Cancello ed Arnone-Ricorrenza di Santa Veronica Giuliani

Santa Veronica

Don Sabatino Sciorio

Cari lettori, oggi ricorre la memoria di santa Veronica Giuliani, una delle più grandi mistiche mariane. Nella comunità parrocchiale Maria Regina di tutti i santi in Cancello ed Arnone il parroco, don Sabatino Sciorio, devoto della santa, celebrerà due sante messe: la prima alle ore 8,30, la seconda alle ore 19,00. In questa seconda messa delineerà durante l’omelia le linee essenziali della spiritualità di questa cappuccina francescana. Ma chi era Veronica Giuliani? Veronica Giuliani, al secolo Orsola Giuliani, nacque a Mercatello sul Metauro (Pesaro), il 27 dicembre 1660. Dopo la morte della madre, Benedetta Mancini, il padre Francesco Giuliani lasciò Mercatello per un impiego più consono alle sue aspirazioni. A Piacenza, dove si trasferì per circa tre anni con le sue sorelle, Orsola fece la sua prima comunione. A contatto con Gesù Eucarestia il proposito di consacrarsi al Signore si cambiò in fermezza. Nella prima comunione – le rivelerà Maria SS. – facesti gli patti con Dio et Esso con te. Il padre venuto a sapere della radicalità della sua idea di monacarsi, si oppose, per cui le sale del palazzo furono aperte a ritrovi dove regnava la vanità. Arrivò perfino a incoraggiare un giovane a corteggiarla, ma ella lo respinse. Intanto, Maria vegliava su di lei: ricordati, figlia, che un giorno… combattesti molto con il tale N., il quale ti lodava la libertà del secolo… e ti raccontò molte cose dilettevoli al senso, all’umanità. Tu in quel punto ti saresti persa e arresa a tutto… In quel punto io stavo con te, e davati modo e risposte. Tutto fu opera mia. Nel 1672 ritornò a Mercatello sotto la tutela dello zio Rasi, mentre il padre rimaneva a Piacenza per lavoro. Anche i giovani del suo paese non la lasciavano in pace. Il 28 ottobre 1677, Orsola vestiva l’abito religioso, prendendo il nome di suor Veronica. Il monastero di Città di Castello e l’Ordine delle clarisse ca­ppuccine acquistavano una grande santa. Il 1° novembre del 1678 faceva la sua professione religiosa. Il Signore le aveva rivelato durante la sua prima notte in convento: Io t’ho eletto per gran cose; ma ti converrà patire di molto per mio amore”. Le tribolazioni non mancarono ad arrivare: dubbi sulla propria vocazione, tentazioni diaboliche, e soprattutto avversità da parte di alcune suore tra cui Geltrude Albizzini, che dopo la stigmatizzazione denuncerà Veronica all’Inquisizione di Perugia, causandole molte sofferenze. L’Inquisizione informava il S. Uffizio a Roma. Veronica doveva essere trattata con durezza: proibite le visite al parlatorio e la corrispondenza epistolare, proibito parlare con le altre suore, esonerata temporaneamente perfino dalla carica di maestra delle novizie. Dopo diversi esami delle stimmate… giunsero altre restrizioni. Doveva essere rinchiusa per 50 giorni in luogo separato, non poteva fare la comunione né recarsi al coro… Per colmo, anche il confessore dové mostrarsi dubbioso sulla natura soprannaturale delle stimmate. Padre Giovanni Maria Crivelli, gesuita, confessore straordinario delle cappuccine negli anni 1714 e 1716, depose durante i processi di beatificazione e canonizzazione di santa Veronica Giuliani:  le mortificazioni che le furono date, erano così terribili, da farla morire di dolore. Essa, però, si mostrava, sempre, umile e sommessa, e tutto sopportava, con interna pace e tranquillità d’animo, che si scorgeva, anche nel suo esterno. Nel 1696 ha la trasverberazione del cuore e nel 1697 la stigmatizzazione, che si rinnoverà spesso. Oltre a rivivere la Passione di Cristo dall’agonia alla crocifissione, Veronica ricevette da Cristo altri fenomeni mistici: rap­i-menti, visioni, tocchi divini, estasi corporali, compenetr­a-bilità, levitazioni, incendi d’amore e l’impressione degli strumenti della Passione nel cuore. L’ardente brama di identificarsi al suo Sposo divino e la salvezza delle anime la spinsero a penitenze inaudite e a offrirsi vittima di espiazione per la conversione dei peccatori, dei bisogni di santa Madre Chiesa e per la liberazione delle