La scuola per tutti.
Prof.ssa Angela Nespoli
È proprio della funzione docente conoscere e riconoscere le mutevoli esigenze degli alunni, aiutarli e guidarli adeguatamente, calibrando la propria opera di educazione e istruzione; riconoscendo i loro bisogni, offrendo agli alunni il vantaggio di raggiungere gli obiettivi che per loro sono stati prefissati. Ciò richiede da parte del docente attenta sensibilità , nonché specifiche competenze, soprattutto in ambito comunicativo-relazionale, ma anche organizzativo-progettuale-didattico, al fine di individuare situazioni particolari e intervenire adeguatamente.
Come recita la direttiva del 27 dicembre 2012, “in ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio socio-culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua” e si deduce che l’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. Per disturbi evolutivi si intendono, dunque, oltre i disturbi specifici dell’apprendimento, anche deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, dell’attenzione, dell’iperattività , compreso il funzionamento intellettivo limite. Tutte queste differenti problematiche non prevedono la figura dell’insegnante di sostegno, ma un impegno da parte di ciascun docente curricolare e di tutto il team di docenti coinvolto. Dunque, i docenti devono attrezzarsi per prendersi cura al meglio di ogni alunno. Di fondamentale importanza diviene sicuramente il tempo che il singolo docente impiega nel supportare in tutti sensi gli alunni. Non dimentichiamo che ogni alunno incontra durante il suo iter scolastico delle difficoltà nell’apprendimento o nella relazione con i docenti. Le caratteristiche individuali, al di là di qualsiasi etichetta diagnostica, devono essere considerati un principio guida per la definizione della didattica anche se, purtroppo, molto spesso, la teoria non si concilia bene con la pratica. Non dimentichiamo che Einstein era dislessico e ha imparato a leggere a nove anni, ma tutto ciò non gli ha impedito di diventare uno dei più grandi scienziati. Oggi, la soluzione esiste perché la scuola ha la consapevolezza che ogni ragazzo ha un suo modo di essere, e quindi può inserirsi nel contesto classe e superare ogni difficoltà grazie alle nuove metodologie didattiche, per citarne una delle più attuali: la didattica inclusiva, che prevede l’uso di materiale didattico fruibile senza problemi da parte di tutti, dedicando più tempo ai ragazzi fornendo loro compiti diversificati e coinvolgenti. L’uso dei video ad esempio, può integrare il testo con l’immagine e rappresentare uno strumento accattivante per tutti ragazzi. Non dimentichiamo, infine, che ogni insegnante ha davanti a sé una classe con le sue diversità che rendono unico e irripetibile ogni alunno ed unica ed irripetibile ogni classe; questo è il crogiolo in cui l’apprendimento di ciascun alunno avverrà , per alcuni aspetti, ancora in modo misterioso.
Prof.ssa Angela Nespoli
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