COMITATO “AMICI DELLA BUFALAâ€

COMITATO “AMICI DELLA BUFALAâ€
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Prot. N. 2021/0000002
08/06/2021
- Al Presidente della Regione Campania
On. Vincenzo De Luca - Al Presidente del Consiglio Regionale della Campania
On. Gennaro Oliviero
OGGETTO: MANCATO RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI DI RISAMENTO
DALLA BRUCELLOSI IN PROVINCIA DI CASERTA – INEFFICACIA DEI PIANI DI
RISANAMENTO DELLE AZIENDE BUFALINE RELATIVI AGLI ANNI 2007-2021
Il sottoscritto Dott. Domenico Fenizia, nato a Cervinara (AV) il 01.07.1943, nella qualità di
Presidente del comitato “Amici della bufala†con sede legale in Castelvolturno al Viale delle Mimose
Torre 3, che ad oggi conta circa 400 iscritti, con riferimento all’oggetto indicato, si onora
rappresentare alle S.V. Ill.me quanto segue:
In primo luogo, per analizzare il problema della brucellosi bufalina in provincia di Caserta, bisogna
porsi una serie di quesiti: come è possibile proteggere il bufalo dalla brucellosi, infezione presente in
provincia di Caserta ormai da tantissimi anni? Come si può fermare un batterio che ha reso l’ambiente
altamente infetto e determina annualmente un impressionante aumento dei focolai?
Si può forse costruire un muro per separare le brucelle dagli animali? Certamente no. Questo perché
vettori di ogni genere, agenti climatici e lo stesso uomo, tutti portatori sani o infetti di brucella,
comunque lo scavalcherebbero!
Si può forse mettere il bufalo in un sacco, separandolo dal mondo esterno? La risposta è ovvia:
certamente no!
Se tutto ciò non è possibile, possiamo far diventare sacco lo stesso organismo del bufalo? In tal caso
la risposta è affermativa!
Il primo passo, quindi, per garantire biosicurezza e quello di fornire all’animale gli strumenti adatti
alla sua difesa! Si ridurrebbero, così, le brucelle libere e lentamente si risanerebbero anche gli
ambienti e i territori infetti.
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Il bufalo è sensibilissimo alla Brucella abortus (e non solo) e, quando si ammala, in pochissimi giorni
trasmette l’infezione a quasi tutti i capi dell’allevamento.
Occorre, a tal fine, fare delle precisazioni.
Quando l’infezione appare la situazione è già compromessa. Infatti, gli iniziali capi sieropositivi,
siano essi pochi o tanti, sono l’espressione di una malattia già diffusa nell’azienda.
Nel territorio infetto il focolaio si alimenta con un’alternanza di guarigioni e reinfezioni che ancor
più aggravano il fenomeno.
Gli animali s’infettano tra loro per contatto e, attraverso un ambiente particolarmente contagiato
(anche da vettori, animali domestici e selvatici) il patogeno entra nell’organismo attraverso svariate
vie: aeree, delle mucose, d’accoppiamento, oculare e dell’apparato digerente. In questa situazione, i
soggetti eliminatori assumono un ruolo fondamentale, liberando brucelle attraverso l’aborto dei feti
nati morti o malaticci, il latte, le urine, le mucose e varie.
Cosa fare?
Per contenere ed eliminare le infezioni sostenute da brucelle (Brucella abortus) devono essere
applicati adeguati piani di risanamento.
Gli schemi procedurali scientificamente applicabili sono:
â— Per stamping-out: eliminando di volta in volta gli animali infetti sieropositivi che direttamente
o indirettamente (parassiti, erbaggi, liquami, animali portatori sani, ratti, lucertole, uccelli e
numerosi altri) trasmettono l’infezione e inquinano l’ambiente. Questo metodo è applicabile
solo se l’infezione è recente e coinvolge aziende che al primo intervento hanno meno
dell’1% (o poco più) d’infezione collocate in territorio scarsamente infetto (Manuale
O.I.E. 20020 e pubblicazioni consultate).
â— Per immunizzazione degli animali:
a) Si procede in tal caso all’uso del vaccino RB51 (ceppo innocuo, stabile e affidabile che non viene
eliminato, se non raramente ed in casi eccezionali), il quale, a dose minima, non produce aborto
(manuale O.I.E.);
b) tutti i vitelli sono vaccinati all’età di 3,4 e 10 mesi, così come i bufali adulti, dopo il parto;
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c) I sieropositivi, vaccinati annualmente, sono separati in zona contumaciale (per i bufali,
diversamente dai bovini, è frequente la guarigione) e testati ogni mese. Se siero negativizzati
stabilmente (e comunque già vaccinati), dopo 5/6 controlli, sono reinseriti nel gruppo degli effettivi,
sempre sottoposti al normale controllo ufficiale;
d) I bufali, stabili sieropositivi o sieropositivi a tratti, vanno abbattuti (perché geneticamente carenti);
e) Tutto ciò per tre anni fino a ottenere una stabile infezione residuale notevolmente inferiore all’1%.
Bisogna poi continuare la vaccinazione dei vitelli a 3, 4 e 10 mesi con RB51 per la sostituzione degli
adulti giunti a fine carriera. In seguito, va valutata l’ipotesi di vaccinare solo i vitelli, sempre
controllando tutto l’effettivo di allevamento e sempre separando i sieropositivi.
Nulla osta a vaccinare anche le bufale gravide con dose minima, poiché il vaccino a tale dose non
provoca aborto. Se di questo si ha paura, gli adulti, come sopra riferito, possono essere vaccinati a
dose piena dopo il parto sempre evitando di vaccinare i maschi. Questo sempre secondo le indicazioni
del manuale O.I.E.
