“Piano Regionale rifiuti speciali: contrastare lo smaltimento illegale garantendo la sostenibilità, il rispetto delle norme, la riduzione e l’autosufficienza”. Schifone: “Un Patto politico-gestionale”.

                                                         COMUNICATO STAMPA

Note di sintesi del

PIANO PER LA GESTIONE INTEGRATA E COORDINATA DEI RIFIUTI SPECIALI PERICOLOSI

E NON PERICOLOSI

IN CAMPANIA

(D.G.R. Campania n. 1826 del 18/10/2007)


Obiettivi della pianificazione e criteri per la definizione degli scenari e degli interventi

Obiettivi

Gli obiettivi del Piano Regionale di Gesione dei Rifiuti Speciali (PRGRS), definiti sulla base dei  dati relativi alla situazione attuale della gestione dei rifiuti speciali in regione Campania, sono i seguenti:

  • garantire la sostenibilità ambientale ed economica del ciclo dei rifiuti, minimizzando il suo impatto sulla salute e sull’ambiente nonché quello sociale ed economico 
  • garantire che i rifiuti speciali siano dichiarati e gestiti nel rispetto della normativa vigente, con l’obiettivo di rendere nullo l’ammontare di quelli smaltiti illegalmente
  • ridurre la generazione per unità locale dei rifiuti di origine industriale e commerciale
  • tendere all’autosufficienza regionale nella gestione dei rifiuti speciali.

Tutti questi obiettivi sono perseguibili con successo attivando e/o potenziando le interazioni degli Enti competenti con i produttori di rifiuti, i trasportatori, i gestori degli impianti di trattamento e smaltimento, anche attraverso l’applicazione di accordi di programma e protocolli specifici.

Per un corretto dimensionamento delle potenzialità impiantistiche è necessario individuare sia la parte dei rifiuti speciali che attualmente è gestita in maniera appropriata e in accordo con la legislazione vigente, dentro o al di fuori dei confini regionali, sia la parte che è smaltita in maniera non corretta ed illegale, e che per tale motivo sfugge ad ogni forma di controllo e di monitoraggio. Minimizzare la quantità di questi rifiuti non gestiti secondo la legge è un obiettivo prioritario: essi sono infatti fonti potenziali di grave inquinamento ambientale e la bonifica dei siti in cui parte di essi sono stati, o sono ancora, sversati è essa stessa un processo complesso, a potenziale alto impatto ambientale, associato ad una produzione necessariamente ancora maggiore di rifiuti speciali in quanto all’ammontare di rifiuti illegalmente sversati si aggiunge quello delle matrici ambientali da essi potenzialmente contaminate.

Sulle diverse sorgenti di produzione di rifiuti speciali si deve necessariamente agire in maniera differente.

I rifiuti industriali devono essere ridotti in quantità e pericolosità applicando le migliori tecniche (procedure gestionali e tecnologie) disponibili (BAT=best available techniques)[1] innanzitutto all’interno degli stessi impianti industriali che li producono (sia nei cicli produttivi sia nelle sezioni di trattamento degli effluenti inquinanti) e poi negli impianti specificamente dedicati al trattamento dei rifiuti.

I rifiuti derivanti dalle operazioni di bonifica e dalle operazioni di rimozione di rifiuti abbandonati devono essere prima caratterizzati (non essendo a priori possibile conoscerne la tipologia e la pericolosità ambientale) e poi trattati/smaltiti nella maniera più corretta.

I rifiuti speciali da costruzione e demolizione e quelli di origine commerciale devono essere soprattutto efficientemente raccolti in maniera differenziata, per poter essere poi in buona parte inviati a recupero in impianti dedicati e quindi riutilizzati.

I rifiuti urbani pericolosi (RUP) devono essere sottratti al flusso dei rifiuti solidi urbani (RSU) per essere trattati adeguatamente in sicurezza e per evitare la contaminazione degli stessi RSU ed un conseguente aumento dell’impatto ambientale degli impianti destinati al loro trattamento e smaltimento.

