+ VANGELO (Lc 4,38-44)

Mercoledì 31 agosto 2016

XXII Settimana del Tempo Ordinario

 

 

+ VANGELO (Lc 4,38-44)

È necessario che Io annunci la buona notizia del Regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato.

 

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e Lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a Lui. Ed Egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demoni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma Egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era Lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle Lo cercavano, Lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che Io annunci la buona notizia del Regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea. Parola del Signore

 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro

Una omelia breve, profonda, intensa, con l’obiettivo di dare forza per la ricostruzione e senza retorica. Non ha utilizzato enfasi né agitazione il vescovo di Rieti che ieri ha celebrato il funerale di altre 25 vittime del terremoto. Anche se è naturale il suo parlare misurato e sereno, lo stesso le sue calme parole hanno trasmesso un messaggio di grande speranza.

Ha spiegato che Dio non manda i terremoti e che esistono da sempre, che quanto accaduto non è colpa del sisma ma dell’uomo.

Così bisogna parlare a un popolo che ha perduto case e beni materiali, soprattutto ha perduto familiari, parenti, amici speciali.

In questi casi si deve mostrare un Dio misericordioso quale Egli è, perché non si dice di più ma è la verità. Si devono sollevare gli animi e non accentuare la sconfitta, anche lo sconforto presente fortemente in molte famiglie. Ma Dio può tutto.

Se non ritorneranno in vita i familiari, si avrà la serena forza interiore di accettare quanto avvenuto e di reagire con amore.

Il terremoto scuote le case ma non uccide, è colpa dell’uomo se le case sono costruite senza criteri opportuni per resistere alle scosse.

Il vescovo di Rieti nell’omelia ha dato risposte ai cattolici e agli atei, in una pacata omelia di 8 minuti ha pensato anche di rettificare gli svarioni contenuti nell’omelia di sabato scorso tenuta dal vescovo di Ascoli Piceno.

Dal lato mediatico l’omelia del vescovo Pompili in parte non fa notizia, di sicuro le sue parole hanno dato alcune risposte apprezzabili.

«Dio non può essere utilizzato come il capro espiatorio, al contrario, si invita a guardare in quell’unica direzione come possibile salvezza.

In realtà, la domanda “Dov’è Dio?”, non va posta dopo ma prima, e comunque sempre per interpretare la vita e la morte.

Va evitato di accontentarsi di risposte patetiche e al limite della superstizione. Come quando si invoca il destino, la sfortuna, la coincidenza impressionante delle circostanze».

Già queste parole prendono le distanze dall’altra omelia di sabato scorso, inoltre ha dato una sua chiave sul perché avvengono i terremoti.

“I terremoti esistono da quando esiste la terra. I paesaggi, le montagne, l’acqua dolce, tutto è dovuto ai terremoti. Neanche l’uomo esisterebbe senza i terremoti, il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo”.

I quotidiani online più seguiti precisano che il vescovo “invita a guardare avanti, non a chiedersi dov’era Dio quando la terra tremava”.

Il vescovo ha detto queste parole, nell’omelia ha dato alcune forti scosse a quanti teorizzano la responsabilità di Dio nel terremoto.

Non c’è dubbio che il vescovo Pompili di Terni, con diplomazia e con mirata chiarezza, ha fatto riferimento proprio all’altra omelia di sabato scorso, e ha indicato con poche parole che Dio bisogna cercarlo prima del terremoto, non dopo, quando poi si addossa a Lui ogni responsabilità.

Nessuno dei cattolici maturi e imparziali, quelli che seguono davvero Gesù, riesce a dimenticare quella triste domanda: “Ma Tu dove stai?”.

Ieri è stata data la risposta, ed è stata quasi una sintetica lezione da parte del vescovo di Rieti ad un altro vescovo, che con disinvoltura e proiezione che avrebbe fatto scaturire un evidente clamore, aveva messo seri dubbi sull’esistenza e la bontà paterna di Dio.

Succede sempre così quando si agisce umanamente e avventatamente. Si cerca il consenso ma poi si cade malamente.