anime sante del Purgatorio. La sua carità si manifestò soprattutto verso le anime a lei avverse. Veronica portò all’interno della comunità la più esatta osservanza della Regola. A lei è dovuta anche la costruzione di una tubazione e lo scavo di un pozzo perché l’acqua potesse giungere facilmente in tutto il convento. Il 6 giugno del 1727 Veronica è colta da un colpo apoplettico. I tre Purgatori di sofferenza che le erano stati annunciati dalla Vergine Maria 5 anni prima, volgevano al termine, purgatori che le venivano inflitti dalle creature, dal demonio e dall’ubbidienza. Dalla bocca della stigmatizzata spesso usciva l’annuncio della sua prossima dipartita: me ne vado. All’alba del 9 luglio 1727, Veronica rivoltasi verso il Padre confessore don Raniero Maria Guelfi, gli ricordava, con uno sguardo, di voler morire imitando il Redentore del mondo in una suprema obbedienza: “io ministro di Dio, se tale è il suo volere, ti ordino di uscire dal mondo”[2]. Veronica chiudeva gli occhi per sempre, donandosi all’Amore. Il Settecento perdeva… una delle più grandi mistiche di tutti i tempi. Nel 1804 Pio VII dichiarava Veronica Giuliani beata e nel 1839 Gregorio XVI la proclamava santa. Nel 1980 i vescovi dell’Umbria inoltrarono alla Sacra Congregazione per le Cause dei santi la petizione, intesa a ottenere per santa Veronica, il titolo di Dottore della Chiesa, con la motivazione: per la dottrina ascetica sulla sofferenza volontaria, unita al sacrificio di Cristo. Il 2 luglio 1994 è stata inoltrata un’altra petizione al Sommo Pontefice da parte dell’Ordine dei cappuccini adducendo anche altre motivazioni, tra cui: la ricchezza della dottrina spirituale della santa. Scrisse un vastissimo diario, Il Tesoro Nascosto, pubblicato postumo (l’edizione più nota è quella a cura di Pietro Pizzicaria del 1895), nel quale racconta la propria esperienza mistica. Veronica Giuliani è considerata fra le più importanti contemplative-penitenti che il mondo occidentale abbia avuto. Tutta la sua vita interiore è – in continuità con la spiritualità francescana rappresentata oltre che da San Francesco d’Assisi anche da clarisse come Camilla da Varano – una sofferta meditazione della passione di Cristo e una continua donazione espiativa per i peccati degli uomini. La sua vita esteriore fu caratterizzati da svariati fenomeni sovrannaturali o, almeno, considerati tali dalla mentalità del tempo. In un suo disegno rappresentò alcuni oggetti – simboli della passione di Cristo – che, secondo lei, avrebbe avuto all’interno del corpo, indicando con precisione dove fossero. Alla sua morte il vescovo di Città di Castello, Alessandro Codebò, chiese ai medici Giovanni Francesco Bordiga e Giovanni Francesco Gentili di controllare il cadavere e durante l’autopsia si osservò il cuore trafitto da parte a parte e sulle pareti dei ventricoli sarebbero stati rinvenuti i segni da lei tratteggiati nel disegno. Veronica lasciò un’opera unica, il suo diario, scritto in 22.000 pagine manoscritte rilegate in 36 volumi. In quelle pagine manca qualsiasi cancellatura o correzione e persino la normale punteggiatura. Veronica fu subito acclamata santa ma perché la Chiesa riconoscesse ufficialmente l’eroicità delle sue virtù si dovette attendere fino all’aprile del 1796 con Pio VI: l’esame degli scritti aveva richiesto molto tempo. Nel giugno 1804 Veronica fu beatificata in San Pietro da Pio VII e il 26 maggio 1839 Gregorio XVI la canonizzava davanti ad una folla enorme. Il cardinale Pietro Palazzini, convinto sostenitore della tesi del dottorato alla santa, ha scritto in proposito: …il suo diario sgrammaticato è una catechesi, un dottorato, una missione permanente che anche la Chiesa del Vaticano li non può, non deve ignorare, se si vuole dare fondo a tutte le energie di ripresa. E tra queste energie di ripresa c’è sempre la penitenza, la riparazione, la croce. Questo ci insegna Veronica; questo è il suo incancellabile messaggio, che si unisce a quello di Paolo e di tutti i grandi banditori del Vangelo….

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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