Analisi dei fabbisogni  per tipologia di rifiuto e di impianto

Il PRGRS individua le seguenti linee di azione per la gestione dei rifiuti speciali prodotti in Regione Campania:

1. minimizzazione della gestione illegale e non ecocompatibile

2. minimizzazione della produzione e della pericolosità

3. massimizzazione del riutilizzo all’interno di cicli produttivi

4. massimizzazione del recupero di materiali e del loro riciclo

5. realizzazione di impiantistica di elevata affidabilità per le necessarie operazioni di trattamento e smaltimento.

A supporto della linea di azione 1, è fondamentale la realizzazione e l’adozione di un sistema centralizzato di raccolta, sistematizzazione, controllo e verifica delle informazioni sulla produzione, movimentazione, recupero e smaltimento dei rifiuti in Campania (si veda il paragrafo 5.4 della versione estesa del PRGRS). Tale esigenza ha trovato piena corrispondenza nella recente emanazione del decreto per l’istituzione del sistema nazionale di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI).

A supporto della linea di azione 2, sono previsti accordi e forme di incentivazione (si veda il paragrafo 5.5 della versione estesa del PRGRS) per l’adozione, in alcuni settori produttivi regionali, di procedure gestionali, soluzioni progettuali e tecnologie produttive o di abbattimento che, sulla base dei documenti BRef comunitari, consentano una riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti prodotti.

A supporto delle linee di azione 3 e 4, sono previsti accordi di programma volti a incentivare il riutilizzo di rifiuti speciali in cicli produttivi anche diversi nonché accordi volti a supportare la gestione di alcune categorie di rifiuti, soprattutto con l’obiettivo di una massimizzazione del loro riciclo (si veda quanto riportato nel paragrafo 5.6 della versione estesa del PRGRS).

La definizione della tipologia e del fabbisogno impiantistico per il trattamento ed il recupero dei rifiuti speciali, di cui deve dotarsi la Regione Campania per tendere ad una gestione autosufficiente, è riportata di seguito in queste brevi note di sintesi.

 Produzione complessiva (in t/a) di rifiuti speciali in Regione Campania nell’anno 2007

Provincia Produzione di rifiuti speciali non pericolosi esclusi i C&D Produzione di rifiuti speciali pericolosi Produzione di rifiuti speciali non pericolosi  da C&D

(stima)

Produzione di rifiuti speciali con CER non determinato Produzione di rifiuti speciali con attività ISTAT non determinata Produzione totale esclusi i C&D Produzione totale
AVELLINO 203.782 14.127   416 218.815  
BENEVENTO 71.977 10.163   6 163 82.325  
CASERTA 397.564 24.260   1.540 423.446  
NAPOLI 819.883 92.048   4 3.318 923.045  
SALERNO 438.626 30.458   5.540 475.758  
CAMPANIA 1.931.832 171.056 2.407.706 10 10.977 2.123.388 4.523.744

 

Si è definita la tipologia impiantistica di cui bisogna disporre in regione Campania con riferimento agli accorpamenti delle classi di rifiuti riportati nell’Allegato 5.1 della versione estesa del PRGRS. I dati e le informazioni ottenuti da altre realtà regionali e dalla principale letteratura di settore[2] sono stati associati ai risultati delle elaborazioni di cui ai capitoli 2, 3, 4 e 6, ed impiegati per definire se e quando, per fattori di scala e/o di flessibilità di esercizio, è necessario allocare alcuni trattamenti in un unico impianto e se e quando la dimensione di ciascun impianto debba preferibilmente essere di scala regionale, provinciale o sub-provinciale[3]. In particolare:

  • i processi di trattamento chimico-fisico e di trattamento biologico (preferibilmente  integrati per poter efficientemente trattare rifiuti quali percolati di discarica, scarichi da disidratazione ed emulsioni diverse), considerato il costo relativamente basso del trattamento stesso, vanno collocati in impianti dimensionati su base provinciale o anche sub-provinciale per ottimizzare economicamente ed ambientalmente i trasporti, come risulta anche dalle elaborazioni di cui al capitolo 6 della versione estesa del PRGRS. Possono quindi essere collocati all’interno di aree ASI con l’obiettivo di servire le aziende della singola ASI o di consorzi di ASI. La loro potenzialità può variare da alcune decine di migliaia di t/a fino a oltre 100.000t/a;
  • alcuni processi di pre-trattamento (quali stoccaggio, raggruppamento e cernita) devono essere realizzati in impianti dimensionati su base provinciale o sub-provinciale a servizio di alcune ASI, come anche esplicitamente richiesto in sede di pre-consultazione del documento programmatico[4], anche allo scopo di controllare meglio, e alla fonte, produzione e tipologia dei rifiuti inviati ai successivi trattamenti. Considerati i costi medi di trattamento e le potenzialità da trattare, è però necessario disporre di un unico impianto di scala regionale, tra l’altro già previsto da un accordo di programma nazionale con scadenza 2010, che si configuri come una piattaforma polifunzionale e preveda quindi, oltre ai pre-trattamenti sopra citati, anche i processi di miscelazione, mescolamento, riduzione di pezzatura, riconfezionamento, stabilizzazione-inertizzazione. E’ necessario che tale piattaforma sia dotata anche di discarica e di impianto di trattamento integrato chimico-fisico e biologico per poter far fronte alla varietà dei trattamenti, spesso sequenziali, cui si devono sottoporre diverse categorie di rifiuti;
  • i processi di trattamento termico per rifiuti pericolosi e non, potranno essere realizzati con tecnologia tradizionale di combustione in forno rotante o con tecnologie innovative di gassificazione[5]. In particolare, utilizzando una tecnologia come quella al plasma che consente schemi modulari, è possibile prevedere la realizzazione di impianti al servizio delle esigenze provinciali, con potenzialità da 100-200t/g. Una soluzione di tal genere risulterebbe anche più flessibile per la gestione dei rifiuti provenienti da operazioni di bonifica di siti contaminati, rendendo disponibile in prossimità delle aree da bonificare impianti in grado di trattarne i rifiuti risultanti;
  • i processi di recupero inerti da rifiuti da C&D devono avere una scala al più provinciale, eventualmente di potenzialità diversa, data l’elevata produzione (spesso non dichiarata) di tali rifiuti e la necessità di ridurre i trasporti, ad un tempo costosi e rischiosi (per la probabilità non nulla di un illegale mescolamento con rifiuti pericolosi, fino a che non sarà pienamente operativo il sistema di tracciabilità del SISTRI). Come è stato anche richiesto in sede di pre-consultazione sul Documento Programmatico, tali impianti andranno preferibilmente collocati in cave dismesse;
  • i processi di rigenerazione oli usati devono, sulla base del fabbisogno e dell’impiantistica esistente, essere condotti in un numero limitato di impianti dedicati, di cui valutare la potenzialità, sia per l’esistenza in regione di impianti adatti sia per l’esistenza di soluzioni valide in regioni limitrofe sia ancora per la possibilità di riutilizzare parte di questi materiali all’interno di altri cicli produttivi;
  • i processi di recupero solventi esausti devono, sulla base del fabbisogno e dell’impiantistica esistente, essere condotti negli impianti esistenti ed eventualmente in una sola nuova installazione regionale;
  • i processi di termodistruzione di rifiuti da attività sanitarie vanno anch’essi collocati in un unico impianto di scala regionale;
  • i processi di recupero di materia sulla base del DM 05-02-98, hanno a disposizione potenzialità già in parte definite dalle richieste di un mercato esistente e da realtà industriali già operanti, con dotazioni impiantistiche distribuite sul territorio nazionale e comunque già presenti in buona misura sul territorio regionale per alcuni settori, quali quello della carta, dell’alluminio e della plastica. Ad essi vanno pure aggiunti impianti industriali in grado di utilizzare all’interno del loro ciclo produttivo alcune tipologie di rifiuti speciali;
  • gli impianti di discarica, devono essere di ciascuna delle tre tipologie (per inerti all’origine, per non pericolosi e per pericolosi) e dovranno comunque ricevere solo rifiuti già trattati e/o inertizzati adeguatamente, e quindi preferibilmente essere inseriti all’interno o in prossimità di siti adatti a tali trattamenti. Il loro ruolo chiave ma anche le criticità ambientali del territorio richiedono che siano collocati sulla base di un trasparente processo di localizzazione (si veda quanto riportato nel cap.6 della versione estesa del PRGRS) che tenga conto della disponibilità di siti adeguati e delle esigenze delle infrastrutture impiantistiche del territorio, non escludendo soluzioni di trasporto (sicuro e “tracciato”) fuori regione/nazione per alcune tipologie di rifiuti pericolosi.

