
Le due parabole, quella del tesoro e della perla, mettono in evidenza la preziosità del Vangelo predicato da Cristo. L’accento va messo sul “trovamento†di Cristo, che esige di conseguenza lo “spogliamento†di altre ricchezze, per comprare il tesoro, per comprare la perla. L’operazione va fatta con gioia e in fretta, perché si tratta di un buon affare! Ci troviamo davanti a due scene rapide, come uno sketch. Nessuna meraviglia: il Vangelo è un lieto annuncio! A volte pensiamo che Gesù ci voglia rendere poveri; mettiamo l’accento sul fatto che occorre vendere tutti gli averi. No, egli ci vuole arricchire di beni superiori e, per questo, ci chiede di rinunciare ai beni inferiori. E’una rinuncia a ciò che vale di meno, una rinuncia positivamente calcolata, per questo è gioia, va fatta in fretta.
Amare la Chiesa pensando al Regno
Le due realtà del “Regno†e della “Chiesa†sono strettamente legate, ma non coincidono del tutto. Nella sua realtà storica, la Chiesa è soltanto lo strumento, il sacramento, il luogo privilegiato, ma anche ambiguo a motivo del peccato (casta meretrix!), che conduce al Regno; la Chiesa è il mezzo e non il fine,è la parte e non il tutto; è una sezione e non la circonferenza tutta. Con “Regno†intendiamo invece la volontà salvifica universale di Dio; Dio ama tutti, non guarda il colore della pelle o la cultura o la religione; ecco perché noi preghiamo che venga il suo Regno, cioè che sia benedetto il suo nome, che si faccia la sua volontà . A questo Regno appartengono tutti gli uomini di buona volontà , tutti gli uomini delle beatitudini, tutti gli uomini che praticano la giustizia. Ogni Chiesa,ogni prete ha una funzione propedeutica, pedagogica, mistagogica: quella di condurci al Regno; perciò noi dobbiamo servirci della Chiesa e dei preti, ma non servire i preti e nessuna Chiesa come se fossero fini ultimi. Il Regno di Dio è già presente sulla terra, ma come un seme, come un lievito; deve crescere progressivamente su tutta la terra. Un pericolo per i cristiani di ieri è stato quello di identificare il Regno di Dio con la istituzione della Chiesa. Ha ragione Balthasar quando scrive che la Chiesa è come la luna: vista e toccata da vicino è solo povertà di tanta polvere e di tanti sassi; ma nel suo insieme essa è capace di riflettere la luce del sole e di illuminare il buio delle nostre notti.