8 marzo: 105^ ricorrenza della ‘Giornata Internazionale della Donna’!
di Paolo Pozzuoli
La mimosa, fiore simbolo della donna, colorata di un delicatissimo giallo, si è tinta di rosso sangue l’antivigilia della Giornata internazionale della donna. Si aggiunge così una nuova vittima, l’ennesima donna (… e ogni volta che si è verificato e ripetuto un tragico evento similare ci siamo, fra l’altro, sempre augurato che resti l’ultimo della lunga scia di stragi, inenarrabili, raccapriccianti), alle 129 operaie, dipendenti di una azienda tessile, morte per un incendio scoppiato all’interno dell’azienda stessa mentre erano riunite in sciopero, che vengono ricordate e commemorate dal 1910 quando, l’8 marzo, venne proclamata  ‘Giornata Internazionale della Donna’. Dunque, ancora un episodio di violenza, l’ennesima vendetta, un ultimo accanimento contro una donna, una moglie, rea di aver preso – come raccontato – le distanze dal marito. Che, scosso per la fine di un amore e, probabilmente, tormentato dal tarlo della gelosia rimuginava pensieri di vendetta. Una vendetta da lavare con il sangue, sfumato e naufragato ogni eventuale tentativo di ricucire un rapporto ormai compromesso, deteriorato, al punto da vanificare una riconciliazione e, con essa, un ritorno fra le mura domestiche. Ed è il momento dei sociologi, degli psicologi, dei tuttologi che entrano in ballo elucubrando, pontificando. Non ce n’è uno che non sia un maître à penser, pronto ad esternare, a sciorinare la personale dottrina. Quasi tutti però concordano su almeno due particolari: a) la colpa è sempre degli altri (della società , della chiesa, della famiglia, della mancanza di lavoro); b) l’imprevista emancipazione della donna che, rendendola indipendente dall’uomo – sia esso genitore, marito, suocero – l’ha spinta a prenderne le distanze: un affronto per il maschio che, sentitosi orgogliosamente offeso, cova vendetta spietata, sempre attuata con efferata violenza. Allora, è d’uopo chiedersi e chiedere: serve ancora attualizzare il rito celebrativo della ‘Giornata Internazionale della Donna’?. Ci viene incontro e ci conforta il carissimo, impareggiabile don Franco Galeone con un illuminante commento: “la cosa più immediata ed evidente è la caduta di attenzione agli altri, una caduta dovuta alla secchezza dei sentimenti; infatti, gran parte dell’esistenÂza trascorre dentro una sola dimensione: quella economica; il recuÂpero delle molte dimensioni, dalla dolcezza all’ascolto, all’accoglienza …, si colora di rosa: è in molte parti femminile; la donna, la madre ha più capacità di preocÂcuparsi dei deboli, dei malati, dei giovani, ed è più portata a pensare a sé e ai figli ma anche agli altri infelici; è più attenta a risparmiare, non solo nell’economia domestica, ma anche nella cosa pubblica, nell’amÂministrazione, nella politica; per le donne c’è un solo rischio, costante e determinante: quello di tutte le celebrazioni; se ne parla più o meno correttamente un giorno, si ricevono auguri, rami di mimoÂse ed altro, si partecipa a una manifestazione e si ha l’impressione di contare di più; poi vien la sera, calano i sipari e tutto torna come prima; è, indubbiamente, un rischio: da affrontare e da combattere; e comÂbatterlo vuol dire trasformare il ricordo dell’8 marzo in processi di cambiamento, vuol dire avere il coraggio di accettare la propria situaÂzione di donne come una realtà che va riscattata da secoli di ingiustiÂzie, di incomprensioni e di pregiudizi; e l’impegno non è facile; ce la faranno le donne a trasformare questa Giornata, memorabile, in una riflesÂsione sulla condizione femminile? ce la faranno a richiamare su queÂsti temi l’attenzione degli uomini sia nella Chiesa che nella società ? è questo il grande interrogativo ed insieme la sfida; ma, se le donne ce l’hanno fatta fin qui, sono convinto che ce la faranno ancora; le tante donne coraggiose di ieri e di oggi ne sono una promettente premessa e speranza sicura; il Signore le benedica e dia loro successoâ€.
Paolo Pozzuoli