In definitiva, la tipologia di nuova impiantistica di trattamento di cui bisogna disporre in regione Campania è la seguente.

Scenari di sintesi con la definizione degli impianti da realizzare e delle potenzialità di trattamento

Scenario “stato-di-fatto”

Lo scenario “stato-di-fatto” è quello desumibile dall’esame del capitolo 4 della versione estesa del PRGRS. Si tratta di uno scenario caratterizzato da:

  • un’elevata quantità di rifiuti di cui non si riesce a seguire il destino e che quindi sono presumibilmente smaltiti illegalmente
  • un’elevata quantità di rifiuti inviati fuori regione per provvedere al loro trattamento e/o smaltimento
  • una limitata potenzialità di trattamento regionale, soprattutto per alcune tipologie di processi
  • una mancanza di impiantistica di conferimento finale in discarica.

 

Scenario “do nothing”

E’ lo scenario in cui ci si verrebbe a trovare senza nessuno degli interventi proposti in questo PRGRS. Le tipologie e le potenzialità di trattamento resterebbero quelle descritte nel capitolo 4 mentre le quantità di rifiuti speciali da trattare aumenterebbero, perlomeno con lo stesso trend di crescita applicato per l’industria nel Piano Regionale di Risanamento e Mantenimento della Qualità dell’Aria. Peraltro, ogni previsione sull’andamento futuro della produzione di RS dovrà tener conto  dei numerosi interventi di bonifica dei siti contaminati che interesseranno la regione Campania e che porteranno ad una notevole produzione di rifiuti che non è, ad oggi, prevedibile né in quantità né in tipologia.

 

Scenari futuri

Una stima precisa delle potenzialità degli impianti dovrebbe passare attraverso una definizione non solo delle tipologie di trattamento, come è stato implicitamente fatto definendo i gruppi di accorpamento omogeneo, ma anche delle tipologie tecnologiche tra quelle idonee ad effettuare ogni specifico trattamento. Infatti, solo definendo la tecnologia si può conoscere l’efficienza di separazione delle diverse correnti e le caratteristiche di ognuna di queste. Ad esempio, la termodistruzione si può realizzare tramite un forno a tamburo rotante ma anche attraverso un reattore al plasma. Nel primo caso le ceneri dai sistemi di trattamento degli effluenti gassosi dovranno essere ulteriormente trattate prima dell’invio a discarica. Nel secondo caso esse saranno già inertizzate all’uscita dell’impianto al plasma e non necessiteranno di ulteriori processi prima di essere riutilizzate come materiale da costruzione o per supporti stradali o essere inviate a discarica.

Sulla base di queste considerazioni sono individuabili diverse combinazioni, per tipologia e potenzialità, degli impianti di cui bisogna disporre in Regione Campania. Tra queste si ipotizzano di seguito due scenari programmatici, relativi all’impiantistica da realizzare in aggiunta a quella già esistente. Ciascuno degli scenari prevede alcune invarianti e si differenzia per alcune scelte tecnologiche o di potenzialità.

 Le invarianti sono le seguenti:

