A PROPOSITO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA
SANTA MARIA LA FOSSA
di Peppino PASQUALINO

Dopo anni di incuria, nella zona del basso Volturno sembra soffiare un vento di ripristino dei luoghi anche se quasi sicuramente senza alcuna sinergia tra gli Enti interessati. Infatti, lungo le strade provinciali 30 e 333, ovvero quella che dalla località “foresta†conduce a Casal di Principe e quella che da Grazzanise corre in direzione di Castel Volturno, sta avvenendo un massiccio intervento per dare alle arterie stradali un aspetto migliore. Lungo la provinciale 30, anche se il tappeto di asfalto non è da “gran premioâ€, nell’ultimo periodo è avvenuto un massiccio intervento di pulizia del fosso laterale destro (direzione Casal di Principe) attraverso la vera e propria estirpazione di quella selvatica vegetazione che stava sempre più riducendo lo spazio di carreggiata. Oltre al taglio delle presenze arboree più grandi c’è stata una vera e propria pulizia della canalizzazione delle acque piovane, azione importantissima per scongiurare allagamenti dei terreni con i conseguenti danni alle coltivazioni.
Lungo l’ex statale 264, adesso passata per competenza alla città metropolitana di Caserta e che ha preso il nome di provinciale 333, invece, è avvenuta (è il caso di dire finalmente, ndr) la stesa del nuovo tappeto di asfalto da anni atteso da “grazzanisaniâ€, “cancellesi†e “castellaniâ€. Gli avvallamenti erano diventati impressionanti e in tante occasioni si sono registrati incidenti stradali causati proprio dalla distorsione del piano di carreggiata.
Adesso è chiara a tutti i passanti per la località “foresta†la massiccia raccolta di rifiuti abbandonati e catalogati negli <ormai famosi> sacchi bianchi riportanti la sigla corrispondente alla tipologia di rifiuto. Probabilmente il sito reale di Carditello sta facendo la parte da leone in tutto questo, visto che sempre di più viene inserito nei percorsi turistici e negli itinerari culturali; certo è che non si può fare passare un forestiero diretto alla Reggia di Carditello al cospetto di una vera e propria discarica a cielo aperto. Adesso tutti si chiedono che fine faranno quei “famosi sacchi bianchiâ€.
Eh sì, perché se ne vedono tanti. E dove stazionano questi sacchi sono stati spesi soldi pubblici per pagare le ditte specializzate nel recupero. A Santa Maria la Fossa di quei sacchi bianchi se ne sono visti a centinaia; gli ultimi in località “ex Capys†e perfino gettati nell’ex canale di bonifica del bacino del Basso Volturno. Rifiuti raccolti, catalogati, insaccati e puntualmente abbandonati per anni e (stranamente) mai denunciati da alcuno.
E sempre a proposito di rifiuti: la raccolta differenziata a Santa Maria la Fossa, Comune decorato da Legambiente più volte come Ente “ricicloneâ€, a che punto è giunta? Quali sono i valori di raccolta in percentuale? Sul sito del Comune tutto è tristemente fermo al novembre del 2014 quando la percentuale di raccolta si assestò al 60,4%. E dopo? E ora? La cittadinanza ha tutto il diritto di sapere in tempo reale la percentuale di raccolta; eh già , perché, se è troppo bassa, occorre che il Comune di “riattivi†per pubblicizzare il corretto comportamento civico; se è uguale occorre fare ancora uno sforzo per aumentarla; se è aumentata occorre spiegare alla cittadinanza come mai la tassa sui rifiuti non si abbassa. E l’isola ecologica, ferma da mesi, quando ripartirà ?
Sono tanti i quesiti aperti e tante le risposte mai giunte, iniziando da quella iniziativa dei “badget magnetici†che i cittadini avrebbero (già dieci anni fa) dovuto usare presso l’isola ecologica recandovi plastica, carta, vetro, legno, ferro, e totalizzare punteggio per lo sgravio della TARI. Ancora più triste silenzio. E pensare che per la prima volta si parlò di “isola ecologica†in un atto comunale ufficiale agli inizi degli anni ’90, quando l’Ente era amministrato dalla “triade commissariale prefettizia†Raio-Salomone-Lucchese.Per trenta (dico trenta,ndr) anni solo silenzio.