25 aprile 2013:68° Anniversario della Liberazione
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È ritornato il 25 aprile. Per la Storia della nostra Repubblica, è la ricorrenza del sessantottesimo ‘compleanno’ della Liberazione. Un anniversario che, come tradizione vuole, viene celebrato in tutti i Comuni. Si è tentato, considerato il tempo trascorso, di sminuirne il significato, di immenso valore etico, civile e storico che viene attribuito all’odierna giornata. Per dimenticare e/o per non tramandare il ricordo? È difficile dare una risposta! Una cosa è certa: i segni, indelebili, stanno lì, ben visibili, e le ferite, le ferite non si sono affatto rimarginate in coloro i quali, ancora in vita, negli anni precedenti il 25 aprile del 1945 sono stati costretti a subire ogni sorta di angherie, sofferenze, perdite di persone care provocate da un’alleanza imposta che ha poi avuto un epilogo scellerato e sacrilego. Certamente sono rimasti vivi nella mente di quanti hanno ascoltato il racconto – niente a che vedere con il mondo inventato di giochi di guerra, a volte condito con crudi particolari, frutto incolto ed amaro, di viva fantasia – dei reduci, dei superstiti e dei sopravvissuti a cotanto scempio. Laddove però le menti dovessero obnubilarsi ed i ricordi gettati alle ortiche ci confortano la Storia ed i consequenziali insegnamenti che, grazie alle ricerche certosine, serie e compiute effettuate da studiosi di specchiata onestà morale ed intellettuale, ci consentono di avere piena coscienza, di poter rivivere ogni minimo momento di quei tragici eventi, di trasmetterli, tramandarli per continuare a testimoniare le gesta, i sacrifici – soprattutto quelli estremi – dei nostri cari che si sono immolati per donarci uno Stato democratico libero che non hanno avuto il piacere di conoscere e del quale c’è oggi chi ne usa ed abusa. Sono questi i valori veri sui quali vanno poggiate le fondamenta per edificare una società non di facciata, sui quali contare e riferirsi costantemente, senza stancarsi. Sono valori che non consentono di rimuovere, di cancellare i ricordi. Non c’è più bisogno, come in passato, di sentire né di leggere i resoconti degli inviati di guerre spesso inventati, spesso zeppi di particolari buttati giù per tenere desta l’attenzione del lettore. Oggi, di ogni focolaio, di ogni scintilla che alimenta una guerra, in qualsiasi parte del globo terrestre si verifichi, siamo testimoni comodamente seduti sulle poltrone di casa nostra. Durante e dopo, per quel senso di antica catarsi che ci portiamo dentro e di una  autoredenzione falsa ed ipocrita che qualche volta freme per affiorare, ci sobbarchiamo ad estenuanti viaggi intendendo contribuire a porre termine alle faide ed alle lotte intestine, somministrando generi di prima necessità , fornendo dignitosi aiuti umanitari ed assicurando con una presenza attenta e meticolosa conforto e speranza nel futuro. Nell’ottica di una invocata austerità , vogliamo augurarci che la giornata odierna sia innanzitutto sentita, adeguatamente celebrata e commemorata, un vero giorno di Festa, di tutti indistintamente. Insomma, siamo tutti chiamati a vigilare perché non scada a livello di una spocchiosa sagra paesana. Intanto, riflettendo sulle crisi a tutto tondo vissute nell’ultimo periodo, sembra che il tempo si sia fermato al 25 aprile del 2012, al 67° anniversario della Liberazione. Quanto detto allora dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in tema di unità nazionale, di dialogo, di responsabile collaborazione, di progetti per costruire al fine di affrontare e superare le gravi difficoltà finanziarie, economiche e sociali riconducibili a troppi ritardi e carenze nello sciogliere nodi strutturali e istituzionali, di ridurre la spesa pubblica, è attuale. Dopo aver ascoltato e raccolto, per l’amore che ha sempre portato alla Nazione, per senso del dovere e spirito di servizio – perché l’Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno – il grido di dolore di quanti l’hanno pregato di non abbandonare la Presidenza, si è limitato a richiamare (… non fosse stato Non fosse stato il personaggio che tutti abbiamo imparato a conoscere e ad amare, di specchiata onestà morale ed intellettuale, solida cultura, imparziale, garante della Costituzione, maestro di democrazia e pontefice dello Stato, forse avrebbe detto ‘questa è la nostra Italia, la nostra Patria, chi contesta spudoratamente e/o non è d’accordo si può accomodare, libero di andare altrove’) tutte le forze politiche a prendersi con realismo le loro responsabilità . |