  1. centri polifunzionali di servizio per stoccaggi, riconfezionamento ed eventualmente trattamento chimico-fisico e biologico al servizio di ASI o istituendi consorzi di ASI. Le potenzialità dipenderanno dalle esigenze dei consorzi a cui sono dedicati. Considerato il fabbisogno minimo di cui alla tabella 5.3 della versione estesa del PRGRS è necessario disporre di una potenzialità complessiva di trattamento chimico-fisico e biologico di almeno 100.000t/a.
  2. una piattaforma polifunzionale comprensiva di sistemi di pre-trattamento di rifiuti liquidi e solidi; di sistemi atti a realizzare processi di miscelazione, mescolamento, riduzione di pezzatura, riconfezionamento, stabilizzazione/inertizzazione; di un impianto integrato chimico-fisico-biologico e che preferibilmente possa disporre di una discarica per rifiuti pericolosi e non pericolosi, comunque precedentemente sottoposti a trattamenti di inertizzazione.
  3. un reattore per trattamento termico di rifiuti pericolosi e non, di tecnologia da definire.
  4. un numero adeguato di impianti di recupero per rifiuti da C&D, da collocare su scala provinciale, allo scopo di minimizzare l’utilizzo di risorsa non rinnovabile, in accordo con quanto previsto dal Piano delle attività estrattive della Regione Campania[6]. La potenzialità aggiuntiva a quella degli impianti già attivi in Campania deve tener conto che il citato Piano delle Attività Estrattive prefigura come ottimale uno scenario che sia in grado di recuperare fino al 70% del quantitativo annuo di rifiuto prodotto da costruzioni e demolizioni. Non si ritiene quindi sufficiente un’impiantistica aggiuntiva pari al solo quantitativo mandato a trattamento fuori regione di cui alla tabella 5.6 della versione estesa del PRGRS, anche perché il costo del trasporto rende poco conveniente tale esportazione. Si propone pertanto, tenuto anche conto del fabbisogno di materiali per l’industria edile di cui al citato Piano delle Attività Estrattive, di realizzare impianti di recupero per rifiuti da C&D o di aumentare la capacità di trattamento di quelli già esistenti, fino ad arrivare ad una potenzialità complessiva di perlomeno 600.000t/a Un eventuale ulteriore aumento potrà essere definito in sede della prima revisione di questo Piano.
  5. un numero adeguato di impianti di discarica delle tre tipologie previste per legge. La volumetria occorrente per i rifiuti speciali da sole attività produttive o di servizio, in assenza di dati certi sui rifiuti da trattare e sulle tecnologie specifiche che verranno per essi adottate, può essere stimata assumendo un ricorso allo smaltimento definitivo in discarica nella stessa percentuale nazionale (si veda il cap. 2 della versione estesa del PRGRS ed il Rapporto ISPRA 2008), tenendo conto della densità media del materiale da smaltire e del rapporto quantitativo tra rifiuti inerti all’origine e rifiuti pericolosi e non. Sulla base dei dati riportati nelle tabelle 5.6 e 5.10, ed ipotizzando per i rifiuti da C&D la percentuale di riciclo massima riportata nel Piano delle Attività Estrattive (pari cioè al 70%), si ricava che, per poter soddisfare le richieste per un arco temporale di 10 anni, occorre una volumetria di 5.600.000m3 di discarica per rifiuti inerti all’origine, 2.400.000m3 per discarica di rifiuti non pericolosi e di 250.000m3 per discarica di rifiuti pericolosi. A tali volumetrie bisogna poi aggiungere quelle necessarie per rifiuti speciali generati dai trattamenti sui rifiuti solidi urbani. Tale stima, data l’assenza di informazioni precise per la pianificazione regionale per i RSU, ed in attesa di una Piano di Coordinamento tra Piano Rifiuti Urbani, Piano Rifiuti Speciali e Piano Bonifiche, è stata sviluppata sulla base di calcoli riportati per la realtà campana sulla letteratura scientifica internazionale[7]. Si sono ipotizzate due situazioni limite: A) scenario che ipotizza l’immediata realizzazione di termovalorizzatori e di impianti di digestione anaerobica, con una percentuale di raccolta differenziata del rifiuto urbano pari ad almeno il 25% su base regionale; B) scenario che ipotizza il persistere della situazione attuale per altri due anni fino a raggiungere, dal terzo anno in poi, una situazione come quella precedente. Nel caso A, e per un arco temporale di 10 anni, occorrono 11.000.000m3 distinti in circa 900.000m3 per rifiuti inerti all’origine, 8.200.000m3 per rifiuti non pericolosi e 1.900.000m3 per rifiuti pericolosi (comprensivi delle ceneri volanti da termovalorizzatori già inertizzate). Nel caso B, e sempre per un arco temporale di 10 anni, occorrono 14.300.000m3 distinti in circa 850.000m3 per rifiuti inerti all’origine, 11.900.000m3 per rifiuti non pericolosi e 1.550.000m3 per rifiuti pericolosi (comprensivi delle ceneri volanti da termovalorizzatori già inertizzate). Operando nell’ipotesi più conservativa (cioè la B che comunque ottimisticamente assume il completamento di termovalorizzatori e digestori anaerobici entro due anni), occorrerebbero per un arco temporale di 10 anni: volumi di discarica per rifiuti inerti all’origine pari a (5.600.000+850.000=) 6.450.000m3; volumi di discarica per rifiuti non pericolosi pari a (2.400.000+11.900.000=) 14.300.000m3; volumi di discarica per rifiuti pericolosi pari a (250.000+1.550.000=) 1.800.000m3, dove quest’ultimo dato è comprensivo delle ceneri da termovalorizzazione già inertizzate a bocca di impianto. In alternativa, si può tenere conto che è pratica comune di qualsiasi moderno impianto di termovalorizzazione di rifiuti urbani adottare opportuni trattamenti di separazione, immobilizzazione e inertizzazione delle ceneri volanti: in tal caso, considerando opportunamente il conseguente incremento massico e volumetrico, la massima parte di tali rifiuti è da classificare con il codice CER 19.01.12  e, quindi, da inviare a discarica per rifiuti speciali non pericolosi. La ripartizione del fabbisogno di volumi di discarica per 10 anni diviene pertanto:

per rifiuti inerti all’origine: (5.600.000+850.000=) 6.450.000m3;

per rifiuti non pericolosi: (2.400.000+13.150.000=) 15.550.000m3;

per rifiuti pericolosi: (250.000+300.000=) 550.000 m3.

Scenario 1. Si prevede per questo scenario, assieme a quanto previsto ai punti A, D ed E, anche:

B1. una piattaforma polifunzionale, che operi in combinazione con i citati centri di servizio polifunzionali a livello delle ASI o consorzi di ASI. Tale piattaforma dovrà avere una potenzialità complessiva non minore di 120.000t/a, in grado di attuare tra gli altri i trattamenti di stabilizzazione/inertizzazione necessari per ceneri da impianti di combustione di rifiuti solidi pericolosi e non, come quelli di cui ai punti C1 e F1. In questa stima non sono tenuti in conto i rifiuti prodotti, probabilmente in quantità non trascurabile, dalle operazioni di bonifica recentemente deliberate dalla Giunta della Regione Campania[8].

C1. due forni rotanti per la termodistruzione per combustione di rifiuti pericolosi e non, dotati di adeguati sistemi di trattamento dei gas effluenti. La potenzialità prevista è di 40.000t/a per ciascuno di essi, in linea con quella di impianti simili operanti in Italia. Questa scelta, pur se venisse pienamente implementata, implicherebbe comunque un quantitativo rilevante di rifiuti inviati a impianti di trattamento termico fuori regione (si veda la tab. 5.5 della versione estesa del PRGRS).

F1. un forno rotante per la termodistruzione di rifiuti sanitari di potenzialità perlomeno pari al quantitativo di rifiuti sanitari attualmente esportato fuori regione, e quindi 8000t/a.

La successiva figura schematizza le principali soluzioni proposte per questo scenario.

Schema delle principali soluzioni impiantistiche dello Scenario 1

Scenario 2. Si prevede per questo scenario, assieme a quanto previsto ai precedenti punti A, D ed E, anche:

B2. una piattaforma polifunzionale, che operi sempre in combinazione con i citati centri di servizio polifunzionali a livello delle ASI o consorzi di ASI.  In tale scenario, la potenzialità complessiva di questa piattaforma potrebbe essere ridotta rispetto allo scenario precedente ma comunque non inferiore a 100.000t/a, in considerazione del fatto che le ceneri prodotte da sistemi di gassificazione ad alta temperatura (quali  quelli ad ossigeno puro o i sistemi al plasma) possono essere inviate direttamente a discarica senza preventiva inertizzazione in piattaforma.

