CARINARO: CHIUSI AL BUIO PER OLTRE UN’ORA NEL CIMITERO

Prof. Raffaele Raimondo

cronista free lance

Via A.Diaz, 33

81046 GRAZZANISE (Caserta)

tel 0823-96.42.12 – 340-500.67.64

e-mail: raffaeleraimondo1@virgilio.it               COMUNICATO-STAMPA del 26 novembre 2010

 

                             Fra sdegno e spavento marito e moglie vittime dell’ossianica avventura…

                             Distratto il custode e La Polizia municipale, benché avvertita, non è intervenuta

CARINARO (Raffaele Raimondo) – Potrebbe, a buon diritto, rientrare nel celebre “ciclo di Ossian” o rappresentare la versione iperrealistica della famosissima poesia di Totò: ‘A livella. Comunque la si metta, per Angelo Pratillo – 60enne originario di Brezza (frazione di Grazzanise) e dipendente dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta – e sua moglie l’orribile vicenda è tutt’altro che dimenticata, anche perché avvenuta, fra sdegno e spavento inenarrabili, pochissimi giorni fa, per la precisione nella serata di lunedì 22 novembre: son rimasti chiusi, per oltre un’ora, al buio, nel cimitero di Carinaro, e, per giunta, sotto una tempestosa pioggia. Vanno appena riprendendosi e quindi sono soltanto adesso sembrano in grado di rendere nota la loro avventura che non augurano a nessuno, bollata -com’è stata- da paurosi scenari notturni e dall’incalzare del “motivo della morte” che pesa sul destino dell’uomo. E’Angelo che racconta; la consorte (originaria del centro alle porte di Aversa)  non ne vuole affatto parlare, presa com’è solamente dal desiderio di dimenticare. “Siamo entrati per una visita al cimitero una decina di minuti prima delle ore 17, lasciando fuori in auto mia suocera di 96 anni e la bambina di 4. Il tempo era bruttissimo, lampi e tuoni squarciavano il cielo. Di lì a poco, quando il buio era già calato, la tremenda sorpresa! Il cancello d’ingresso era stato sprangato. Un fortissimo senso di terrore e di impotenza ci ha allora aggrediti. Il custode – incurante del fuoristrada parcheggiato a pochi metri con l’anziana e la bambina all’interno – aveva chiuso senza pietà. Ci siamo sentiti subito smarriti, senza scampo. Ardevano le lampade davanti alle tombe e quella lugubre atmosfera c’invadeva nel più profondo del cuore. Per fortuna avevamo il telefonino: il tempo di riprenderci ed abbiamo telefonato al vicesindaco che ci ha detto di voler avvertire presto il comandante della Polizia municipale; ma abbiamo chiamato pure dei nostri parenti per chiedere aiuto. Passavano minuti interminabili e non si vedeva né un vigile, né il custode. Dopo più di un’ora, grazie all’insistenza “telefonica” dei familiari avvertiti, è arrivato un “signore” che aveva le chiavi e ci ha liberati dall’incubo. Pazienti all’inverosimile, per puro caso la suocera e la bambina non s’erano accorte di nulla. Per noi invece è stata una resurrezione”. Termina così la rievocazione del marito. Il fatto in sé non è il primo e non sarà l’ultimo, ma guai ad esserne protagonisti! I deboli di cuore…o di spirito potrebbero essere colpiti da un infarto. La condizione del “sepolto vivo” non si auspica neppure per i più agguerriti nemici. Né si può o si deve scatenare il processo: nell’esistenza di ciascuno capita di tutto e può avvenire anche quanto è toccato ai coniugi Pratillo. Eppure, una riflessione breve sulla “solerzia” del custode e o sulla “tempestività” di intervento della Polizia municipale non possono manvare e suscita almeno delle perplessità. “E pensare – ha aggiunto Angelo – che, dalle parti del cimitero di Carinaro, di notte non circola tanta gente. E se non avessimo avuto il cellulare?”.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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