III Domenica di Avvento (C)

Domenica 13 dicembre 2015
III Domenica di Avvento (C)
Maestro, che dobbiamo fare?
“Commento di don Franco Galeoneâ€
(francescogaleone@libero.it)
* Abbiamo creduto che, per essere felici, occorreva solo il benessere; ora, raggiunto il benessere, siamo vittime del malessere; abbiamo creduto che i tabù sessuali fossero causa di repressione, ma dalla liberazione del complesso di Edipo e di ogni complesso siamo approdati al libertinaggio liberticida. La maga Circe, dopo averci incantati nella sua isola Eea, ora butta giù la maschera, e ci ritroviamo sub-uomini (Odissea, X). “Dal solo uomo†siamo giunti “all’uomo soloâ€, disperato o eutanasiato perché senza significato; campione senza valore, che l’ostetrico spedisce al becchino. Ma tutti questi fallimenti non fanno altro che dimostrare che “il-di-più†è costitutivo dell’uomo, che quello che manca non è l’avere ma l’essere. Dobbiamo a G. Marcel, in Homo viator, una distinzione che rischiara le nostre riflessioni: l’uomo ha bisogno non solo di “espoirâ€, cioè speranza di avere di più, di sapere di più, di potere di più, ma anche di “espéranceâ€, cioè speranza di essere di più, in un futuro di comunione, di civiltà dell’amore, di cultura della vita.
* Cosa fare? Ce lo dice Giovanni il Battista. La sua parola indica tre direzioni.
> la prima direzione: chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto. Una regola d’oro, che da sola basterebbe a cambiare la faccia della ter¬ra: condivisione. Un piccolis¬simo verbo: «dare qualcosa»: su questo gesto tutti saremo giudicati (Matteo 25). La nuova legge di un altro mercato, che si può semplificare così: ciò che io ho, e tu non hai, lo condivido con te. Invece dell’accumulo, il do¬no; invece dello spreco, la so¬brietà . Perché tu vali quanto me, forse di più. C’è tanto pa¬ne nel mondo che, a condivi¬derlo, basterebbe per tutti. A non sprecarlo, sazierebbe la fame ai tutti. La prima regola per il nostro abitare la terra: prenderci cura gli uni degli al¬tri.
> La seconda direzione: Non esige¬te nulla di più di quanto vi è stato fissato. Così semplice da sembrare scontata: il ritorno dell’onestà , l’insurrezione de¬gli onesti, come salvezza del¬la storia comune. Non esigete nulla di più: perché la cupidi¬gia di denaro è l’idolo assolu¬to, l’insaziabilità è la radice di ogni corruzione: deridere le leggi, sfruttare le persone, ven¬dersi per denaro. Giovanni co¬nosce la strada buona: pren¬dersi cura dell’onestà , sempli¬cemente; ricominciare dalla legalità , con tenacia, ma a par¬tire da me e dai miei compor¬tamenti più minuti: onesto perfino nelle piccole cose.
> La terza regola è per i soldati, per chi ha ruoli di autorità e di forza, in tutti i campi: non maltrattate e non estorcete niente a nessuno. Non appro¬fittate del ruolo per umiliare; non abusate della vostra forza per far piangere. Sempre lo stesso principio: prima le per¬sone, prima il rispetto: che è guardare negli occhi l’altro, al¬zarsi in piedi davanti a lui. La bestemmia è mettere le cose prima delle persone.
* In una parola, cambiare nella vita morale: la moralità non è un optional, ma una necessità del Vangelo. Oggi tendiamo un po’ tutti ad evitare gli impegni morali. E dimentichiamo che come non è lecito costruirci un Dio a nostra immagine, così non ci è lecito inventarci una morale a nostro uso e consumo. La morale, dico, non il moralismo, che opprime e rende schiavi. La vera morale altro non è che una risposta all’amore di Dio.
* Dividere quello che abbiamo con chi non ha nulla, non accumulare il superfluo, non lasciarsi bruciare dall’ansia di possedere, sacrificando sentimenti e persone. Ma tutto questo è sufficiente? Giovanni il Battista annuncia: “Vi battezzerà in fuoco e Spiritoâ€. Questo significa che non è più sufficiente dare tunica o cibo a chi è povero. Cristo ci chiede di più. Indossare le attese e le difficoltà , le ansie e le gioie di quanti incrociamo sulla nostra strada. Passare con il cuore e la mente, non solo con qualche aiuto economico o assistenziale, dalla parte degli altri. Insomma, passare dal battesimo di acqua a quello di fuoco! Non si tratta di abbandonare il mondo; ciascuno resti al proprio posto; il cambiamento non è nelle cose, ma nel cuore!
Eucaristia del Signore, rito romano, lingua originale di Gesù di Nazaret.
Un tempo forte di spiritualità , per riflettere sul profeta Isaia.
Sala “G. Moscati†(Parrocchia Buon Pastore), Caserta – ore 17.00
2015: 26 dicembre;
2016: 30 gennaio; 27 febbraio; 26 marzo; 30 aprile; 28 maggio; 25 giugno.
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Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete!
Ecco il vostro Dio! Egli viene e vi salverà (Is 35,4).
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