C2. reattori di gassificazione per rifiuti pericolosi e non, in grado di trattare anche rifiuti derivanti da attività sanitarie. In questo scenario, considerate le tipologie e le scale di impianti simili, è possibile ipotizzare un unico impianto regionale con potenzialità di 90.000t/a (circa 300t/g). Si conserverebbe la possibilità di buoni ritorni energetici, inviando il gas di sintesi ad un motore endotermico, e si avrebbe il vantaggio di sottoprodotti solidi completamente inerti e riutilizzabili. Adottando una tecnologia di gassificazione al plasma si avrebbe l’ulteriore vantaggio di trattare anche rifiuti contenenti fibre di amianto e ceneri provenienti dai termovalorizzatori per rifiuti urbani nonché la possibilità di soluzioni modulari. Alcuni di questi gassificatori con tecnologia al plasma sono infatti proposti anche con moduli da circa 100t/g che possono essere espansi a potenzialità maggiori. Ciò rende proponibile anche la realizzazione di tre impianti al servizio delle esigenze provinciali, con potenzialità iniziale da 100t/g. Precisamente (si veda la tabella 5.5): uno per l’area napoletana (cui conferire anche la maggior parte di rifiuti da attività sanitarie), uno per quella salernitana ed uno per quella avellinese (cui conferire anche i rifiuti del casertano e del beneventano). Il vantaggio principale di questa soluzione è che l’espandibilità della potenzialità (in tempi brevi e con modalità che si dicono agevoli) potrebbe consentire di trattare i rifiuti provenienti dalle bonifiche dei siti contaminati regionali adeguandosi progressivamente alle quantità prodotte. Questa soluzione consentirebbe di ridurre i quantitativi di rifiuti da inviare a termodistruzione fuori regione.

La successiva figura schematizza alcune delle soluzioni proposte per questo scenario.


[1] Il termine “best available techniques” è definito nell’art. 2 (11) della Direttiva 96/61/EC sull’IPPC. In particolare, (pag. IX del BREF su Waste Treatments Industries) il termine “techniques” include sia la tecnologia usata che il modo in cui l’installazione è progettata, costruita, manutenuta, esercita e dismessa; il termine “available” indica quelle techniques sviluppate su una scala che ne consente l’implementazione nel settore industriale rilevante, in condizioni di fattibilità tecnica ed economica, tenendo conto di costi e vantaggi e, indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte in ambito nazionale, purché sussista una ragionevole accessibilità per l’operatore; il termine “best” significa la più efficiente per ottenere un alto livello di protezione dell’ambiente, considerato nella sua interezza.

[2]H. M. Freeman, Standard Handbook of Hazardous Waste Treatment and Disposal, 2nd Ed., Mc Graw Hill, 1997; European Commission – Integrated Pollution Prevention and Control. Reference Document on the Best Available Techniques for Waste Incineration. August 2006;         European Commission – Integrated Pollution Prevention and Control. Reference Document on the Best Available Techniques for Waste Treatments. August 2006; F.E. Woodard and Curran, Industrial Waste Treatment Handbook, 2nd Ed., Butterworth-Heinemann, 2006.

[3] Environmental Protection Agency. Decision Maker’s Guide to Solid Waste Management, vol. II, cap.8 (2006)

[4] Si vedano i verbali dell’incontro di preconsultazione con il pubblico sul documento programmatico svoltosi in data 1 aprile 2008 disponibili sul sito web della Regione Campania.

[5] Si veda, ad esempio, Orr D. e Maxwell D., A Comparison of Gasification and Incineration of Hazardous Wastes, U.S. Dept. of Energy, Final Report, DCN 99.803931.02, 2000

[6] Piano Regionale delle Attività Estrattive, Ordinanza T.A.R. Campania – Napoli – Prima sezione – n. 719 del 18/5/05.

[7] Mastellone  M.L., P.H. Brunner, U. Arena (2009).“Scenarios of Waste Management for a Waste Emergency Area: a Substance Flow Analysis”. J. of Industrial Ecology, 13/5:735-757

[8] Delibera della Giunta Regionale della Campania n. 59 del 28-01-2010.

