8 marzo: festa della DONNA-La mimosa non basta più!

 MIMOSA 1

 

C’è qualcosa di ambiguo in questa festa, in questo scialo di mimo­se. Se dobbiamo ancora dedicare una Giornata per proclamare i dirit­ti di più di mezza umanità, vuol dire che molte cose non funzionano ancora. Millenni di protervia maschile hanno formato uno zoccolo duro, che non accetta di essere frantumato. Di fatto, la vita di una donna conti­nua a disegnarsi in relazione a quella di un uomo. Nella vita parallela di un uomo e di una donna, scambi, relazioni, viaggi, carriera, successo, mostrano dislivelli di potere tutti a favore dell’uomo. Professioni centrali come potere, politica, magistratura, giornalismo, banche, economia sono ancora per nove decimi presidiate dagli uomini. Ancora oggi, le donne italia­ne sono un gran serbatoio di manodopera, che si apre o si chiude secondo il beneplacito degli uomini. L’importante è che la donna sia disponibile, sottomessa, e che si uniformi ai modelli maschili, perché – si dice – le femmine «non sono nate per comandare».

 

I gravi problemi del nostro tempo parlano con voce di donna. La disgregazione sociale non si risolve con il carcere per i tossicodipendenti né con le sanzioni repressive e nemmeno con i vigilantes messi a presidiare i quartieri ricchi. L’ingresso delle don­ne nelle zone forti delle decisioni civili è l’unico modo per costruire un tessuto sociale più compatto. Le donne sono più attente alle disfunzioni e alle smagliature della città. Per superare i ritardi buro­cratici, lo sperpero amministrativo, l’immoralità fiscale, occorre un impegno di donna. In queste donne – che vivono in media otto anni più degli uomini ed invecchiano dentro e fuori più tardi – anche il confine della loro menopausa si è fatto più sfumato rispetto al burrone di molte andropause. La demografia avverte che nascono più donne e muoio­no meno donne.

 

La caduta di attenzione agli altri è evidente; ed è una caduta dovuta alla secchezza dei sentimenti. Gran parte dell’esisten­za trascorre dentro una sola dimensione: quella economica. Il recu­pero delle molte dimensioni (dolcezza, ascolto, accoglienza…) è in molte parti femminile. La donna, la madre, ha più capacità di preoc­cuparsi dei deboli, dei malati, dei giovani, ed è più portata a pensare a sé e ai figli ma anche agli altri infelici; è più attenta a risparmiare, non solo nell’economia domestica, ma anche nella cosa pubblica, nell’am­ministrazione, nella politica.

 

Come è fragile questo ramo di mimosa! Domani, già si spollina tra le mani di un uomo. La mimosa sì, ma non la donna. Bisognerà trovare un altro simbolo e un’altra pianta. La quercia! Sì, sono querce queste ragazze nuove. Esse sono querce, nonostante gli ultimi agguati di certe leggi e di certi uomini. Sarà difficile cancellare secoli di spavalderia maschile. Per i sociologi, proprio l’emancipazione delle donne, ha risvegliato gli istin­ti brutali del maschio: il vestito all’uomo non più padrone sta troppo stretto e molto spesso finisce con il romperlo. Forse è questa la chia­ve del problema: nella nostra società emancipata, l’uomo può ritor­nare a essere il padre-padrone? Per fortuna, non tutti gli uomini sono violenti. Noi amiamo le donne anche con i nostri occhi, con le nostre emozioni, con le nostre paure, e le guardiamo avanzare faticosamen­te, felici dei loro parziali successi, mai rassegnate alla sconfitta. Auguri a voi, donne di ogni lingua, razza, colore, religione!   

 Franco GALEONE

 

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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