14 maggio 2023 – VI Domenica di Pasqua (A)La Chiesa non è un ghetto, un ricovero di “anime belleâ€

14 maggio 2023 – VI Domenica di Pasqua (A)
La Chiesa non è un ghetto, un ricovero di “anime belleâ€
La domenica “della testimonianzaâ€
1) Questa breve pericope, presa dal discorso dell’ultima cena, ci mostra un Gesù premuroso con gli apostoli, che egli consola: “Non vi lascerò orfani!â€. Davvero Gesù conosce i nostri bisogni affettivi! Davvero Gesù fa convergere tutto sull’amore: “Se mi amate … Questi mi ama … Chi mi ama sarà amato dal Padre mioâ€. Come amare questo amabile Gesù? Solo commovendosi? Molti lo hanno pensato, e ne è venuta fuori una religiosità sentimentale, un fumo senza fuoco. Ma Gesù è stato molto esplicito: “Se mi amate, osserverete i miei comandamentiâ€. Ecco il fuoco! Gesù è venuto per sradicarci dall’uomo vecchio, con strappi e dolori che solo l’amore per Lui può rendere sopportabili. L’amore trasformato in mera commozione è una caricatura del serio e radicale rinnovamento di pensieri ed opere: “ama et fac quod vis!â€. Ecco la vera figura del credente: non un precettato, un obbligato a portare pesi, ma un chiamato, un invitato a entrare in comunione di amore. Quando si leggono brani evangelici come questo, si ha l’impressione di stare in cielo più che in terra. Nel Vangelo di Giovanni, il credente è uno che non è orfano, che non vive ripiegato su di sé.
2) Con dolcezza e rispetto. Sono parole contenute nella lettera di Pietro, per il quale la fede non è propaganda o pubblicità o proselitismo, peggio, aggressione verso i non credenti, ma è testimonianza della propria fede, fatta “con dolcezza e rispettoâ€. Ci sono modi di ostentare la propria fede che sono offensivi. Si può usare la fede come un randello. Visto che la società diventa sempre più laica e indifferente, dobbiamo imparare a essere più rispettosi. Il Signore si è messo accanto all’uomo, non ha imposto le sue verità , è entrato nella disperazione del paralitico, del padre a cui è morta la figlia, della samaritana dalla vita agitata … La vita del Signore non è la predicazione di una dura filosofia, ma è un viaggio accanto all’uomo.
3) I primi cristiani hanno convertito il mondo perché erano una “minoranza lieta e contagiosaâ€; noi siamo una “maggioranza silenziosa e rassegnataâ€. Abbiamo un immenso potere, quello del nostro esempio, come Francesco di Assisi: “Andiamo a predicare in città !â€. Egli attraversò tutta Assisi, con gli occhi bassi, il cappuccio tirato sul capo, le braccia nelle maniche, a piedi scalzi, senza dire una parola! Noi piangiamo la Chiesa del silenzio, la crediamo lontana, dietro la cortina di ferro o di bambù … e invece la cortina d’indifferenza fa della nostra Chiesa un ambiente amorfo. Ha scritto l’abate Roberto de Lamennais: “Il secolo più malato non è quello che si appassiona per l’errore, ma quello che trascura e non ricerca la verità â€. È vero: l’italiano oggi non è ateo, è semplicemente indifferente! Buona vita!
Le Sante Radici – ×”×§×“×©×™× ×”×©×רשי×
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