GRAZZANISE: LA VEDOVA DEL PILOTA PAOLO PIERO FRANZESE DIFENDE LA MEMORIA DEL MARITO

          Scontro fra i Tornado (agosto 2014): Alessandra De Felice, di origini grazzanisane, rompe il silenzio

GRAZZANISE: LA VEDOVA DEL PILOTA PAOLO PIERO FRANZESE DIFENDE LA MEMORIA DEL MARITO

   Il maggiore pilota Paolo Piero Franzese       Dolore ed amarezza per alcune “infondate” dichiarazioni rese alla stampa da lontani conoscenti

 

GRAZZANISE (Raffaele Raimondo) – Dopo il tremendo impatto dei due Tornado, che purtroppo il 19 agosto 2014 si verificò nei cieli delle Marche suscitando in tutt’Italia enorme sgomento, e quando furono resi noti i nomi dei quattro piloti deceduti, si seppe anche che la madre di Alessandra De Felice, moglie del maggiore Paolo Piero Franzese, era di origini grazzanisane. Adesso la vedova

vive nel bresciano, a Montichiari, dove ha trascorso il tempo di sposa felice col suo Paolo, e da lì ha voluto scrivere una lettera girata ai giornali dall’Ufficio Pubblica Informazione del 9° Stormo “F.Baracca” di Grazzanise. La signora Alessandra non ha assolutamente rivelato alcun particolare riguardante il disastro, ma ha soltanto inteso difendere la memoria dell’amatissimo marito per i motivi che ha così spiegato: “Nei giorni successivi al tragico incidente, io e la famiglia di Paolo, logorati dal dolore e ancora in uno stato di shock, abbiamo deciso di chiuderci nel silenzio. Questo ha fatto sì che la stampa desse voce soprattutto ad ignari, a lontani conoscenti, a persone assolutamente estranee alla nostra vita, le cui dichiarazioni, di discutibile interesse, erano completamente infondate. In qualità di moglie, sento il dovere di raccontare la vera essenza di Paolo a tutti coloro che non hanno avuto il privilegio di incontrarlo sulla propria strada”. Il testo della lettera non cede affatto all’idea di citare espressamente le informazioni pubblicate che, all’indomani della tragedia, aggiunsero ulteriore amarezza alla sua angoscia, ma si limita a tracciare, con nostalgica e profonda commozione, il brillante profilo professionale del marito e a raccontare tante e tante vicende del loro feeling coniugale. Veramente struggenti le righe conclusive: “Paolo amava dedicarsi agli altri, amava la fotografia, la buona tavola, cucinare, viaggiare, e aveva il culto del caffè, quello che solo a Napoli sanno fare, unica eccezione quello fatto da lui! Amava la sua famiglia, adorava me e il nostro piccoletto, che il 4 settembre del 2013 è venuto al mondo, arricchendo la nostra famiglia. Paolo è stato un padre eccezionale, dal cambio pannolini alla preparazione delle pappe era amorevole, pratico ed efficiente quanto una madre e con sua immensa soddisfazione la prima parola di nostro figlio è stata “papà”. In tre ci sentivamo una squadra ancora più forte, abbiamo vissuto undici mesi di indescrivibile felicità. Il nostro piccolo angelo aveva completato la nostra dimensione familiare. Paolo ha lasciato un vuoto incolmabile come marito, come padre, come figlio, fratello, amico e collega. La sua scomparsa è per me un dolore insostenibile. Il mio rammarico più grande è che Federico non avrà la fortuna di poter essere cresciuto da un formidabile papà, la mia speranza adesso è che un giorno sarà un uomo altrettanto formidabile, proprio come suo padre”. A leggere questa vibrante testimonianza, si deducono presto le ragioni per cui la vedova Franzese bene ha fatto a non rievocare esplicitamente le aggiuntive ferite che nel suo cuore avranno provocato le notizie o le illazioni diffuse dai “lontani conoscenti”. D’altronde si sa a quali pochezze talvolta giunge, specialmente a seguito di fatti eclatanti, la voglia di protagonismo di alcuni che, lungi da ogni dovuto rispetto, non esitano a ricostruire con estrema leggerezza situazioni che conoscono appena o perfino ad infangare la reputazione di coloro che sono già schiacciati dal dolore e bisognosi solamente dell’umana solidarietà.

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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