Anche un semplice cattolico avrebbe evitato di porgere all’opinione pubblica una tesi contro Dio, un passaggio tremendo in cui si dubita della sua assistenza verso i suoi figli. Andare contro l’Amore di Dio è un esercizio che non paga, prima o poi quelli onesti intellettualmente si accorgono che invece di cercare Dio, si cerca di mostrare se stessi.

Risulta precisa una delle risposte del vescovo Pompili e la rileggiamo:

“In realtà, la domanda “Dov’è Dio?”, non va posta dopo ma prima, e comunque sempre per interpretare la vita e la morte”.

Come ho scritto ieri, dobbiamo pregare per l’unità della Chiesa perché i due funerali di Stato in pochi giorni, dicono che all’interno della Chiesa ci sono fratture oramai insanabili e in molti agiscono non per la gloria di Dio. Ieri avevo anticipato quanto si è compreso nell’omelia di ieri.

“Perché la frettolosa organizzazione ad Ascoli Piceno con poche bare e l’indicazione di funerale di Stato, la presenza delle massime autorità dello Stato, manifestando inevitabilmente una lacerazione di quella Chiesa colpita dal terremoto e questo si capisce da tantissime cose?

I doppi funerali indicano che sono stati anticipati i tempi, si è organizzato prima del previsto e questo non aiuta la Chiesa!”.

Oggi nel Vangelo troviamo la testimonianza dei diavoli presenti in una persona posseduta: “Tu sei il Figlio di Dio!”.

Gesù viene intuitivamente riconosciuto dai diavoli e la loro forte reazione è una testimonianza favorevole al Signore. Se i diavoli si spaventano e fuggono dinanzi a Gesù o quando viene pronunciato il suo Nome, vuole dire che ha un potere superiore ed è Dio. Noi annunciamo questo Dio Amore e sappiamo che mai siamo stati amati da qualcuno come ci ama Lui.

“È necessario che Io annunci la buona notizia del Regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato”.

Aiutiamolo ed annunciamo la sua presenza nel mondo, facciamolo conoscere a quanti sono lontani o non pregano più e soffrono!

 

«Come sempre, Padre Giulio, Grazie per il suo splendido insegnamento che condivido appieno. Dov’è Dio ci si domanda in circostanze di sì grande gravità, come queste dovute a queste orribili calamità naturali.

Avete detto bene, Dio è esattamente dove ognuno di noi lo ha posto, cioè fuori dalla propria vita e dal proprio essere.

Il Signore ci ricorda ogni giorno di vivere osservando le Sue Leggi e Decreti che ci ha dato, ma noi viviamo come se Lui non esistesse. Ci ricordiamo di Lui solo nei momenti di bisogno quando tutto ci crolla addosso come in queste circostanze, ed abbiamo anche il barbaro coraggio di rimproverargli di averci abbandonati, mentre la realtà è che siamo noi ad abbandonare Lui con il nostro malvagio comportamento.

Infatti il Signore molto spesso ci ricorda: “Non pensate che i fratelli che si trovano in queste situazioni, sono più peccatori di voi: se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo”.

Perciò non andiamo alla ricerca di un colpevole per attribuirgli colpe, perché i veri colpevoli siamo noi, anche se a volte certe parole suonano molto male all’orecchio di chi ascolta, ma sforziamoci di mettere in pratica l’insegnamento che il Signore ci dà attraverso i Suoi Ministri, perché Lui è sempre lì ad attenderci a braccia aperte, e ci ripete: tornate a me e tutto si aggiusta.

Grazie di tutto Padre Giulio, continuiamo a pregare insieme perché  l’unione fa la forza e Gesù e Maria premieranno il nostro impegno e ci salveranno da colui che ci combatte senza sosta. Io con grande gioia ringrazio il Signore per avermi messa a camminare con lei sulla sua strada. Ancora grazie Padre Giulio, l’abbraccio con grande affetto e continuo a pregare per il mondo intero e per lei, da indegna figlia peccatrice. Ida Guida».

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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