“Quello di questa mattina è un appuntamento di enorme significato perché per la prima volta, in questa Regione, ed in materia di rifiuti un Piano si avvia in termini strategici e non emergenziali. Tant’è che da questo momento e fino al 30 Luglio è possibile presentare osservazioni e contributi al Piano stesso. Una cosa mi preme sottolineare: soltanto oggi sulla scorta dei dati forniti mi rendo conto che la questione dei rifiuti speciali è stata sempre decisamente sottovalutata a vantaggio di quella dei rifiuti urbani perché su 6,5 mln di tonnellate di rifiuti prodotti in Campania 4,5 mln sono speciali e 2 mln urbani ”. Così Luciano Schifone ha introdotto l’incontro fra l’Assessore all’Ambiente della Campania Giovanni Romano e i componenti del Tavolo Regionale del Partenariato Economico e Sociale allargato ai rappresentanti degli Enti istituzionali e dei settori interessati per avviare la fase di consultazione pubblica sul “Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Speciali”.

“Intanto bisogna chiarire una cosa – ha esordito l’Assessore – dire no all’impiantistica, sia per i rifiuti speciali che per i rifiuti urbani, significa dire si allo smaltimento illegale. Del resto i rifiuti urbani non sono nocivi e pericolosi, quella che è pericolosa invece è la loro mancata gestione”. Fatta la premessa l’Assessore ha cominciato a illustrare il Piano per i rifiuti speciali, non prima di aver sottolineato però che “per la verità il Piano era praticamente pronto già da tre anni ma era rimasto tristemente inutilizzato in un cassetto, noi l’abbiamo recuperato, aggiornato e come Giunta lo abbiamo adottato e pubblicato sul Bollettino della Regione”. “Ora comincia – ha continuato – la fase più significativa, quella di consultazione pubblica dalla quale ci aspettiamo contributi ed osservazioni da parte dei cittadini, delle associazioni e delle forze sociali in maniera tale che allo scadere del 60imo giorno esso possa essere approvato in Consiglio Regionale e diventare operativo. E’ chiaro però che anche per quanto riguarda il Piano per i rifiuti speciali il primo passaggio obbligatorio è quello della riduzione magari attraverso la concessione di incentivazioni alle aziende produttrici. Il Piano persegue anche altri quattro obiettivi: la sostenibilità ambientale ed economica che non può non tener conto anche del costo sociale; il rispetto della normativa vigente; l’autosufficienza regionale; la tracciabilità per impedire infiltrazioni malavitose. Discorsi validi anche per quanto attiene i rifiuti urbani e quelli pericolosi. Tutto questo è possibile però nella misura in cui il processo di smaltimento sia dei rifiuti speciali che dei rifiuti urbani si chiuda con l’impiantistica, sia quella di tritovagliatura che quella di termovalorizzazione, dal momento che la raccolta differenziata lascia comunque sul tappeto una quantità di rifiuti da smaltire. Tanto più che smaltimento ed impianti possono avere anche notevoli riscontri in fatto di occupazione e sviluppo, nonché di risparmi conseguenti alla trasformazione dei rifiuti in energia. Purtroppo per quanto riguarda i rifiuti speciali il problema maggiore nel definire in maniera precisa questo Piano lo abbiamo incontrato nella difficoltà di quantificazione e di caratterizzazione degli stessi”.

“Da questo incontro – ha concluso quindi Schifone – sono venute due proposte che meritano di essere approfondite: il ricorso a specifici studi di settore per la quantizzazione dei rifiuti speciali e la sottoscrizione da parte delle imprese produttrici e delle Istituzioni di un Patto che stabilisca un cambio di rotta a proposito dello smaltimento capace di impedire attraverso la tracciabilità, il controllo ed il contrasto il ricorso a pratiche illegali. Da qui l’esigenza che il Tavolo si riunisca entro 30 giorni per approfondire le suindicate proposte e approntare un documento di sintesi, da presentare all’Assessorato, dei contributi che i componenti del Tavolo nel frattempo faranno pervenire”.

 

 

Napoli lì, 09/06/2011

 

 

                                                                                               L’Ufficio Stampa

                                                                                             (Mimmo Della Corte)

Mattia Branco

Ho diretto, ho collaborato con periodici locali e riviste professionali. Ho condotto per nove anni uno spazio televisivo nel programma "Anja Show".

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