È ovvio che, in ambedue i sistemi, rimanga fondamentale l’applicazione delle norme igieniche da
inserire nell’autocontrollo che ogni allevatore è tenuto a introdurre nella pratica di allevamento.
Analizziamo ora l’attuale piano di risanamento che si è dimostrato ampiamente fallimentare per aver
distrutto un’enorme quota di animali di grande valore nelle aziende senza ricavare un effettivo
risultato, anzi peggiorando in maniera disastrosa la situazione.
Sul filo logico di quanto affermato, si rileva che all’inizio dei diversi piani triennali, adottati dal 2006
al 2021, l’incidenza media della brucellosi in azienda e sul territorio infetto era già elevata e non
lasciava spazio a un favorevole raggiungimento dell’obiettivo. Ad oggi, come prevedibile, la
situazione è precipitata con una percentuale di infezione in costante crescita.
Si può, infatti, utilizzare la profilassi diretta solo in un’area ben delimitata e in cui l’infezione è
inferiore all’1% (o leggermente superiore). Diversamente, diventa impossibile risanare. Si entra in
una condizione cosiddetta “cane che morde la coda†senza ottenere risultati utili.
La minima prevalenza nell’anno 2014 era temporanea e incerta (bisognava infatti aspettare per
eliminare la vaccinazione dei vitelli, almeno altri tre anni). Tale prevalenza non era certamente indice
di quella reale, che sappiamo essere molto superiore alle attese (fenomeno iceberg).
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Quanto esposto è ulteriormente confermato dal recente parere sulla vaccinazione dei bufali in regione
Campania dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo, trasmesso al Servizio veterinario
della Regione Campania con nota n.100900 del 23.11.2020 dal Ministero della Sanità , cui ci si riporta
integralmente per le successive valutazioni di carattere tecnico.
Si rammenta l’importanza di tale parere, reso dalla massima autorità scientifica nazionale competente
in tema di brucellosi, che espressamente raccomanda, ed anzi auspica, l’adozione di un piano
vaccinale idoneo all’eradicazione della malattia.
In conclusione, quindi, va osservato come il danno causato alle aziende, al comparto e allo Stato è
stato elevatissimo. Tutto dovuto alla testardaggine di alcuni che non hanno voluto ascoltare le
esigenze degli allevatori, dei loro rappresentanti e, cosa ancor più grave, seguire una sufficiente
ragionevolezza scientifica nella valutazione delle proprie scelte, dimostratesi, giova sempre ripetere,
disastrose!
I dati economici, inerenti tale insuccesso, parlano da soli: la perdita di valore degli animali
conseguente all’elevatissimo tasso d’infezione; i tanti sforzi per migliorare la genetica andati in fumo;
i costi di una profilassi di Stato particolarmente onerosa sia per l’impegno sempre maggiore di
operatori sanitari dell’A.S.L. e della c.d. task force, che per l’elevatissimo numero di campioni da
analizzare ad opera dall’I.Z.S.; un’intera filiera che sta andando alla deriva, trascinata da continui
abbattimenti e da allevatori che non hanno più la forza, né morale, né economica di ripartire.
L’impegno delle autorità sanitarie ad imporre un progetto incoerente, privo delle opportune premesse
e commisurate motivazioni scientifiche, fa propendere per l’adozione di misure che devono essere
senza dubbio diverse dalle attuali, sia in punto di convenienza economica che ancor di più di
salvaguardia di un prezioso ed eccezionale animale.
Si evidenzia, in riferimento all’adozione di un piano vaccinale, l’assenza di limitazioni commerciali
per quanto riguarda la commercializzazione del latte e della mozzarella proveniente da allevamenti
oggetto di vaccinazione. Allo stato, infatti, non esiste alcuna Legge, Regolamento o studio scientifico
che possa suffragare la tesi della svalutazione di mercato del latte derivante da animali vaccinati,
come paventata da alcuni addetti ai lavori.
Sono, invece, pericolosissime le eventuali limitazioni previste dal REG. CE n. 429/2016 che concede
la possibilità agli stati membri di chiudere i canali commerciali a prodotti provenienti da aree infette.
Chi di competenza, dunque, non dovrebbe preoccuparsi delle inesistenti limitazioni legislative
ed economico-finanziarie derivanti dall’adozione di un piano vaccinale, ma, al contrario,
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dell’attuale disastrosa situazione epidemiologica che realmente potrebbe avere ricadute
ulteriormente negative sull’economia del nostro territorio.
In un panorama legislativo sempre più attento ai diritti degli animali, attraverso l’adozione di tutele
attive sia di carattere civile che penale, risulta paradossale l’attuale situazione che vede migliaia di
bufale abbattute senza soluzione di continuità a causa di scelte palesemente errate e non giustificate.
Quanto esposto era dovuto per le opportune valutazioni delle responsabilità per i danni arrecati alla
filiera bufalina, Casertana e non solo, nonché per l’eventuale rinnovata nomina di esperti per la stesura
e adozione di un nuovo piano di risanamento. A tal fine, si chiede l’inserimento nel gruppo di
guida del nuovo piano del 60% di membri qualificati rappresentanti del Comitato, ergo degli
allevatori, nonché si richiede espressamente l’esclusione di coloro che sinora hanno condotto tale
settore alla rovina.
I precedenti esperti responsabili, infatti, non hanno raggiunto l’obiettivo al quale hanno creduto e di
conseguenza hanno accettato il rischio di andare incontro a un quasi certo fallimento, di fatto
verificatosi. Attualmente, la prevalenza della brucellosi sta rapidamente superando i limiti antecedenti
al 2007 e ciò non è di certo addebitabile agli allevatori.
Fiducioso, porgo cordiali saluti.
Castelvolturno, l’8.06.2021
Domenico Fenizia