S. LEUCIO. NELLA CHIESA DI SAN FERDINANDO RE, S. E. MONS. SALVATORE VISCO, VESCOVO DI ISERNIA, HA CELEBRATO LE NOZZE DI PAOLO SPALLIERI ED AUGUSTA CIARAMELLA.
Nozze da favola a S. Leucio: qui, nella stupenda Chiesa dedicata a San Ferdinando Re ed incastonata nell’incantevole Belvedere, parte integrante della storia del Real Sito, Paolo Spallieri ed Augusta Ciaramella hanno pronunciato, alla presenza di Dio, davanti alla Chiesa riunita, a S. E. Mons. Salvatore Visco, Vescovo di Isernia, che ha presieduto la celebrazione eucaristica, a don Osvaldo Castiglione, Cappellano della Questura di Foggia, don Francesco Rinaldi della Diocesi di Isernia e don Peppino Sciorio, Parroco in Cancello ed Arnone, concelebranti, ai testimoni, Antonio e Margherita Spallieri, Pietro Ciaramella ed Annamaria Nasta (… fratelli degli sposi con rispettive consorte e fidanzata), il fatidico ‘sì’ che ha suggellato un amore cresciuto giorno dopo giorno e, nello stesso istante, dato inizio alla formazione di una nuova famiglia, gettato le fondamenta per vivere una nuova vita insieme, uniti per sempre nell’amore, fedeli al patto coniugale e l’impegno ‘a nutrire ed a sviluppare il loro vincolo di comunione nell’uguaglianza della dignità , nella mutua dedizione, nell’amore indiviso che scaturisce dalla fonte della carità ’. Lo sposo, accompagnato sull’altare dalla mamma, N. D. Celeste Scervino, vedova Spallieri, sensibilmente emozionato, rimaneva in trepidante attesa della sposa. Preceduta dalla mamma, prof.ssa Fernanda Dell’Aquila, attenta ad ogni minimo particolare, finalmente Augusta, radiosa, per nulla emozionata, fasciata in un lungo abito bianco confezionato da un noto atelier, un lunghissimo velo bianco che scendeva dalla testa ed un bouquet d’autore, sottobraccio al papà , Questore, Comm. Biagio, mai visto così commosso, elegantissimo nel completo blu da cerimonia, capo unico, che Adriano Simone, principe d’haute couture gli ha ricamato addosso, faceva il suo ingresso in Chiesa, sobriamente addobbata da boccioli di rose bianche che spiccavano anche all’esterno, accolta da uno scrosciante applauso da parte dei parenti ed amici presenti e dalle armoniose note e parole dell’Ave Maria di F. Schubert di un celebre quartetto. Quindi una celebrazione bellissima ed un’omelia profonda, intensa, illuminante pronunciata da S. E. Mons. Salvatore Visco che, prima del sacro rito, ha rivisto dopo anni – s’erano lasciati dopo aver frequentato insieme il seminario partenopeo – i confratelli don Battista Marello e don Peppino Sciorio con i quali ha rammentato i tempi andati e commentato l’attuale vita della Chiesa. Mons. Visco ha ripercorso la vita del cristiano a partire dal sacramento del battesimo di cui ha ricordato ed evidenziato il significato. Quindi ha sottolineato che ‘quando si viene in Chiesa per celebrare il rito del matrimonio nel quale sono racchiusi doveri e compiti grandiosi non bisogna mai dimenticare che il matrimonio è segno efficace della grazia di Dio che il Signore manifesta agli sposi i quali, cristianamente, ogni giorno, devono esprimere il proprio <sì> al Signore; vivere la nostra esperienza umana è tendere a diventare santi non a parole; il grande compito degli sposi è alimentare, predicare il Vangelo nelle case, nella famiglia, nella quotidianità dei rapporti interpersonali’. Alla sacra cerimonia, immortalata dai flash di Donato, Franco e Paolo, big dell’arte fotografica, è seguito un gran ricevimento presso una elegante villa nella vicina Casagiove dove tutti i convenuti (… notati gli industriali Giovanni Calcagni, Raffaele Coppola e Giustino Galasso con le gentili signore, la cara ed affettuosa famiglia Pennavaria (Vittorio, Anna, Concetta e Gaetano), gli zii Giuliano e Grazia Barbaglia con Martina, Maria Ciaramella con Antonella e Teresa, Pietro e Concetta Ciaramella, Franco e Concetta Suraci con Anna, Antonio e Paola, ed ancora Antonio e Rosaria Madonna, Tonino e Rosa Manzella, Pierluigi ed Olimpia Pozzuoli, Pasquale e Marzia Picone con Francesca, Antonio Bruno e Giovanni Flagiello con le care signore) hanno potuto gustare musica da camera da un quartetto (due violini, una viola ed violoncello), tutte le specialità preparate dallo chef, la varietà di confetti preparati per l’occasione dal celebre Claudio Papa ed infine godere un fantasmagorico tripudio di fuochi pirotecnici che, esplodendo, intendevano essere di auspicio, di colorare con la varietà di colori che brillavano la nuova unione (…’costruite una vita santa, che ne abbiamo bisogno’ ha esortato don Battista) e di illuminare dall’alto i primi passi della nuova famiglia come – ci sia consentita, non vuole essere irriverente, la similitudine – la ‘luce dei ceri sui candelabri che illumina la vita e la via degli sposi’.